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Archive for the ‘Pompei’ Category

E’ stato una riflessione di Giuliano Volpe intervenuto a Roma alla presentazione del volume di studi e ricerche dedicati ad Adriano e la Grecia a sollecitarmi la curiosità: “Solo il 3% dei Luoghi del Cuore del FAI sono siti archeologici” ha detto con tono preoccupato il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici; soggiungendo che, nonostante noi addetti ai lavori si sia portati a credere il contrario, i monumenti archeologici restano sostanzialmente distanti ed estranei al comune sentire e al cuore degli Italiani.

Sono andata a scartabellare…Ogni due anni il FAI (Fondo per l’Ambiente italiano) organizza un censimento dei luoghi di interesse storico-artistico più amati nel nostro Paese. Al termine, spogliate migliaia di schede, colosseo 1si provvede a redigere un elenco. Alcuni dei siti prescelti, potranno essere restaurati.

Giusto, sbagliato, fondi pubblici, interventi privati… Si tratta certo di una lodevole iniziativa che, volutamente, parte dal basso. La parola è restituita ai cittadini, valorizzazione e tutela si muovono sulla scia delle segnalazioni dalla gente. Non è più un lontano Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che, da lontano, decide cosa, quando e come procedere con segnalazioni ed eventuali interventi conservativi e di fruizione, ma chi nel territorio ci è nato, ci vive, ci passeggia, ci spende le sue giornate a segnalare scelte e necessità.

Quarantacinque ad oggi le realtà monumentali che, “curate” dal FAI, sono state restituite alla cittadinanza: il parco ed il castello (altro…)

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8a918d64cc6e3c447d0325a54bff0edc5ee6dDunque, secondo il nuovo decreto legge su cultura e turismo, di cui per ora abbiamo solo un riassunto, possiamo finalmente fare click nei musei dello stivale senza incorrere nelle ire di un custode inferocito, e possiamo pure pubblicare i nostri click dove piaccia a noi, purché senza fini di lucro e a bassa risoluzione. Insomma le Invasioni digitali hanno funzionato, anche se sopra tutto è il clima a essere cambiato. E comunque, che sono poveri click nei musei d’Italia, di fronte alle immagini ad alta risoluzione messe liberamente in rete da grandi musei del mondo, da ultimo il Met, e a fronte del Google Art Project?

E poi arriveranno nuovi commissari, a Caserta e a Pompei (cioè l’attuale direttore generale di Pompei avrà poteri commissariali), e nuovi manager! Wow che bello! Ma non ci sono bastati i fallimenti, pompeiani e non, di commissari e manager? E soprattutto, il cosiddetto manager che competenze avrà? Basta che si chiami, o si faccia chiamare manager? Basta che abbia venduto hamburger e Coca Cola?

Giorni fa ho conosciuto un gentile signore di Philadelphia che si chiama Peter Gould. Un economista che, dopo una vita passata ad amministrare banche e società, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla cultura. Anzi, all’archeologia. Usando le proprie competenze passate per occuparsi di gestione di siti e musei archeologici, e di come questi possono influire positivamente sulla vita sociale ed economica di chi ci vive. E cos’ha fatto a tale scopo il signor Gould? Si è preso un bel PhD in archeologia, ovvio! E’ tornato a studiare perché un buon manager culturale deve sapere dell’uno e dell’altro. Questa è la vera archeologia pubblica, nei paesi dove si sa fare. Dove si formano persone che sanno gestire, come del resto comunicare, ma conoscono anche a fondo il museo o il monumento che gestiscono.

Neppure in Italia mancano invero persone così. Solo che le istituzioni non lo sanno, o non vogliono saperlo. Mettila come ti pare, sono comunque indietro anni luce rispetto a chi nei beni culturali è “in”. E non basta un decreto raffazzonato (l’ennesimo…) a mostrare che ci si è messi al passo coi tempi. Non basta usare le parole magiche: foto libere e manager. Servono esperti, ma esperti veri, che sappiano gestire e comunicare al meglio, con serietà e professionalità, le nostre immense bellezze.

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La bufala campanissima che chissà quale ottima mozzarella potrebbe sfornare è sul Corriere della Sera di oggi. Un lungo articolo firmato da Alessandra Arachi che ha portato a spasso per le rovine dell’antica città l’archeologo texano Darius Arya.

