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Archive for the ‘Roma’ Category

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Area archeologica centrale di Roma, ecco in sintesi le risoluzioni della Commissione congiunta Stato-Comune, rese note ieri:

  • via dei Fori imperiali resta lì dov’è e diventa un’area pedonale, con una sola corsia di transito per i mezzi pubblici;
  • si torna a passeggiare liberamente al Foro romano, ripristinando una sacrosanta e illuminata decisione di Adriano La Regina;
  • accesso al Palatino anche da via dei Cerchi, trasformando l’area adiacente in hub d’accesso per i grandi gruppi turistici;
  • ripristino dell’arena del Colosseo (proposta Manacorda) e del collegamento con il Ludus Magnus.

Ora che persino gli esperti hanno detto chiaro e tondo, senza se e senza ma, cos’è meglio per la città, signor Ministro e signor Sindaco, cosa aspettate? Fate!

Con una preghiera per il Ministro: nel suo comunicato, un’altra volta, sia preciso. Nel titolo ha parlato di Fori imperiali per indicare tutta l’Area archeologica centrale, come pars pro toto, immagino. Ma perché citare ciò che non è neppure di sua pertinenza? È autogol bello e buono, signor Ministro, e l’ennesimo se mi posso permettere. Nel 2015, la prego, un buon proposito: fare più attenzione!

Ancora auguri di Buon Anno a tutti!

I Fillelleni

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Se Ignazio Marino ce la dovesse fare davvero, lo eleggeremmo miglior sindaco di Roma. In assoluto e nonostante tutto. Lui assieme al suo neoassessore ai Lavori pubblici Maurizio Pucci.

Parlo dell’idea, lanciata ieri, di vendere i sanpietrini e stendere asfalto – fresco, bello, senza buche – sulle vie della città. Se Marino la realizzasse davvero, la città tutta gliene sarebbe grata. Anche quelli che ora gridano allo scandalo, all’affronto alla tradizione, alla volgarità dell’asfalto che soppianterebbe la bellezza del sanpietrino. Anche loro cederanno, di fronte alla possibilità di circolare finalmente per strade che non maciullano gli ammortizzatori e mettono costantemente a rischio la vita dei viandanti. Oggi il sanpietrino viene mediamente posato male, si altera si sposta ed è un vero pericolo per chi ci passa sopra in auto o in moto. Era perfetto per carretti e carrozze, ma non lo è per bus e camion. Suvvia!

Altra cosa sono invece le aree pedonali dove i sanpietrini stanno benissimo. Perché allora non aumentiamo il numero di quelle aree? Perché non concediamo ai romani di passeggiare in santa pace e senza il costante timore di essere travolti, visto che i marciapiedi romani sono pochi e, quando ci sono, sono impraticabili? Chi passeggia si gode davvero i sanpietrini, mentre chi va in auto o in moto li maledice e basta. La soluzione perciò è semplice: sanpietrini e pedoni di qua, asfalto e auto di là. Vere aree pedonali e vere vie di alto scorrimento. Una città civile, insomma.

Santo Marino pensaci tu.

Con in migliori auguri filelleni per un Felicissimo 2015!

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E’ stato una riflessione di Giuliano Volpe intervenuto a Roma alla presentazione del volume di studi e ricerche dedicati ad Adriano e la Grecia a sollecitarmi la curiosità: “Solo il 3% dei Luoghi del Cuore del FAI sono siti archeologici” ha detto con tono preoccupato il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici; soggiungendo che, nonostante noi addetti ai lavori si sia portati a credere il contrario, i monumenti archeologici restano sostanzialmente distanti ed estranei al comune sentire e al cuore degli Italiani.

Sono andata a scartabellare…Ogni due anni il FAI (Fondo per l’Ambiente italiano) organizza un censimento dei luoghi di interesse storico-artistico più amati nel nostro Paese. Al termine, spogliate migliaia di schede, colosseo 1si provvede a redigere un elenco. Alcuni dei siti prescelti, potranno essere restaurati.

Giusto, sbagliato, fondi pubblici, interventi privati… Si tratta certo di una lodevole iniziativa che, volutamente, parte dal basso. La parola è restituita ai cittadini, valorizzazione e tutela si muovono sulla scia delle segnalazioni dalla gente. Non è più un lontano Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che, da lontano, decide cosa, quando e come procedere con segnalazioni ed eventuali interventi conservativi e di fruizione, ma chi nel territorio ci è nato, ci vive, ci passeggia, ci spende le sue giornate a segnalare scelte e necessità.

Quarantacinque ad oggi le realtà monumentali che, “curate” dal FAI, sono state restituite alla cittadinanza: il parco ed il castello (altro…)

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cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_55087d02b29216910a955d11d3f1a2f1Eravamo tutti ieri a Palazzo Altemps per la presentazione del volume Adriano e la(Electa), ma non sapevamo che, oltre a bei discorsi, avremmo anche ammirato immagini di strabilianti novità. Perché l’estate scorsa a Villa Adriana, proprio mentre era in corso la mostra di cui il volume presentato ieri è il contributo specialistico, sono venute alla luce statue che più “greche” non si può.

