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Archive for the ‘Africa’ Category

APphoto_Mali FightingPare che non tutti i manoscritti dell’Ahmed Baba Institute siano andati perduti nel rogo della sua sede. Il Time ha intervistato alcuni funzionari dell’istituto a Timbuctu e il suo direttore a Città del Capo, e tutti hanno detto che l’anno scorso, prima dell’arrivo in città degli integralisti islamici a marzo, hanno provveduto a mettere la maggior parte dei loro tesori in un luogo sicuro. Nell’istituto sarebbe rimasta solo una piccola parte, per non far nascere troppi sospetti. Anche il sindaco di Timbuctu ha rivelato di essere stato messo al corrente dell’operazione.

E’ una bella notizia che non trova però molto spazio nella stampa odierna. Per due giorni si sono spesi fiumi d’inchiostro per gridare la tragedia ed esprimere la nostra giusta indignazione. Ora che l’allarme è, almeno in parte, rientrato, vogliamo per cortesia raccontarlo? Vogliamo cercare di ricostruire l’accaduto, per quanto possibile? Vogliamo fare il nostro mestiere davvero, nella cattiva ma anche nella buona sorte?

Effe

Aggiornamento del 1 febbraio 2013: ecco finalmente il racconto di come sono stati messi in salvo i manoscritti, oggi sul Wall Street Journal. Una bella storia. Congratulations!

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libri-al-rogo-2Dette così, paiono come le Tre Grazie o i Tre Tenori. Paiono una bella cosa. E invece no. La biblioteca di Sarajevo è stata bombardata da proiettili incendiari nel 1992. Quella di Timbuctu è stata data alle fiamme da chi prima l’aveva scelta come residenza, forse perché c’era l’aria condizionata. “Vandali” li ha definiti il sindaco di Timbuctu, “barbari” Tahat Ben Jelloun su Repubblica di oggi. E come chiameremo noi chi ha rubato oltre 4000 volumi dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli? Oggi per quella faccenda, i Carabinieri hanno eseguito altre sei ordinanze di custodia cautelare, e finalmente anche Marcello Dell’Utri è indagato per concorso in peculato, dopo che nel registro degli indagati era finita una sua stretta collaboratrice. Come dovremo chiamare noi questa gente, che si appropria di ciò che è di tutti? Avvoltoi, forse? O che altro?

Effe

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ahmed-baba-institute-library-6_interior ahmed-baba-institute-library-2_exteriorNon sono ancora trapelate notizie certe sull’entità del danno, ma l’allarme diffuso ieri è reale: nella ritirata da Timbuctu, i ribelli jihadisti hanno dato fuoco alla sede dell’Ahmed Baba Institute, meritevole istituzione che da decenni raccoglie e studia i manoscritti antichi conservati nelle case della città e di tutta la regione. Dal 2009 era ospitata nel nuovo edificio che si vede nelle foto, realizzato grazie al governo sudafricano che negli ultimi anni ha anche dato nuovo impulso agli studi e al progetto di digitalizzazione dei manoscritti. Pare proprio bello a vedersi: una costruzione moderna realizzata con materiali locali, semplice e al contempo funzionale. Rimaniamo in attesa di sapere quanto dell’edificio e dei suoi preziosissimi manoscritti è svanito per sempre.

Effe

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Prima è toccato ai mausolei e poi alla porta della moschea di Sidi Yahia. Abbattuti, violati, dissacrati. Questo sta facendo la violenza islamista che da mesi terrorizza Timbuctu. I titoli a più colonne sono solo di questi giorni, ma è da aprile oramai che gli Ansar Dine, touareg un tempo al soldo di Gheddafi e ora diventati goccia del calderone mondiale di Al Qaeda, spadroneggiano in città saccheggiando i bar, depredando i negozi, imponendo il velo alle donne, chiudendo scuole e svuotando banche. Da aprile a Timbuctu è tornato il medioevo e pare che la popolazione sia quasi tutta fuggita. Dunque non erano in molti a disperarsi per l’apertura violenta della sacra porta della moschea di Sidi Yahia che, come tutti sanno, spalanca il passo alle disgrazie. Più disgrazia di così! Una città che è da sempre crocevia di popoli e culture, luogo di incontri e sincretismi culturali, saccheggiata e depredata più volte nei secoli ma mai della sua multiculturalità, oggi ha perduto la sua essenza più vera.

Sta accadendo a Timbuctu quel che è accaduto a suo tempo a Bamiyan, luogo di passaggi e scambi asiatici proprio come Timbuctu in Africa. Finché l’integralismo religioso avrà vita e potere, ogni luogo di passaggio e dunque soggetto a contaminazione culturale e religiosa, sarà a rischio. Oggi però dal “fronte multiculturale” giunge anche una notizia positiva. L’amico Luca Olivieri è tornato finalmente nella valle dello Swat in Pakistan e ha ricominciato a lavorare. Anche lì i Talebani si sono accaniti contro un Buddha gigantesco, ma fortunatamente non sono riusciti a completare l’opera e ne hanno distrutto solo il volto. Ora però, grazie al restauro condotto sotto la direzione di Luca, il buddha di Jahanabad è stato consolidato, per quanto possibile. E’ senza volto ed è un vero peccato perché era tra i pochi buddha sopravvissuti alle violenze musulmane del passato, ma comunque c’è ed è bellissimo. Segno che, benché i Talebani stiano tuttora tentando di insinuarsi nuovamente nella valle, la resistenza non demorde. Un segno di speranza.

Effe

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