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Archive for the ‘altri luoghi d’Italia’ Category

E’ stato una riflessione di Giuliano Volpe intervenuto a Roma alla presentazione del volume di studi e ricerche dedicati ad Adriano e la Grecia a sollecitarmi la curiosità: “Solo il 3% dei Luoghi del Cuore del FAI sono siti archeologici” ha detto con tono preoccupato il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici; soggiungendo che, nonostante noi addetti ai lavori si sia portati a credere il contrario, i monumenti archeologici restano sostanzialmente distanti ed estranei al comune sentire e al cuore degli Italiani.

Sono andata a scartabellare…Ogni due anni il FAI (Fondo per l’Ambiente italiano) organizza un censimento dei luoghi di interesse storico-artistico più amati nel nostro Paese. Al termine, spogliate migliaia di schede, colosseo 1si provvede a redigere un elenco. Alcuni dei siti prescelti, potranno essere restaurati.

Giusto, sbagliato, fondi pubblici, interventi privati… Si tratta certo di una lodevole iniziativa che, volutamente, parte dal basso. La parola è restituita ai cittadini, valorizzazione e tutela si muovono sulla scia delle segnalazioni dalla gente. Non è più un lontano Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che, da lontano, decide cosa, quando e come procedere con segnalazioni ed eventuali interventi conservativi e di fruizione, ma chi nel territorio ci è nato, ci vive, ci passeggia, ci spende le sue giornate a segnalare scelte e necessità.

Quarantacinque ad oggi le realtà monumentali che, “curate” dal FAI, sono state restituite alla cittadinanza: il parco ed il castello (altro…)

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Si chiama pomposamente “Parco monumentale” ma in realtà è un fazzoletto di terra di dieci metri per venti o forse meno. In pratica c’è solo l'”arca funeraria” che custodirà le presunte ossa del povero Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. E dire presunte è già molto, visto che sono state prelevate da un antico cimitero di Port’Ercole nel 1956 assieme ad altre, e sottoposte oggi a un’analisi del Dna che stabilisce solo una lontana probabilità. Ma il sindaco Arturo Cerulli (Nuovo centro destra) ha voluto crederci, così dopodomani, anniversario della morte del grande pittore, i suoi “resti mortali” saranno deposti con cerimonia e gran festa proprio all’ingresso del paese. Saremo lì a vedere, in prima fila, ma già i preparativi sono uno spasso. (altro…)

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La sala è bianca, spoglia. I Bronzi di Riace campeggiano, soli, sulle loro basi antisismiche. In un angolo stanno i bronzi di Porticello e altri capolavori, con una breve didascalia a raccontarne la storia. Poi nulla di nulla. Tutto si concentra sulla contemplazione estatica dei Bronzi. Sulla meraviglia fine a se stessa. E se per caso qualcuno, in visita alla sala dei Bronzi al Museo archeologico di Reggio Calabria, volesse informazioni su questi capolavori antichi? Ricordare come furono scoperti, restaurati e studiati, e come mobilitarono le folle a Firenze e a Roma? E sapere soprattutto qualcosa della loro arte sublime, e delle mille ipotesi avanzate negli anni sul loro artefice e la loro funzione? Nossignori a Reggio Calabria non c’è nulla di nulla. C’è solo un filmato in una sala antecedente che racconta pressoché solo l’ultimo restauro calabrese. Ed è inutile cercare qualche pubblicazione al bookshop perché non c’è. Cosa può fare dunque una povera mamma di fronte a un figlio che chiede perché? Se non si è preparata prima, è disarmata perché il museo non le fornisce le armi della conoscenza. Ma che razza di museo è, se non aiuta a conoscere?

È un racconto disperato, quello di un amico di ritorno da Reggio Calabria. Al momento non posso viaggiare, come i nostri lettori oramai sanno, ma chiedo agli amici di avere occhi e orecchie per me. E vi risparmio l’odissea per preacquistare il biglietto, alle prese con un ufficio prenotazioni che pare creare complicazioni anche dove non ci sarebbero. Una settimana fa esatta agli Stati Generali della Cultura Benito Benedini, presidente del Gruppo 24 ore, ha rilanciato la sua trita proposta di far viaggiare i Bronzi per il mondo, e subito i reggini gli hanno risposto per le rime. Hanno fatto bene e io sono e sarò sempre dalla loro parte: sono infatti tra i primi convinti firmatari della petizione che chiede l’inamovibilità del Bronzi e la tanto agognata apertura del museo tutto. Però, reggini miei cari, dovete chiedere anche un museo all’altezza dei tempi. Un museo che racconti le storie dei propri capolavori, e non li offra solo alla pura contemplazione. Un museo che presenti a voi anzitutto, prima che ai turisti, le vicende passate della vostra terra. Privi della loro storia, gli oggetti per quanto belli sono vuoti. Se non chiedete e pretendete questo, allora prestate il fianco a tutti i Benedini che vorranno privarvi di quanto vi spetta. E rischiate di insinuare nei visitatori il deleterio dubbio che forse certi tesori starebbero meglio altrove. Non correte questo rischio, vi prego. Battetevi anzitutto perché l’unica sala aperta del museo, la sala dei Bronzi, sia una sala museale vera.

