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Archive for the ‘Berlino’ Category

Mauerstücke von  East Side Gallery entfernt

E’ successo ieri, di fronte a uno spiegamento di forze immane per contrastare ogni eventuale protesta: alcuni metri della East Side Gallery, la sezione più lunga di Muro di Berlino rimasta ancora in piedi, e diventata per questo un’enorme galleria d’arte a cielo aperto, sono stati smantellati per far passare una strada d’accesso a un nuovo condominio di lusso lungo la Sprea. Già il primo marzo scorso la ditta costruttrice aveva provato ad abbattere il Muro, ma era stata bloccata da una folla di manifestanti. Le autorità cittadine avevano promesso che avrebbero trovato una soluzione, ma martedì scorso hanno dichiarato che ogni tentativo di mediazione era fallito, e così dovevano dare il via libera all’abbattimento. E’ avvenuto tutto all’alba, così che ieri i berlinesi si sono alzati col Muro già abbattuto. Era accaduto lo stesso nel 1961 quando il Muro venne eretto: una mattina d’agosto Berlino si è svegliata trovandosi divisa in due. La storia si ripete. Piace tanto ripetere gli errori della storia.

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Berlin Wall Section To Make Way For Development

E’ vero, non è una bufala: la foto lo prova. Questa mattina degli operai stavano cominciando a smantellare la cosiddetta East Side Gallery, cioè quel tratto del Muro di Berlino di poco più di un chilometro, dipinto a partire dagli anni ’90 da artisti da tutto il mondo. E’ considerato la maggiore galleria d’arte all’aperto del mondo. Nel 2008 il Comune l’ha persino restaurato, con una spesa di circa 2 milioni di euro. Oggi invece preferisce farlo buttare giù per far passare la strada che porta a un palazzo di lusso in costruzione in riva alla Sprea, in quella  che un tempo era terra di nessuno. L’edilizia rende più non solo della cultura – che lo sappiamo già – ma anche del turismo, visto che la Gallery è una delle attrattive cittadine. Qualche tempo fa c’era persino chi voleva ricostruire tutto il muro, proprio per attirare più turisti. Un muro finto, un muro Disneyland. Una follia. Ma demolire quel tratto di muro diventato oramai monumento, è follia ancor maggiore. Questa mattina gli operai sono stati bloccati da protestanti inferociti, dopo che avevano demolito solo un metro e mezzo di muro. Per ora dunque la distruzione è bloccata, una battaglia è vinta. Domani si vedrà.

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9 ottobre 2012. Ore 13:30 l’Aeromobile bardato rosso-giallo-nero atterra all’Aerodromio Venizelos di Atene e dal portellone anteriore appare, come una vera star, , la Signora Merkel. Ad attenderla Antonis Samaras che un po’ impacciato che tra un sorriso d’ordinanza e un saluto militare la conduce lungo il tappeto rosso per il picchetto d’onore e l’avvio del cerimoniale. Poi scompaiono nell’auto blu, per ricomparire  all’ingresso del Megaro Maximo, dove la Cancelliera indugia, per la felicità dei fotografi, chiedendo al suo ospite dettagli circa i luoghi che si aprono alla vista da quella angolazione, mostrando interesse per quanto il suo interlocutore va descrivendo. Di nuovo la coppia è inghiottita dal buoi dell’entrata del Palazzo, ma di lì a poco ricomparirà sorridente (ma non troppo) nel sobrio salotto dove si svolgerà il dialogo. Solo qualche ora di sosta all’Hotel Hilton, un incontro fugace con il Capo dello Stato Papoulias e poi via di nuovo in volo verso la terra teutonica. Come in una vera pellicola cinematografica arriva la dissolvenza e il finale è alla nostra immaginazione, dato che di contenuti poco si è parlato: lo dimostra il fatto che la più arguta deduzione giornalistica delle ore successive all’incontro ha riguardato il colore della giacca della Signora Merkel e la strana coincidenza secondo la quale pare che si sia trattato esattamente della stessa indossata durante il match calcistico Grecia-Germania degli scorsi europei……. (altro…)

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Pare che la Disneyzzazione del mondo stia procedendo più spedita che mai. Pare che oggi il nostro passato possa presentarsi solo in forma di parco a tema, con tanto di comparse vestite da dama del settecento o soldato della grande guerra. E’ pratica così cool e popolare che ogni politico che si rispetti la fa propria, se vuole campare. Come Matteo Renzi con la facciata della chiesa di San Lorenzo. Farla ora perché, visto che per secoli ce la siamo tenuta così? E soprattutto per chi? Ovvio solo per lui, perché il mondo parli di lui (forse era in un momento di calo di notorietà).

