La prima intervista rilasciata da Marco Mancini, nuovo eletto Presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), al Corriere della Sera, fornisce chiare indicazioni sulle linee politiche del suo mandato. Il glottologo, rettore dell’Università della Tuscia dal 1999 (scadrà il prossimo anno), da un lato propone, per l’immediato, una mozione sulle quote rosa; dall’altro, per il futuro, dichiara che si dovrà consentire alle università di chiamare i professori che desiderano. In questo modo le sedi gareggerebbero nell’aggiudicarsi i migliori.
A esaminare il corpo docente, sia sul fronte della ricerca che su quello della didattica, dovrebbe essere l’Anvur (la neo-nata agenzia di valutazione nazionale). Così le università che hanno bene operato si vedrebbero confermare o aumentare le quote di finanziamento, mentre quelle che hanno operato male e fatto cattive scelte verrebbero punite con la diminuzione del budget. A pochi giorni di distanza, proprio questa seconda questione è riproposta sempre sul Corriere della Sera. Il filosofo Giuseppe Bedeschi acconsente alla proposta di Mancini a patto che venga abolito il valore legale del titolo di studio. Un’annosa proposta, quest’ultima, più volte avanzata e mai realizzatasi nel concreto.
Come non essere d’accordo sulle quote rosa? Come non desiderare che la legge ideata per le società quotate in borsa non entri anche nelle nostre università dove, a fronte di numerose professoresse, si contano poche presidi e un numero di rettori donne assolutamente simbolico? Le sedi che aderiscono alla Crui sono 81, il che significa 81 rettori. Solo 5 sono le donne: Cristiana Compagno (Università di Udine), Maria Chiara Carrozza (Università Sant’Anna di Pisa), Rita Tranquilli (Università di Teramo),Stefania Giannini (Università per Stranieri di Perugia), Lidia Viganoni (Università Orientale di Napoli). E se si va a sbirciare la composizione dei Senati accademici e dei Consigli di amministrazione delle singole università, se ne ricava un quadro del tutto analogo.
In realtà, la medesima richiesta di Mancini era già stata avanzata il 23 marzo proprio da Maria Chiara Carrozza che, in una lettera ai due candidati alla presidenza della Crui (Marco Mancini e Attilio Mastino), aveva caldeggiato, anche per le università, il vincolo del 30%. E’ auspicabile che il neo-eletto presidente, fatta sua l’istanza, la porti avanti in tempi brevi.
È più difficile, invece, concordare sul secondo punto. La Crui è stata accusata da più parti di non essersi sufficientemente opposta alla riforma Gelmini; di non avere fiancheggiato la protesta di chi è sceso in piazza (gli studenti) o è salito sui tetti (i ricercatori); di avere subito passivamente i pesanti tagli finanziari. E Mancini rappresenta la continuità rispetto alla linea politica degli ultimi anni in quanto a lungo segretario generale della stessa istituzione e braccio destro del precedente presidente, Enrico Decleva.
Il momento è molto delicato perché, ormai che il decreto è divenuto legge senza che i rettori si siano (voluti?/potuti?) opporre, c’è un’unica strada da percorrere per fare uscire il nostro sistema universitario dallo stallo: lavorare alla sua attuazione in tempi molto rapidi. Bisogna essere proprio dentro le università per avere idea della rivoluzione che si sta compiendo in questi mesi: dipartimenti che si accorpano e facoltà che si chiudono, requisiti minimi che cambiano di continuo e che costituiscono la conditio sine qua non per tenere aperto un corso di laurea, riscrittura degli statuti, procedure concorsuali nuove (che prevedono l’idoneità nazionale), riforma di tutti gli organi collegiali.
Cosa ci si aspetterebbe da una Crui che passivamente ha fatto passare la riforma Gelmini e che è rimasta lontana dalla protesta? Ci si aspetterebbe vicinanza con le singole sedi universitarie in affanno per concretizzare la legge in tempi da record. E cosa propone per contro il nuovo presidente? Auspica un sistema “americano” che è totalmente altro rispetto alla riforma Gelmini e che anzi, sullo specifico punto dei concorsi e del reclutamento, sta adirittura a significare la sua abolizione o il suo superamento… In questo momento, in altri termini: il caos.
Elle
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