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Vi interessa conoscere come, grazie alle sinapsi, i neuroni comunicano tra loro? L’appuntamento allora è a Varese, mercoledì 14 maggio, Padiglione Morselli, aula 2TM. Se invece è sulla geografia e sulla pianificazione dei sistemi turistici che volete informazioni dovete andate oggi stesso a Roma, all’Università degli Studi di Tor Vergata. fig. 1Della sindrome del tunnel carpale e delle vecchie e nuove evidenze nella diagnosi e nel trattamento si è parlato lunedì, sempre a Roma, alla Sapienza nell’edificio di clinica ortopedica, in aula B.

A Napoli (la città che, con i suoi Atenei, è la vera capitale dell’iniziativa) sentirete parlare della decifrazione del codice genetico, della pittura miniaturistica di Benevento al tempo di Arechi II, degli elementi di meccanica quantistica per non fisici; a Genova dell’algoritmo di Gauss;  a Lecce delle specie aliene lungo le coste pugliesi; a Potenza dell’insegnamento retorico e (altro…)

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angelobartoliEra amico di tutti e gli volevamo tutti bene. Conquistava chiunque col sorriso e quell’aria semplice che celava antica sapienza. Angelo era una bella persona, e con semplicità e dolcezza raccontava l’archeologia e l’antico. Ha avvicinato al passato più persone lui di mille libri stampati. Facendo toccare con mano, sperimentare, giocare. Lo fanno in molti, certo, ma pochi con la sua forza, la voglia di indagare e guardare oltre, il suo entusiasmo magnetico. Era questo il suo segreto. Oggi diremmo che aveva la comunicazione nel sangue. Senza pensarci su, senza le tante teorie che c’imbottiscono oggidì: sapeva naturalmente trasmettere agli altri la propria curiosità.

Angelo Bartoli è venuto a mancare il 25 febbraio scorso. Sabato prossimo 17 maggio, alle ore 10.30, si parlerà di lui al Museo Pigorini di Roma. Saremo sicuramente in tanti. Non mancate.

Nel frattempo, se vi va, ho ripescato un pezzo che ho scritto su di lui nel 2004 per Meridiani. C’è tutta la mia ammirazione e il mio affetto per lui. Buona lettura! (altro…)

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9eb6a16bb4ace12a3b23780cafc5956e0c892Il Duomo di Pozzuoli era chiuso da cinquant’anni, da quando nel 1964 un incendio lo devastò. Fu anche un incendio rivelatore, però: dietro gli stucchi barocchi apparvero la cella e le colonne del Tempio di Apollo romano. Quel Duomo, insomma, grazie all’incendio è diventato un posto incredibile dove leggere le età della storia su ogni pietra. Dove anche le crepe hanno un perché, un po’ come il Neues Museum di Berlino restaurato da David Chipperfield conservando memoria del bombardamento bellico. Ha dovuto attendere troppo tempo per mostrarsi nuovamente ai più, ma oggi è finalmente giunta la sua ora, e domenica vi si celebrerà la prima messa.

Sarà però un’oasi di vita all’interno di quel Rione Terra dove regnano ancora vuoto e silenzio. E’ il cuore di Pozzuoli ed è silente anch’esso da troppo tempo, dagli anni Settanta quando gli abitanti furono allontanati a causa del bradisismo e delle cattive condizioni igieniche, a cui nel 1980 si aggiunse il terremoto. Da allora il Rione Terra è un luogo surreale, con le transenne che ne bloccano gli ingressi, le case vuote e cupe che incombono sul mare. C’è solo, dal 1993, il timido rumore degli archeologi che scoprono la città romana sotto le case moderne, e dei restauratori che restituiscono decoro ai palazzi cinquecenteschi. Ma anche quei cantieri sono andati avanti a singhiozzo, mettendo periodicamente a rischio un centinaio di posti di lavoro. Nè case né lavoro: questa è la triste verità del Rione Terra, mentre potrebbe essere un gioiello con tante case e infinite possibilità di lavoro. Con un passeggio, bei palazzi, un “cuore” antico unico al mondo che tutto il mondo vorrebbe visitare. Potrebbe essere un centro ricco di gente e di storia, se si abbandonassero i megaprogetti invasivi e pervasivi, e si riportasse l’attenzione sul quotidiano.

E se la riapertura del Duomo segnasse l’inizio della riappropriazione popolare del Rione? Col tempo, senza fretta: nulla avviene dall’oggi al domani. Tutto va pensato, organizzato, pianificato come mai si è fatto da quelle parti. Ma questa ferita aperta nel cuore dei puteolani va assolutamente sanata. Anche perché il Rione Terra è il simbolo della rinascita economica e sociale dell’area flegrea tutta, e dunque non può essere lasciato ancora in balia di megaprogetti senza fine. Si deve riconquistare.  Si può fare.

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