Il prestante archeologo, bellone di origini iraniane, uno smiling type Central Thermae, Herculaneum - mens apodyteriummolto abituato a comparire sui media, durante la passeggiata “chiede di andare alla Terme Stabiane, il più in fretta possibile. E lì dentro gli torna il sorriso. ‘Lo sapevo, lo sapevo che avevano riaperto le Terme. Guardate che meraviglia. L’apopiterio (sic!) è originale e con gli stucchi intatti’. Apopiterio: impariamo un termine nuovo. E’ lo spogliatoio, detto in termini volgari”.

No Alessandra, non impararlo! Quell’ambiente chiamalo piuttosto, in termini volgari, anzi volgarissimi, spogliatoio! Apopiterio? What is that? Magari si voleva intendere apodyterion? Dal termine greco ἀποδυτήριον, da ἀπο+δύω (spogliare, svestire), spogliatoio, appunto?

Ma il web non perdona, registra tutto. Provate, su un qualsiasi motore di ricerca, a digitare il neologismo apopiterio: vi comparirà, solo soletto, l’articolo del Corriere di oggi!

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“La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo hanno nominato in data odierna il direttore generale del Grande Progetto Pompei e il vicedirettore generale vicario. Il ruolo di direttore generale è stato affidato al generale dell’arma dei Carabinieri Giovanni Nistri (…). fig. 1Il ruolo di vicedirettore generale vicario è stato affidato a Fabrizio Magani, direttore regionale dei Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo e responsabile del progetto l’Aquila.” Così recita il laconico comunicato stampa del MIBAC.

Finalmente il 9 dicembre,“in zona Cesarini”, è terminato quel lungo ed estenuante braccio di ferro sulla nomina del Direttore Generale del Grande Progetto Pompei che, almeno da ottobre, aveva visto impegnati su fronti opposti, da un lato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’altro il Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray.

Per capire meglio facciamo qualche passo indietro. Innanzi tutto quali saranno i compiti del Direttore Generale del Grande Progetto Pompei? Si tratta di un lavoro molto difficile ed impegnativo: progettare (scadenza dei progetti:…31 dicembre 2013!!) e portare a fig. 2termine (scadenza 2015) la spesa di ben 105 milioni di euro di fondi europei destinati alla città vesuviana.

Chi è il generale Giovanni Nistri? Profilo altissimo, di primissimo piano. Attualmente comandante della Scuola Ufficiale dei Carabinieri, dal 2007 al 2010 è stato a capo di quel nucleo Tutela del Patrimonio Culturale (TPC)  specializzato nel recupero dei beni culturali, gloria e  vanto nostrani che tanti Paesi stranieri ci hanno invidiato e che alcuni hanno dichiaratamente copiato. (altro…)

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Il nuovo peplum Pompeii sarà il nostro nuovo tormentone? C’è chi ci scommette. Pare fantascienza e invece è storia vera, dice Michael Arbeiter: “A well-known account of seemingly otherworldly happenings in a long-ago land, Pompeii is nearly a fantasy story — a duly profitable genre, of course — but with the bonus of actually having happened. Never underestimate real world weight“.

In teoria ha ragione: è il vero motivo della fama planetaria di Pompei (la città). Ma avete letto la trama del film? C’è l’amore tra uno straniero e una timorata fanciulla, contrastato dal cattivo di turno; ci sono i gladiatori che non mancano mai; e c’è il Vesuvio che seppellisce tutti i cattivi mentre i buoni amanti si salvano. Suona familiare? Beh, basta sostituire Milo, Cassia e il senatore corrotto con Glauco, Jone e Arbace, e si torna indietro di quasi ducento anni a Gli ultimi giorni di Pompei. Il romanzo di Bulwer-Lytton in effetti ha funzionato. Piacerà anche la minestra riscaldata? Da febbraio 2014 nei cinema! (in America)

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mibacChi ha letto l’articolo di Fabrizio Gatti sull’Espresso di oggi? Tesori sprecati. Scandalosi fori imperiali. Peccato che, a parte un accenno fugace al Foro di Cesare, si parli esclusivamente di Palatino e Foro romano. Quale sia la differenza, sicuramente Fabrizio Gatti non lo sa e non si è preoccupato di capirlo, e neppure i redattori del giornale che hanno impaginato e verificato l’articolo. Ovviamente la denuncia ci sta tutta, specie quella sui fantastiliardi spesi l’anno scorso per colmare il Palatino di fiori che sono oramai appassiti lasciando il colle in pericolosa rovina, e quella sui cantieri che non finiscono mai traformando la visita a Foro e Palatino in una corsa a ostacoli (“la Salerno-Reggio Calabria della cultura“). Benemerita è anche la denuncia sul penoso stato dei pochi servizi igienici, delle poche fontanelle e l’assenza di un bar (che costringe i visitatori ad andarsene o accorciare la visita, se non vogliono morire di fame e di sete).

