Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Israele’ Category

herods_tombFinalmente qualcuno l’ha detto: quel mausoleo sulle pendici dell’Herodion è troppo piccolo per essere la tomba di Erode. Parliamo di Erode il megalomane, colui che si credeva uno dei più grandi re al mondo. Il mausoleo scoperto dall’archeologo Ehud Netzer nel 2007 non solo è relativamente piccolo, ma è pure in una posizione scomoda, raggiungibile solo da poche persone. E il sarcofago non è niente di che. Perchè il grande Erode, dopo aver costruito città e luoghi immensi, avrebbe voluto terminare i suoi giorni proprio lì?

Finalmente qualcuno l’ha posta, la domanda da cento milioni, e si tratta addirittura di due allievi dello stesso Netzer, Joseph Patrich e Benjamin Arubas della Hebrew University di Gerusalemme. Hanno presentato i loro dubbi a un convegno giovedì scorso, e subito Roi Porat, l’erede diretto di Netzer, ha risposto ricordando anche la modestia di molte scelte di Erode, in linea dunque con le dimensioni ridotte del mausoleo.

La diatriba non finirà qui ma oramai la porta è aperta al dubbio: certo, quel mausoleo è interessante e importante, se non altro per il luogo dove si trova, ma non giustifica la sicurezza con cui è stato bollato la tomba del grande re. Netzer ha cercato quella tomba per tutta la vita e non stupisce che, di fronte al mausoleo, abbia gridato “eureka!“. Ma tra l’entusiasmo e il rigore c’è una gran differenza: una bella suggestione, per quanto bella, non può di punto in bianco diventare scienza. E già in un convegno previsto per il mese prossimo, nota l’articolo di Haaretz da cui abbiamo tratto queste informazioni, la “tomba di Erode” è citata tra virgolette. E’ diventata “la cosiddetta tomba di Erode”. Per amor di verità.

Read Full Post »

_66672226_shilotopbodypic

Il 16 aprile scorso, Independence Day nazionale, Israele ha dato avvio al suo Year of National Heritage per promuovere “l’educazione sui nostri beni culturali e la conservazione di siti di importanza fondamentale per la nostra storia nazionale”, come ha dichiarato David Baker, portavoce del primo ministro, a Raffi Berg della BBC. Merita leggere l’articolo di Berg perché presenta una panoramica degli interventi in corso sui siti archeologici nazionali realizzati grazie a un mega finanziamento del 2010 di 190 milioni di dollari. Un progetto fortemente voluto da Benjamin Netanyahu perché “l’esistenza di Israele dipende innanzitutto da come sappiamo educare le generazioni future sulla cultura ebraica e il suo legame con la nostra terra”. E’ dunque un progetto chiaramente finalizzato a porre in risalto le testimonianze ebraiche e ciò sta accadendo, come denunciano in molti, a detrimento di tesori cristiani o musulmani. (altro…)

Read Full Post »

Era scontato ma non del tutto: dal 29 giugno scorso la Chiesa della Natività di Betlemme è entrata a far parte della lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Per una volta, siamo felici di tale riconoscimento e festeggiamo assieme agli abitanti della città. L’Unesco ha pagato caro l’ammissione della Palestina tra i suoi membri, nell’ottobre scorso: gli Stati Uniti e Israele hanno sospeso i loro finanziamenti privandola del 22% delle entrate. Ma l’Unesco ha tenuto duro e ha persino avviato la procedura d’urgenza per inserire il primo sito Palestinese nella prestigiosa Lista durante la riunione appena conclusa a San Pietroburgo.

E’ ovvio che Betlemme non risponde affatto ai requisiti per entrare nella Lista, e infatti la commissione di esperti che l’ha valutata ha emesso un parere negativo. Ma non importa perché questa è una decisione “totalmente politica”, come ha tuonato Benjamin Netanyahu. Una decisione che prova ad aprire un po’ al mondo una città pesantemente divisa dal muro d’Israele,  sempre più minacciata e quasi soffocata dagli insediamenti israeliani e pericolosamente isolata, benché si trovi a pochi chilometri da Gerusalemme. Per una volta, la trita retorica dell’Unesco è messa a servizio di una buona causa: è un messaggio chiaro della comunità internazionale contro i muri di ogni natura e le interminabili ore di coda ai check-point, e un argine concreto all’espansionismo dei coloni israeliani. Per una volta, persino la tanto decantata speranza che il bollino Unesco “porti più turisti” non ci pare mera follia commerciale fine a se stessa. E infatti anche la Cusatodia di Terrasanta e i patriarcati ortodosso e armeno, che da secoli si dividono e contendono la gestione della chiesa, e non guardavano con favore a un’intromissione secolare, si sono adeguati riconoscendo a Cesare Unesco quel che gli spetta.

Effe

Read Full Post »

E’ ciò che pensano le autorità israeliane, e stanno costruendo il muro in tutta fretta. Già 65 dei 240 chilometri del confine tra Israele ed Egitto sono “murati” e si prevede di concludere l’opera entro il 2012, come racconta il quotidiano israeliano Haaretz. Un altro muro: al mondo non smetteremo mai di erigere muri. Per uno che cade ce n’è un altro che sorge. Quest’ultimo è di metallo e alto 5 metri, esattamente il doppio del suo omologo ai confini orientali del paese. E’ la risposta israeliana alla primavera araba: una gated community più di quanto non lo sia mai stata, un fortino grande quanto uno stato intero. Voluto inizialmente (nel 2009) per proteggere il Paese dall’immigrazione africana al pari del muro tra Stati Uniti e Messico, ora sta assumento un’esplicita funzione di difesa. E infatti i lavori hanno subito un’accelerazione improvvisa subito dopo la caduta di Mubarak e un’altra ancor maggiore dopo l’attentato terroristico su quel confine del 18 agosto scorso. Israele dunque non si è fidato, come altri in Occidente hanno fatto, della capacità dei militari di garantire l’ordine e la stabilità in Egitto. Non ha atteso le proteste e i disordini di questi giorni per correre ai ripari. Ha agito da subito, nella convinzione che in Egitto dopo Mubarak ci può essere solo il diluvio.

E’ chiaro che quel muro, spaventosamente aggressivo e violento, non fa presagire nulla di buono per il Medio Oriente tutto. Ma il primo pensiero va ora all’Egitto, a tutti coloro che in Egitto hanno la capacità e la forza di creare una regia alternativa ai militari. Devono pigliare le redini prima che sia troppo tardi. Devono dimostrare al mondo intero che dopo Mubarak non può e non deve esserci solo il diluvio.

Effe

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: