Riportiamo di seguito qualche dibattito un po’ datato ma sempre valido, per chi voglia ridere un po’ sulle follie che noi moderni sappiamo inventare quando millantiamo sapienza antica, o vogliamo far parlare di noi, usando a sproposito l’antico. Fa bene ricordare, ogni tanto. A mo’ di vaccino.
su Repubblica di ieri, giovedì 25 novembre (2010 n.d.r.), p.43, commentando il discorso del Papa sul preservativo, Marino Niola, noto antropologo del diavolo, alla fine di un contorcimento cerebrale stupefacente,che uno non si aspetterebbe nemmeno da Calderoli, ha prodotto, dal pulpito suororsolino, l’ennesimo barrito dei frequentatori del supermercato dell’Antico,sostenendo l’esistenza di un rapporto tra Afrodite Pandemos e la pandemia.
Dice il nostro maȋtre che le conseguenze dell’amore sono inseparabili: riproduzione e contagio…per questo, “…non a caso, i Greci designavano la dea della seduzione con l’attributo di Pandemia (sic!) lo stesso nome che noi diamo a un’epidemia senza controllo”.
Insomma, Afrodite Pandemos, che prendeva il nome dal fatto che Teseo aveva raccolto tutto il demos secondo gli eruditi ateniesi (p.es. Apollodoro, l’autore del peri theȏn, non l’omonimo della Biblioteca) o l’allegra comare che la dava a tutti (secondo una versione comica che risale al poeta Filemone commediografo di origine siracusana ma attivo ad Atene, ripresa da Nicandro di Colofone e riportata da Ateneo di Naucrati) è diventata, grazie alla sua epiclesi, che è un aggettivo (si badi) e dunque ha bisogno del sostantivo per essere contestualizzata, l’eponima dell’epidemia, da cui si rischia di essere contagiati se non si usa il preservativo, quello che chi si azzarda ad usare la storia greca per scrivere tali cazzate, nel senso letterale del termine, si dovrebbe mettere in testa per evitare la diffusione dell’epidemia.
Saluti,
Emanuele Greco 26 novembre 2010