Poi il discorso si allarga a un ampio quadro sullo stato del Ministero, dicendo: se questa è l’area più visitata d’Italia, figuriamoci le altre! Ragionamento azzeccato pure questo, ma il ritratto del Ministero si perde tra una miriade di dati e numeri precisissimi e aneddoti ancor più precisi ancorché triti e ritriti, ma a nostro avviso con poco costrutto. Finisce pure a Pompei perché ovviamente Pompei non può mancare, e accusa la riforma della gestione pompeiana annunciata dal decreto Valore Cultura ancor prima di vederla messa in pratica. Senza osservare che quel decreto non si occupa solo di Pompei ma dell’intera politica culturale italiana, e mira proprio a porre un primo rimedio a molti degli sprechi, le storture e malgestioni dall’articolo denunciate.

Ok abbiamo capito: ora i beni culturali vanno di moda, si dice che dovrebbero diventare il motore della nostra economia, e tutti si lanciano a capofitto sulle orme di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo che alla moda hanno cominciato a credere già qualche anno fa. Però, per favore, informatevi meglio o lasciatevi consigliare meglio. Collaborate con chi conosce questo mondo da sempre. Così voi eviterete qualche gaffe e accusa di cattivo giornalismo, e avrete fatto un servizio vero al paese. Così, invece, è quasi solo danno.

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20130811_pedonalizzazione

Eh sì, continuano ad accadere miracoli in questo strano agosto italiano. Si continua a parlare di monumenti, di risorse culturali, creatività. Anche sotto l’ombrellone o tra le alte cime. Ci si domanda perché Pompei inesorabilmente langue, mentre la mostra sulla città vesuviana del British Museum registra uno dei maggiori incassi di tutti i tempi: la risposta sorge immediata e persino banale al punto che parrebbe quasi inutile parlarne, ma va bene anche così. Ci si accorge poi di chi truffa i poveri turisti in coda agli Uffizi, ai Musei Vaticani o al Colosseo, offrendo loro di saltare la fila e guadagnare tempo, ovviamente a caro prezzo. Beh, ci sono da sempre ma va bene che qualcuno finalmente ne parli e ne faccia un tormentone com’è accaduto nei tiggì dei giorni scorsi. In tivù si è parlato anche a lungo di Pompei, di Venezia e Firenze. Persino in una trasmissione ad hoc sulla rete ammiraglia della Rai dal titolo Petrolio. Apriti cielo si è scatenato il delirio tra gli addetti ai lavori duri e puri: è mai possibile che in questo povero stivale, non si possa parlare di certi argomenti senza rivangare i soliti cliché triti e ritriti? senza urlare che le nostre meraviglie ci dovrebbero arricchire, visto che ne abbiamo più di chiunque altro al mondo? In realtà il tono e il messaggio della trasmissione sono parsi molto più equilibrati dei suoi slogan: si è parlato di buona gestione di bellezze che ci appartengono, che raccontano noi e il nostro passato, e perciò dobbiamo tutelare e far conoscere il più possibile. Anche con una politica turistica adeguata che, nel rispetto di tutti, consenta a noi di campare e di avere le risorse per mantenere in buona salute cotali bellezze. Nulla di più sofisticato, ma quanto basta come messaggio d’agosto. Peccato davvero per quella parola “petrolio” che sarà anche parte del nostro immaginario collettivo e dunque comunicativamente pregnante, ma oramai è pure fuori moda, puzza, inquina e si sta esaurendo.

Pare quasi che non ci meritiamo, o non ci vogliamo meritare, tutte le belle novità di questi ultimi tempi. Un Ministro che pare voler finalmente osare quel che nessuno ha mai osato prima, cioè riformare il Ministero. Prima di Ferragosto ha nominato due commissioni di esperti ed è dunque solo all’inizio, però bisogna pur cominciare no? Lo stesso dicasi per il Sindaco di Roma che, seppure in forma più caotica, pare seriamente intenzionato a ridisegnare tutta l’area dei Fori fino all’Appia antica, a pedonalizzare il Tridente e molti altri luoghi nevralgici della città, a rivoluzionare trasporti pubblici e viabilità. Vi pare poco? Ha appena cominciato, ha fatto qualche errore e ne farà altri, ma per carità sosteniamolo e diamogli fiducia! Sappiamo tutti che via dei Fori Imperiali è sporca, non ci sono servizi pubblici né bar e vi regnano sovrani gli ambulanti. Però è così da sempre, non da oggi. Perché dunque denunciare oggi come ha fatto Italia Nostra? Che peraltro sa bene che, con la pessima legge regionale vigente, gli ambulanti non si possono cacciare da un giorno all’altro perché devi dare loro una collocazione equivalente, così se li sposti dal Colosseo li devi piazzare al Pantheon, a piazza di Spagna o piazza Navona. Serve dunque una soluzione diversa e serve un po’ di tempo per trovarla, visto che chi c’era prima non ha mosso un dito. Italia Nostra, da che parte stai?

