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Archive for the ‘altri luoghi d’Italia’ Category

Era il 15 aprile, quando alla presenza di numeroso pubblico e dell’ex-sindaco, ora Primo Ministro Matteo Renzi, si è inaugurata a Firenze la nuova libreria Feltrinelli REDRED come rosso, il colore simbolo della catena; RED come acronimo per Read, Eat, Dream: fig. 1“leggi, mangia, sogna”.

Read. Perché il libro resta il centro anche di questi nuovi negozi, il motore primo, il cuore identitario, culturale ed economico dell’impresa. Eat. Perché il cibo è cultura, un precipitato di memoria e sapienza, invenzione e tradizione, bisogno e piacere. E perché il cibo è socialità e condivisione, tempo da trascorre insieme. Dream. E’ l’insieme di architettura, design, comunicazione, percorsi, eventi che fanno di RED un luogo in cui “si vuole andare” e che trasformano in esperienze quelle che altrimenti vivremmo come semplici, quotidiane incombenze”. Così recita la pagina web dedicata (altro…)

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Cari lettori,

giusto ieri l’altro avevamo parlato dell’Europa e della cultura. Dell’auspicato logosed auspicabile rilancio -anche grazie alla riunione parigina dei Ministri europei- di progetti e di programmi comunitari.

Le Capitali europee della Cultura, la mobilità studentesca con Erasmus e poi niente più. Nessun nuovo progetto comune dagli, ormai lontani, anni ’80. La cultura sacrificata, travolta ed ammutolita dall’euro, dalla finanza, dal rigore dei conti e dalla crisi.

Ieri, un articolo comparso sul Manifesto ci ha messo bruscamente davanti ai fatti; ai problemi che affliggono le più importanti istituzioni culturali del nostro Paese.

Ancora una volta il Direttore della Scuola Archeologica Italiana, Prof. Emanuele Greco, si vede costretto a lanciare un appello per la salvezza dell’Ente che dirige. Ancora una volta i tagli di bilancio imposti dal nostro Ministero mettono a rischio la sopravvivenza stessa della famosa e prestigiosa Istituzione.

Quanti di voi fossero interessati a dare un concreto, prezioso, aiuto alla Scuola Archeologica italiana di Atene possono trovare ulteriori informazioni al seguente link:

http://www.scuoladiatene.it/index.php?option=com_content&view=article&id=122&lang=it

GRAZIE !

La Redazione di Filelleni

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Sesto-al-Reghena

Perché costruire un’abbazia fortificata nel cuore di una pianura così piatta che più non si può? E cosa c’era di così importante proprio lì, da costringere tutti a ricostruire mura sempre più possenti, e a chiamare grandi artisti per decori splendenti? Per mille anni l’abbazia di Sesto al Reghena, luogo sperduto nella campagna tra Veneto e Friuli, è stata luogo di difesa, di ricchezza, di bella vita e di potere. Giorni fa un gruppo di notabili signori si è riunito lì per un incontro di studio, e mi hanno chiesto di scrivere una presentazione dell’abbazia per la locandina dell’iniziativa. Così mi sono ricordata della domanda che mi aveva sempre assillato ma alla quale, per pigrizia o dimenticanza, non avevo mai dato risposta: perché questo luogo da favola in un posto del tutto improbabile? Quando lo costruirono i longobardi, da lì tutti fuggivano e si rifugiavano nelle lagune. Perché dunque mettere questo caposaldo, e poi perché tutti da Carlo Magno alla Serenissima ci vollero scommettere? Non credete di trovare chiara la risposta nei molti bei libroni che descrivono con dovizia di particolari le meraviglie artistiche dell’abbazia: ovviamente c’è, ma bisogna rintracciarla nel labirinto dei dotti saggi, e orientarsi con calma tra informazioni lacunose che a metterle assieme è una fatica. L’ho fatta, perché le belle descrizioni delle pitture non servono a nulla, se non si coglie il motivo per cui sono state fatte. Ci sono domande di base da cui non si può prescindere, se si vuole davvero capire la storia, ragionare sul nostro passato, e ragionare sul presente come conseguente prodotto di quel che è stato. Troppo spesso invece storici dell’arte e archeologi si perdono nei particolari, trascurando di comunicare innanzitutto l’essenziale. Beh, se vi ho incuriosito su Sesto al Reghena, qui sotto trovate il mio breve scritto. Buona lettura!

