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Archive for the ‘Britannia’ Category

Tutti lodiamo, apprezziamo e premiamo l’efficienza ed il merito, o, per meglio dire, ripetendo uno abusato ed antipatico  refrain che tante volte abbiamo sentito strombazzare  negli ultimi anni: l’eccellenza, fig. 1l’eccellenza. E proprio in nome dell’eccellenza da premiare e dell’efficienza da perseguire a tutti i costi, scaturisce la proposta choc in bella mostra sul Corriere della Sera di ieri.

Il giovane e mascelluto Tristram Hunt, ministro ombra  laburista del governo anglosassone, ipotizza che  il lavoro degli insegnanti di scuola, in futuro,  sia regolato diversamente. Dovrà  funzionare come una sorta di licenza che (altro…)

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Il palazzo di Westminster sta sprofondando nel Tamigi. Il Big Ben s’inclina peggio della torre di Pisa. Ne sta parlando il mondo intero. E sta parlando anche della possibilità che non vengano consolidati e restaurati, ma venduti al miglior offerente. Solo la possibilità, sia ben chiaro. Ma stupisce anche il mero fatto che sia stata presa in considerazione. Dopotutto – dicono i contabili del parlamento britannico – è folle spendere un miliardo di sterline per salvare un palazzo che vale quello stesso esatto miliardo. E se si guarda solo ai conti, il ragionamento non fa una piega: è ovvio che sarebbe meglio vendere – ai Cinesi ai Russi o a chichessia – e spendere magari metà di quella somma per un parlamento nuovo fiammante fuori città. Ne avanzerebbe un’altra metà che in tempi di vacche magre fa comodo a tutti. Ma sono diventati tutti pazzi questi Inglesi, SPQI? Oppure stiamo impazzendo tutti, nessuno escluso? E i tempi cambiano e, come si suol dire, non c’è più religione?

Di certo si sta affievolendo la percezione del valore storico e morale dei monumenti. Forse dobbiamo proprio rassegnarci. Giorni fa, sulla New York Review of Books, Mary Beard s’interrogava come tanti sul futuro dei classici. Ma da acuta osservatrice del quotidiano qual è, non si è adagiata sulla solita tiritera sulla bellezza dei tempi andati e su quanto noi moderni stiamo colpevolmente abbandonando le nostre radici. E’ tiritera datata, dice Beard, vecchia almeno cinquecento anni. Non fu forse l’Umanesimo un tentativo disperato di salvare quanta più antichità possibile da un sicuro oblio? E forse è tiritera persino più vecchia, se già nella tarda antichità (più o meno dal II secolo in poi) abbondavano le lamentele per l’abbandono dei classici. Non mi stupisco – dice dunque la Beard – se oggi sempre meno persone studiano greco e latino e vi preferiscono il francese o l’arabo o il cinese che sono francamente più utili. Mi stupisco e mi rammarico che si stia perdendo la consapevolezza della necessità che comunque qualcuno rimanga a studiare i classici. Nessuno dubita che al mondo servano chimici o fisici o matematici. Grecisti e latinisti sì. Questo è il vero punto dolente, perché l’antico ha permeato di sè tutta la nostra cultura al punto che non puoi capire Dante senza Virgilio, e neppure Shakespeare o Milton o Joyce. Servirà sempre qualcuno che continui ad aiutarci a capire noi stessi, se non possiamo o vogliamo farlo di persona. Peccato che, a badare all’episodio di Westminster, a noi non interessi più molto capire neppure noi stessi. Se possiamo mandare in malora Westminster, può andare in malora anche Dante, no? E a questo punto salvare Virgilio sarà problema del tutto superato.

Effe

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