In fondo però tutto questo è nulla di fronte alla possibilità di trovarci, domani o tra qualche giorno, senza governo e ripiombati nel caos. Allora sarebbe proprio vero che non ci vogliamo meritare le belle novità e i promettenti inizi. Non sia mai che toccherà ricordarle solo come belle e insolite vampate d’agosto.

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Mai lasciare la strada vecchia per la nuova: ma è mai possibile che su Pompei non riescano a inventarsi nulla di diverso? Attendiamo con (poca) ansia il nuovo polpettone, in uscita a febbraio 2014. Ecco il trailer appena sfornato:

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basilica aemilia@ph CLAUDIA PESCATORI

L’inizio d’agosto è col botto, non c’è che dire. Eravamo abituati, negli anni passati, a bassi colpi di mano agostani che approfittavano delle menti sonnolenti ai monti e al mare per volerle buggerare. Quest’anno invece si cambia musica, o almeno così pare. Certo, non abbiamo concluso bene il mese di luglio tra la follia della nave da crociera Carnival Sunshine arrivata a soli 20 metri da Riva Sette Martiri in Bacino San Marco a Venezia (il 27 luglio), e l’imbarazzante bagarre pompeiana per lo spettacolo di Alessandro Siani (26 luglio), annullato perché gli spettatori paganti si sono trovati tutti i posti occupati da infiltrati. Non abbiamo fatto una bella figura col mondo. E neppure il tira e molla al Colosseo ci ha fatto onore, col Consiglio di Stato che il 31 luglio ha rigettato il ricorso del Codacons ma ha rimandato a dopo l’estate quello dell’impresa Lucci, seconda classificata nella gara d’appalto. Come a dire: in Italia non puoi mai fare nulla, perché c’è sempre qualcuno che ti mette i bastoni fra le ruote, e pare che faccia apposta per tirare tutto all’infinito.

Però il 2 agosto, avete letto il Decreto legge Valore cultura? Ma dico, avete avuto la bontà di cullarvelo un po’ fra le mani? Con un colpo di bacchetta magica, il Decreto intasca tutti gli introiti dei musei per gestirli in autonomia, senza doverli cedere alle Finanze per mendicare poi a fatica qualche briciola. (altro…)

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Processo di Giusta COPChi ricorda la storia di Giusta? E’ nota grazie ad alcune tabulae ceratae trovate nella Casa del bicentenario a Ercolano. Giusta è figlia di Petronia Vitale, e dice di essere nata libera quando la madre era già stata affrancata dal padrone Caio Petronio Stefano. Madre e padrone però sono oramai defunti, mancano documenti che provino l’ingenuitas di Giusta, e la moglie di Petronio Stefano, Calatoria Temide, sostiene invece che Giusta è nata quando la madre era ancora schiava in casa sua. E’ tutta una questione di soldi perché pare che Petronia Vitale, col tempo, abbia raccimolato un bel po’ di beni e denari: se Giusta fosse nata schiava, Calatoria Temidene sarebbe l’erede. Ma per Giusta è anche e soprattutto una questione di dignità, di non essere obbligata a nessuna forma di obsequium verso la presunta antica padrona. Le tabulae raccolgono testimonianze di diversi testimoni ma non dicono nulla sull’esito del processo, discusso addirittura a Roma.

Chi ricorda la filosofa Vibia Tirrena, protagonista delle scoppiettanti Ragazze di Pompei di Carmen Covito? Il Processo di Giusta è la sua nuova prova, il nuovo problema da risolvere, ed è anche un nuovo regalo di Carmen per chi ama il suo scrivere d’antico. E’ un racconto breve ma tessuto con la consueta ironia, la profonda (ma mai esibita) conoscenza dei luoghi e della storia, i pungenti rimandi al presente. Le Ragazze sono sicuramente più sorprendenti e divertenti, mentre in Giusta la storia procede più lineare e forse quasi scontata, ma il colpo di scena comunque non manca. Insomma leggetela, sotto l’ombrellone in traghetto o in poltrona. E buttatevi a pesce anche sulle Ragazze, se non l’avete ancora fatto. Merita davvero.

Barbera editore, pagine 96, euro 9,90

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