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Archive for the ‘Grecia’ Category

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E’ la prima volta che il British Museum presta una delle sculture del Partenone, e lo fa per la mostra che celebra i 250 anni di vita dell’Hermitage di San Pietroburgo. La raffigurazione del fiume Ilissos dal frontone occidentale del tempio si ammirerà da domani e fino al 18 gennaio in riva alla Neva. Meglio non chiedersi le motivazioni di tale prestito epocale, anche perché basta leggere le dichiarazioni di Neil MacGregor, direttore del British Museum, per capire che si arrampica sugli specchi: parla della lunga tradizione di prestiti del Museo, e di una comunanza di ispirazione e di intenti tra il British e l’Hermitage. Dice che la scultura rappresenta l’origine degli ideali comuni a tutta l’Europa. Della serie: siamo grandi musei storici, diamoci una mano.

E aggiunge: “So, when our colleagues at the Hermitage asked if we might also make an important loan to celebrate their 250th anniversary, the Trustees immediately answered yes. And no loan could more fittingly mark the long friendship of our two houses, or the period of their founding, than a sculpture from the Parthenon“. Nulla meglio di una scultura del Partenone: ma va! Cosa c’entra, però, con l’Hermitage? Solo perché è un “important loan” entrato al Museo alla sua fondazione? E’ giustificazione debole, debolissima, specie di fronte a chi chiede quei Marmi da tempo, e per ragioni scientifiche e sociali ben più fondate.

La notizia è rimasta segreta fino a oggi, per ragioni intuibili. Ma ora cosa accadrà?

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Ci siamo finora astenuti dal commentare gli spettacolari rinvenimenti di Anfipoli (Macedonia orientale), ma adesso, dopo che da Fig, 1mesi un’intera nazione sta con il fiato sospeso ed attende la prosecuzione degli scavi con la stessa ansia con la quale, in genere, si aspetta il risultato della partita di calcio della squadra del cuore, è tempo di dire qualcosa.

Proviamo innanzi tutto a riassumere le puntate precedenti. E’ stato detto e scritto di tutto, di più. Se ne deduce che l’archeologia (questa Cenerentola del mondo accademico), in realtà, è ancora assolutamente capace di catturare, anche per mesi, l’attenzione dei media. E non solo dei media fig. 2di una piccola nazione come la Grecia, perché le notizie sui rinvenimenti di Anfipoli sono rimbalzate sui quotidiani e sulle televisioni di tutto il mondo. Se ne deduce altresì che la buona vecchia etica professionale, quella che vorrebbe che prima di parlare, di rilasciare interviste, di lanciarsi in ipotesi bizzarre ancorché infondate, l’archeologo abbia studiato, abbia letto, abbia fatto riscontri bibliografici, sta a zero.

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Porta d'accesso a Gla, foto di F. Polacco

Porta d’accesso a Gla, foto di F. Polacco

Una bella sorpresa in Beozia: la racconta Fabrizio Polacco su Osservatorio dei Balcani. I cittadini di un paesino, riuniti in un sillogo (più o meno il corrispondente della nostra Pro Loco), hanno deciso di curare loro il vicino sito archeologico, vista l’assenza delle autorità competenti. Prima si sono rivolti a tutti: comune, regione, ministero della cultura e del turismo, ma in tempi di crisi nessuno era in grado di fare alcunché. Così si sono rimboccati le maniche, ciascuno ha offerto qualcosa, e ora si può passeggiare comodamente tra sentieri e rovine non solo dell’antica acropoli di Akrefnio, il paese “virtuoso”, ma anche del vicino santuario di Apollo Ptoo e tra le mura della cittadella micenea di Gla. Lì è tutto pulito o ordinato come non era mai stato: Polacco narra di esservi passato una decina di anni fa ma di non aver potuto visitare nulla perché i siti erano inaccessibili.

Ecco cosa può fare una comunità, se lo vuole davvero, e se c’è qualcuno capace di indicare a tutti un obiettivo utile: può curare la manutenzione ordinaria delle vestigia del proprio passato, e guidare i viandanti e raccontare loro le storie antiche e moderne com’è accaduto a Polacco. Una comunità può sentire le rovine antiche come proprie perché parte della propria storia, e sentire il dovere di conservarle, tenerle pulite o ordinate al pari della piazza del paese o delle case. Può capire che non c’è differenza tra antico e moderno perché è tutto “casa”, ambito della propria vita. In questi luoghi meravigliosi l’archeologia, o l’antico in generale, “fa” la comunità, crea in tutti senso di appartenenza e una missione comune. Non sono pochi, questi luoghi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Ma sono ancora troppo pochi per salvare e dare un senso a tutte le nostre antiche beltà.

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L’annuncio choc è venuto qualche giorno fa nel corso dell’annuale e 27° Convegno di Archeologia della Macedonia e della Tracia. A darlo è stata Angheliki Kottaridi, a capo della 17° Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche.Fig. 0Il proseguire degli scavi nei pressi del grande tumulo di Verghina (l’antica Aigai, in Macedonia), che ha già restituito alcune tombe  attribuite ai membri della dinastia reale, ha portato alla luce altre cinque sepolture.