(altro…)

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crollo 2Non sta crollando solo Pompei ma l’Italia intera. A questo ci ha portato una politica dissennata. Se non la cambiamo al più presto, il nostro Belpaese morirà. Tutto. Ospitiamo volentieri l’appello disperato dell’amico Massimo Bottini, che mostra il recente disastro alla splendida rocca di San Leo

Giovedì 27 febbraio alle 17,40 una parte della rupe di San Leo si è staccata, e un boato ha percorso la valle de Marecchia. Siamo in provincia di Rimini e San Leo è una meraviglia candidata a diventare patrimonio dell’Unesco.
La rupe su cui sorge la splendida Rocca del Martini del XV secolo è un organismo fragile, poroso, che le recenti piogge intense hanno reso ancora più debole.
san_leo case (3)E’ bastato meno di un minuto per cambiare una porzione del più bel paesaggio italiano. Per evitarlo, qui come in altri casi, sarebbe bastata l’applicazione di un principio elementare, anzi di un istinto antropologico: quello della conservazione. Così si sarebbe evitata l’emergenza senza soluzione, e costosissima.
La pratica della tutela e della manutenzione non è una scelta di partito, è un “istinto” di civiltà. È ora di riappropriarci dei contenuti rubati dalla politica e restituire all’uomo ciò che è suo: la politica dovrà solo trovare il modo migliore per renderlo manifesto ed operativo.
san_leo_4 (3)La cura costante e amorosa del nostro territorio è la miglior garanzia per la tutela del paesaggio. Non solo: è uno degli strumenti attraverso i quali ogni donna e ogni uomo diventa cittadino della propria comunità. La linea che unisce l’uomo al proprio habitat è di forma circolare: all’interno di questa forma c’è il rapporto di scambio indispensabile alla sopravvivenza di entrambi. Sopravvivenza anche economica: la cura è lavoro e opportunità. È un laboratorio di messa a punto di tecniche nuove e antiche in cui un anziano contadino, che cura il proprio campo pulendo i fossi e terrazzando il terreno, si può confrontare con un giovane laureato, entrambi consapevoli di stare lavorando a un grande progetto comune.

Massimo Bottini
Consiglio Nazionale Italia Nosta
Presidente Co.Mo.Do

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Trovati sessanta cadaveri sotto gli Uffizi…altro che peste, sono lettiani!

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Sabato scorso è stata festa grande al Museo di Reggio Calabria. Folla e spintoni da concerto rock o metal, come hanno commentato in molti. Che si aspettavano? I Bronzi sono mooolto meglio di Brad Pitt, come tutti sanno. Poi però ci ha pensato il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti a raggelare gli animi, ricordando che i Bronzi sono il fulcro di un’ampia campagna di comunicazione studiata per promuovere le bellezze della regione. Madonna bella, come quella ignobile di due anni fa coi Bronzi che giocavano a morra? Pare di no. L’ha pensata Pomilio Blumm: al posto dei Bronzi e della morra, c’è un tablet dove girano immagini di meraviglie calabre. “Gira e rigira” lo slogan. Non è osceno ma il succo non cambia dal 2011. Girerà la testa pure ai Bronzi.

Gli girerà la testa anche se continueranno a stare soli in quel museo immenso. Le dichiarazioni di ministro e soprintendente di sabato scorso parlavano chiaro. Dicevano: noi abbiamo fatto e faremo il possibile, ma sulla data di apertura giustamente non si sbilanciavano. Per questo bisogna insistere, perché è facile scordarsai del museo, dopo i riflettori di sabato. Per questo bisogna firmare la petizione del Comitato per la tutela e valorizziazione dei Bronzi e del Museo: Firmate firmate firmate!!! Firmate qui.

Dopo la firma (e solo dopo la firma), Buone feste a tutti!

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ORIDomani non s’apriranno solo le porte del Museo di Reggio Calabria, ma anche quelle del Museo di Taranto. Il ministro Bray sarà la mattina a Taranto, e il pomeriggio a Reggio. E tutti faranno festa. Torneranno infatti visibili a tutti le due icone indiscusse della Magna Grecia, gli Ori di Taranto e i Bronzi di Riace. Tutte e due nello stesso giorno. Bingo! E infatti qualcuno ha già proposto di mandare gli Ori a Milano per l’Expo, così appena riavute, ci perdiamo entrambe le icone in un colpo solo. Abbiamo atteso tredici anni per vedere gli Ori, e il museo non è ancora completato del tutto perché manca il secondo piano. Mentre i Bronzi, si sà, erano visibili nel laboratorio di restauro e ora stanno in un museo aperto solo per loro, perché tutto il resto è di là da venire.

Dunque domani si farà festa perché è giusto. Però poi, almeno questa volta, rimettiamoci al lavoro e terminiamo l’uno e l’altro. Terminiamo in fretta. E’ troppo facile fare la festa, bere champagne, pigliarsi la gloria, e poi mollare. Ministro per favore tenga duro. E’ in gioco la credibilità sua, e quel poco che resta di quella nazionale.

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Oramai lo sanno anche i sassi: sabato prossimo 21 dicembre 2013, alle ore 16.30, si apriranno i battenti della porta della sala dei Bronzi di Riace al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, e vi entreranno trionfanti il ministro Massimo Bray e il presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti. Non ci perderemo la scena. Peseremo parola su parola. E se parleranno di regalo di Natale, ci riterremo autorizzati alla violenza. Verbale, naturalmente.

