Si parlerà del sito di Qumran e non più solo dei “rotoli del Mar Morto” (i più antichi scritti della Bibbia a noi giunti) trovati in una grotta vicina, che non è ancora chiaro se abbiano relazione col sito oppure no. Lo scopo della nuova ricerca, che si presenterà alla Camera mercoledì 18 alle ore 18, sarà proprio capire qualcosa di più di quel sito, gettando di conseguenza anche qualche luce in più sulla vicenda dei rotoli. Un’impresa così importante da mobilitare alla Camera il ministro Lorenzo Ornaghi, assieme al biblista Marcello Fidanzio, l’orientalista della Sapienza Lorenzo Nigro, il corrispondente Rai da Gerusalemme Claudio Pagliara (R.S.V.P. cerimoniale.adesioni@camera.it). Merita esserci, se siete a Roma.
La “vulgata” sui rotoli è oramai nota: sarebbero stati scritti dai pazienti monachelli di Qumran, gente appartenente alla setta degli Esseni con la quale aveva forse qualche rapporto persino Gesù. Monachelli che a un certo punto, in un momento di grande pericolo, avrebbero nascosto i loro rotoli nella grotta sui monti sopra il monastero. Questo è quel che ha pensato padre Roland de Vaux dell’Ecole Biblique di Gerusalemme quando scavò il sito negli anni Cinquanta del secolo scorso, e ciò che chiunque abbia visitato il sito si è sentito ripetere con tanto di effetti speciali al Visitor Center di Qumran. Luogo meraviglioso, avveniristico, e soprattutto dotato di grandiosa aria condizionata. Sono pochi quelli che poi, dopo un’ora al Centro, si azzardano ad affrontare la calura del Mar Morto per vedere coi propri occhi i resti del “monastero”. E al Visitor Center nessuno spiega che in realtà tra gli archeologi serpeggiano molti dubbi sulla natura del sito, e molti pensano che fosse invece una villa o anche altro. Di conseguenza, se monastero non fosse, bisognerebbe ipotizzare che sia stato qualcuno diverso dai monachelli a scrivere e nascondere i rotoli. Ora si può pensare di tutto perché i materiali dello scavo sono per buona parte ancora inediti. Le vicende politiche prima, e l’avanzata età dei monachelli francesi (reali questa volta) poi, hanno prorogato all’infinito l’indispensabile lavoro.
Ora i francesi hanno affidato a un italiano, Marcello Fidanzio che già insegna all’Ecole Bibllique e vi è stimato, lo studio dei materiali più importanti e delicati per capire qualcosa in più di Qumran: le ceramiche. Ci aiuteranno innanzitutto a datare il sito, e capire se è contemporaneo ai rotoli o no. E le tipologie delle ceramiche ci diranno forse qualcosa sulla sua vera natura. Le aspettative sono insomma altissime. L’annuncio alla Camera precederà solo di pochi giorni l’inizio del lavoro vero e proprio previsto per febbraio a Gerusalemme, nei magazzini del Museo Rockefeller dove i materiali di Qumran sono custoditi. Ci vorrà parecchio tempo prima che l’équipe messa assieme da Fidanzio potrà produrre dei risultati. Li attenderemo con ansia, e colmi d’italico orgoglio che ogni tanto proprio ci sta.
Effe
Segnalo che la data dell’evento non è il 19, ma (mercoledì) 18 gennaio.
Grazie. Corretto. Con mille scuse ai lettori per la svista