Tre sono semplici fosse con le pareti coperte da lastre; due, per contro, sono  tombe “macedoni”, cioè a dire tombe a camera con volta a botte e facciata monumentale. Una tipologia funeraria (altro…)

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Stamani, all’orario di apertura dei negozi, sono andata in una copisteria ai piedi dell’Acropoli a farmi stampare un file. Un magazzino un

Bei palazzi a Kolonaki

Bei palazzi a Kolonaki

po’ grigio e disadorno -come tutte le copisterie- al piano terreno di una palazzina altrettanto grigia ed anonima, a due passi dal nuovo, scintillante, museo. Il negozio è gestito da una coppia, marito e moglie. Li conosciamo da anni.Mentre le pagine scorrevano cadenzate nella macchina e si tingevano d’inchiostro, dal piano superiore è scesa una delle due figlie, più che ventenni. C’eravamo già scambiati i saluti e gli Auguri di rito, ma, vista la ragazzina, ho preso coraggio ed ho chiesto al proprietario di parlarmi  della crisi e, in particolare, di come l’affrontano i giovani.

Si è fatto improvvisamente triste. Mi ha risposto che purtroppo per anni i Greci sono stati, o comunque si sono sentiti, ricchi. (altro…)

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In principio fu una onirica sfida lanciata da Melina Merkouri. Era il 1985 e la cantante ed attrice greca, rientrata nel suo paese natio dopo la caduta  dei Colonnelli,  ricopriva la carica di fig. 1Ministro della Cultura. Ministero molto vulcanico il suo. Tra le innumerevoli iniziative almeno due, ad ormai quasi 30 anni di distanza, hanno indelebilmente marcato il tempo.

Da un lato, al grido “Epistrophi ton marmaron”  (ritorno dei marmi) la questione dei marmi del Partenone che,  agli inizi del XIX (altro…)

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La notizia è di questi giorni. Il MIBACT (Ministero per i Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), attraverso la Soprintendenza Archeologica ha bandito un concorso per la copertura del cd. auditorium/Athenaeum di Adriano. Le importanti rovine, rinvenute nel 2008, nel corso degli scavi per la realizzazione della linea C

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della metro, saranno musealizzate e rese friubili grazie ad una copertura trasparente.

La scoperta degli ambienti, venuti alla luce durante i lavori proprio in P.za Venezia (fig. 1), nelle immediate vicinanze  del Palazzo delle Assicurazioni, è considerata, a ragione una delle più importanti degli ultimi (…70/80 così dice la stampa!…) anni. Si tratta di  tre aule a due piani allineate, (altro…)

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ap_07Mostre a Pisa e Milano: in Italia quest’anno è warholmania. Spopola il grande padre del pop. Perché dunque non ricordare, da Filelleni, il suo patron greco Alexander Iolas, colui che commissionò a Warhol non solo le piroettanti “Ultime cene” leonardesche ma, qualche anno prima nel 1982, anche una serie non trascurabile di ritratti di Alessandro Magno. Quello di Warhol è un Alessandro pieno di energia, forza, regalità. I segni risparmiati sul fondo monocromo ricordano la pittura vascolare, Alexander-the-Great-c1982-Yellow-Facema il colore non sincrono con i segni lascia trasparire tutta l’intemperanza e l’ardire del giovane condottiero. Alessandro Magno è l’unica serie di ritratti di Warhol ispirata alla scultura antica. Non c’è dubbio: Warhol ha ammirato il Grande per davvero. Un esemplare della serie, per chi volesse ammirarlo, è al Baltimore Museum of Art, donato al museo dalla nipote di Iolas in memoria dello zio.

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Proviamo a fare un gioco: se vi dico Rodi, cosa vi viene in mente? Un’estate al mare, mi dirà qualcuno, magari sull’onda della canzonetta… lo spiaggione cementificato di Faliraki, già meta di biondi hippies e di torme di figli dei fiori, mi diranno altri. No, intendevo Rodi, la sua storia. Cosa vi viene in mente? Un caleidoscopio.

E’ forse il Museo Archeologico il migliore indicatore della fantasmagorica Fig. 1stratificazione di storia, genti e  popoli che si sono succeduti sull’isola. In centro città, alla base della via dei Cavalieri, il Museo è alloggiato entro gli spazi già dell’Ospedale di San Giovanni dei Cavalieri, completato nel 1440 dal Gran Maestro Pierre d’Aubusson.

Seguiamo il  file rouge della storia dell’isola. Entrati nella maestosa struttura e, oltrepassatala, dirigiamoci verso le sale, di più recente allestimento, dedicate alla preistoria. Qui emerge con nettezza la fisionomia dei ricchi insediamenti insulari dell’Età del Bronzo. Tornando sui nostri passi, al primo piano, tutto intorno al cortile, si snodano gli ambienti con i materiali delle necropoli di Jalisos, Camiro e di Lindos: dall’Età del Ferro alle figure rosse. I reperti sono  il frutto delle frenetiche campagne di scavo effettuate dagli archeologi italiani negli anni dell’occupazione del Dodecaneso (1912-1948). (altro…)

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