Siamo un gruppo. Archeologi, storici dell’arte, giornalisti. Un gruppo aperto. Ci piace l’antico e non solo per passione. Perché il passato è contemporaneo. Ogni età usa il passato per vivere il proprio presente, e lo fa in modo sempre nuovo e inedito. Dunque crediamo che non si possa capire davvero il presente senza indagare come usa il passato.
Conoscenza e memoria sono potere. È una frase fatta che contiene in sé una profonda verità. Chi ha il potere di scegliere il modo in cui una certa epoca o società guarda a se stessa e al passato, di plasmare la memoria collettiva, ha anche il potere di costruire il futuro. Dunque una conoscenza diffusa della storia, e una gestione il più possibile condivisa dell’uso pubblico della storia, sono presupposti indispensabili di uguaglianza e giustizia.
Oggi invece, nel nostro tempo sempre più privo del senso del tempo, l’informazione sull’antico è (volutamente, pericolosamente) limitata e spesso fuorviante. Noi Filelleni cerchiamo di porre un freno a entrambe le derive. Informando su ciò che accade al mondo e troppo spesso viene taciuto dai media. E quando, al contrario, l’antico diventa “caso mediatico”, cercando mettere ordine tra la pletora di informazioni, individuare la bussola e soprattutto analizzare i perché.
Vogliamo porci le domande che oggi troppo pochi si pongono. Andare oltre la pigrizia mentale diffusa tra i professionisti della ricerca come dell’informazione. Perché il passato – le molteplici vicende, parole, azioni di chi ci ha preceduto – chiede più rispetto e dignità. Chiede l’attenzione capace di andare oltre l’aneddoto e lo stereotipo, proprio come la meritano tutte le genti che popolano il pianeta. La multiculturalità non si misura solo nello spazio ma anche nel tempo.
Oltre lo stereotipo per la vera conoscenza. Questo, in estrema sintesi, è il programma dei Filelleni. Ambizioso e caparbiamente politico. Perché vuole stimolare tutti a riflettere sull’uso moderno del passato e la sua capacità di plasmare il futuro. E perché il passato, al pari dell’acqua l’aria la salute l’istruzione, è indispensabile alla nostra esistenza di cittadini del mondo. E’ un bene comune.
Perché ci chiamiamo Filelleni? Perché noi tutti amiamo la Grecia, antica e moderna. E perché, prima di noi, l’hanno amata i nostri predecessori (in senso culturale, ovviamente). Tutti, in un modo o nell’altro, hanno sempre guardato alla Grecia. L’aveva già scritto Cicerone, “noi siamo e saremo sempre considerati filelleni”.

Complimenti!
Grazie mille, Caro Rodolfo
Sono interessata a mettermi in contatto con voi e mettere a vostra disposizione la mia esperienza.
Pregevole iniziativa culturale e informativa che mi trova del tutto d’accordo, innanzitutto per l’amore che ci lega alla Grecia sia antica che moderna. Come dirigente del Centrum Latinitatis Europae (ma anche Grecitatis…) mi piacerebbe mettere in comune progetti ed esperienze.
http://cle.altervista.org