Abbiamo da poco citato l’iniziativa Apertis Verbis alla Reggia di Caserta, che pare solo all’insegna del “tutto fa brodo purché ci vada la gente”. Tutto ma proprio tutto, anche le luci e gli spettacolini di bassa lega, in quello che è stato uno dei luoghi più sofisticati e lussuosi al mondo. Ma si può? E non dimentichiamo la proposta di Mario Resca di vendervi le mozzarelle! (che sono tra i pochi prodotti locali a vendersi benissimo anche da soli). E che dire delle serissime discussioni, anche a livello accademico, sull’opportunità di fare un parco a tema a Pompei? Per fortuna la stessa idea a Roma, che il past vicesindaco Cutrufo tirava fuori a ogni pie’ sospinto, non è mai stata presa troppo sul serio. Ma il pericolo non è mai sventato del tutto.

Insomma nella società dei consumi il passato si vende solo se imbellettato, solo se trasformato in mero “prodotto” da consegnare alla spudorata e spericolata gestione dell’industria del turismo. Tutto dev’essere mero divertimento per teste non pensanti ma solo gongolanti, show tivù o poco più. E siamo in ottima compagnia, non credete. Certe cose non capitano solo al sud ma sono globali. Dopodomani Berlino celebrerà il cinquantennale della costruzione del muro, e abbiamo già parlato del disneyano progetto di ricostruirlo (dopo che è stato demolito con teutonica perizia), come dei finti soldatini DDR che ti timbrano il passaporto a Checkpoint Charlie o alla porta di Brandeburgo. E mentre la società civile tedesca continua a interrogarsi sul significato del muro oggi, e la politica stenta a prendere iniziative ufficiali su un tema ancora troppo vivo e scottante, la speculazione di imprenditori creativi e senza scrupoli continua inarrestabile. L’ultima, appena narrata da Der Spiegel, è il Trabi Safari, cioè una gita nella vecchia Trabant lungo il percorso del muro, con tanto di soldatino DDR  che ti blocca per via. Insomma una giostra, il muro di Berlino è diventato una giostra. Frequentatissima. E il direttore dell’ufficio del turismo cittadino gongola, e attende che si ricostruisca il muro per davvero. “Sarebbe un’attrazione turistica eccezionale”, esclama. In barba alla storia vera.

 

Effe

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Vogliono ricostruire il muro di Berlino. L’idea è di Eberhard Diepgen, parlamentare già sindaco della città sia prima che dopo la caduta del muro. Vuole sfruttare il cinquantennale della sua costruzione (era l’agosto del 1961) per edificarlo di nuovo, perché “musei, centri d’informazione, memoriali non bastano a far capire cos’era. (…) Diamo a tutti la possibilità di rivivere la storia”, come ha scritto sul quotidiano Berliner Zeitung.

Pare una follia. O un’abile operazione di marketing. Perché tali sembrano oggi quei tratti di muro ricostruiti ad uso turistico. A Checkpoint Charlie come a Potsdamer Platz, con tanto di finto soldatino che timbra i passaporti. Mercificazione della storia bella e buona, dove il Murodisneyland è così finto che più non si può e non fa rivivere proprio un bel niente. Anzi è volgare, irrispettoso, quasi sacrilego. Mentre nei centri d’informazione e nei memoriali che Diepgen pare denigrare, si trovano immagini, documenti, filmati, racconti. Sobri ma al contempo potenti, fanno capire bene il dramma della città divisa. E
oggi c’è persino la pista ciclabile lungo il percorso del muro. Bella, interessante, con cartelli esplicativi a ogni passo. Dunque perché ricostruirlo proprio tutto? (altro…)

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