Nell’attesa però suggeriamo un paio di riflessioni scritte a margine dell‘incontro promosso l’11 dicembre scorso dal Comitato Bronzi – Museo. Così, giusto per sentire tutte le campane:

http://archeologiainrovina.wordpress.com/2013/12/13/bronzi-di-riace-testimoni-di-archeologia-civica/

http://www.archeomatica.it/editoriali/i-bronzi-di-riace-e-il-museo-di-reggio-calabria

Buona lettura!

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imagesPerché le opere conservate al Museo egizio di Torino, vengono etichettate come “Fondazione Museo delle Antichità Egizie“? Me ne sono accorta solo ieri, leggendo le didascalie delle opere alla mostra romana su Cleopatra, ma ho capito che è prassi oramai da quando la Fondazione esiste e cioè dal 2004. E allora qualcuno mi deve spiegare perché proprio non capisco. Le opere, fino a prova contraria, sono di proprietà dello Stato italiano e cioè di tutti noi. Quando è stata costituita la Fondazione, che è uno “strumento di gestione museale a partecipazione privata“, tali opere sono state concesse dallo Stato “in uso” alla Fondazione per trent’anni. Quindi le opere sono rimaste di proprietà statale, ma a gestirle non è più una rappresentanza dello stato, nella fattispecie una Soprintendenza, bensì la suddetta Fondazione.

In genere, però, il gestore delle opere non appare nelle didascalie. Lì in genere si palesano la proprietà e la collocazione delle opere. Per esempio, del Toro Farnese si dice che è al Museo Archeologico Nazionale di Napoli senza citare la Soprintendenza archeologica che lo gestisce. Allo stesso modo il Trono Ludovisi sta al Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, di cui nessuno si sognerebbe di citare il gestore e cioè la Soprintendenza archeologica di Roma. Perché dunque non si dovrebbe dire anche, semplicemente e chiaramente, Museo delle Antichità Egizie di Torino?

Un amico mi ha ricordato che non tutti i beni del Museo Egizio sono gestiti dalla Fondazione, perché alcuni sono ancora a gestione ministeriale e saranno trasferiti alla Fondazione a breve. Dunque la precisazione nelle didascalie servirebbe a chiarire se quell’opera è già gestita dalla Fondazione oppure no. Ma ciò non aiuta a chiarire il mio dubbio: perché in genere il gestore non appare nelle didascalie delle opere, mentre nel caso della Fondazione sì? Che cos’ha la Fondazione di così speciale da figurare di fatto come un proprietario? Perché questa è la conclusione a cui giunge chi non sa tutta la storia (cioè la maggioranza della gente). Perciò vi prego, trovatemi una spiegazione. Trovatemi una storia plausibile e capace di fugare ogni possibile e vago sospetto, che dietro quel gioco di parole ci sia in realtà un trucco.

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image002Siete a Roma mercoledì 11 dicembre alle ore 17? Allora siete precettati, tutti alla Sala Centofiori in via Goito 35.  Per una buona causa, ovviamente.

E’ la causa dei poveri abitanti di Reggio Calabria che negli anni sono stati privati di tutto: treni, strade, aerei (si parla pure di chiudere l’aeroporto), e da quattro anni anche del loro museo più bello: il Museo della Magna Grecia è una delle meraviglie del mondo, conserva tesori incredibili oltre ai Bronzi di Riace, ma da quattro anni è in ristrutturazione. Aprire la sala dei Bronzi (accadrà tra pochi giorni) non basta, e non basta la promessa di concludere l’allestimento per la prossima primavera perché alle promesse i reggini non credono più. Vogliono vedere i fatti, e cioè un museo aperto e funzionante, una città accogliente, infrastrutture per portare e accogliere i turisti, e una politica del turismo seria e programmata. Chiedono insomma quel che un paese civile ha da sempre, ma loro non hanno mai avuto. Così, con la scusa che tanto laggiù non c’è nulla, ogni tanto qualcuno prova a portarsi via i Bronzi di Riace, cioè l’attrazione più grande della città. Ma non vi è mai riuscito perché ha trovato l’opposizione di Soprintendenti seri e combattivi, e di una città che ha saputo mobilitarsi e continua a insistere per avere ciò che le spetta.

Mercoledì prossimo venite alla conferenza per dire, assieme a Gherardo Colombo e a tanti amici, che noi siamo dalla loro parte.

 

Il Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace

e del Museo Nazionale della Magna Grecia

invita alla

CONFERENZA STAMPA

Reggio Calabria, il Museo, i Bronzi

Il diritto dei cittadini alla valorizzazione dei beni culturali nel proprio territorio

 

Intervengono: Gherardo Colombo, presidente Garzanti Libri

Francesco Alì e Pasquale Amato, fondatori del Comitato Bronzi – Museo

Modera: Cinzia Dal Maso, giornalista

 

Mercoledì 11 dicembre 2013, ore 17, Associazione Centofiori, via Goito 35, Roma (altro…)

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