Copie romane, certo, anzi adrianee, ma di grandi originali greci in bronzo come il Doriforo di Policleto: delle gambe, un busto, e una testa superba, veramente raffinata, con ciocche di capelli elaboratissime, e i denti che s’intravedono tra le labbra socchiuse. Insomma un capolavoro. E poi una statua di Horus, il dio-falco egiziano, alta circa un metro e mezzo e analoga a quella, più piccola, trovata nel santuario degli dei egizi di Maratona (che l’estate scorsa era proprio in mostra), a rimarcare gli aspetti egittizzanti già riscontrati in passato nel medesimo luogo. Romani in tutto e per tutto sono invece un frammento di statua di personaggio con armatura, forse un imperatore, una gamba di tavolo con testa di leone, una base di statua con ariete. Ma sono emersi anche capitelli raffinatissimi, frammenti architettonici ancor più belli, e tanti supporti di statue a indicare che ce n’erano parecchie.

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_f0a9a395823e0cad0ab071f9352f31a5Lo scavo in questione è quello della cosiddetta Palestra (così denominata nel Cinquecento da Pirro Ligorio), ripreso proprio l’estate scorsa grazie a un finanziamento Arcus di un milione di euro. Già negli anni passati (2005-2007) erano venuti alla luce gli ambienti multiformi di un complesso edilizio molto elaborato: una grande aula cinta da un doppio portico; un cortile porticato; un giardino pensile sostenuto da varie camere a volta; e quell’edificio a colonne preceduto da un’alta scalinata marmorea che al responsabile dello scavo Zaccaria Mari ha subito suggerito un tempio in onore di Iside, vista la sfinge trovata alla sua base, i numerosi decori egittizzanti, e le statue di sacerdoti isiaci rinvenute nello stesso luogo nel Cinquecento. È dunque un complesso del tutto in linea con le altre bellezze della Villa, una costruzione veramente “imperiale” abbellita anche da molte fontane alimentate addirittura da un acquedotto dedicato.

Lo scavo di quest’anno ha portato alla luce altre stanze dell’edificio “isiaco” con bei pavimenti in opus sectile, e poi, negli ambienti a ridosso del giardino pensile, nell’interro di Cinque-Seicento, questa enorme ricchezza di statue e decori. Splendori e meraviglie. Ma i lavori non sono affatto terminati e, come ha rimarca la Soprintendente archeologo per il Lazio Elena Calandra, “potremo aspettarci ulteriori sorprese”.

Lo scavo e le statue da poco scoperte si potranno ammirare il 7 dicembre prossimo in occasione della Giornata nazionale dell’archeologia.

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19Roma festeggia il bimillenario di Augusto, ma il Mausoleo resta chiuso“. Questo il titolo di un’Ansa di ieri, seguita oggi a ruota dal Giornale. Pare quasi un autogol del ministro Franceschini, visto che gli articoli sono usciti a seguito della conferenza stampa per presentare le molte iniziative statali in occasione del bimillenario dalla morte dell’imperatore Augusto. Ce l’ha messa tutta la soprintendente Mariarosaria Barbera, alla conferenza, a spiegare che il Mausoleo è di pertinenza comunale, e dunque la domanda non doveva essere rivolta a lei ma al sindaco Marino. Ma purtroppo noi gente comune fatichiamo a capire perché ci viene sbandierata una conferenza sul “Bimillenario Augusteo” dove non si parla neppure del Mausoleo. Fatichiamo a credere che, dopo decenni passati a mettere in piedi costosissimi “comitati per le celebrazioni” di pinco pallini qualsiasi, ora l’Italia non abbia avuto il tempo di pensare a colui che, di fatto, l’Italia ha creato e l’ha resa padrona del mondo.

Così ora le iniziative non mancano, ma manca un coordinamento, una cabina di regia che tutto unisca nel nome di Augusto, che spinga il mondo intero a venire quest’anno in Italia, e in particolare a Roma, per ammirare la Roma di Augusto. La città che egli ricevette di mattoni e lasciò di marmo. Dovremmo essere sommersi – adesso e non in autunno – da gente che segue itinerari augustei in lungo e in largo per la città. E invece non c’è nulla neppure un volantino. E poi parliamo di voler incentivare il turismo… (altro…)

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10469677_722045364525466_5974142714926942108_nChi è passato di recente a Roma dalle parti della Colonna Traiana? Sì proprio quella cosa che tutti guardano a testa in su cercando di capirci qualcosa – di isolare qualche episodio della lotta di Traiano contro i Daci di re Decebalo – e poi si ritraggono doloranti e affranti. Beh, un tempo la colonna aveva a destra e a manca le biblioteche, e dai loro balconi al secondo piano qualche scena si ammirava. Ma oggi che fare, oltre a farsi venire il mal di schiena?

Nel Seicento ci fu chi fece incisioni di alcune scene, donandole pure al Re Sole. E nell’Ottocento Napoleone III commissionò delle matrici da cui sono stati ricavati i calchi in gesso che si trovano ancor oggi al Museo della civiltà romana: fino a ieri, chi voleva ammirare da vicino l’arte del “maestro delle imprese di Traiano”, lì doveva andare.

Ma da qualche giorno si può ammirare, proprio sotto il monumento, una riproduzione fotografica del fregio tutto intero. A dire il vero non è bellissima, ma spiega: con brevissime didascalie, racconta cosa rappresentano i singoli rilievi e permette a tutti di ripercorrere quella fortunata campagna militare. Proprio a tutti nessuno escluso: c’è sempre gente lì attorno che guarda, legge, indaga. Anche in pieno mezzogiorno sotto il sole. Nulla spaventa l’indomito turista assetato di sapere traianeo. Ed è bello guardarli mentre discutono, si scambiano opinioni, tornano sui propri passi a riguardar qualcosa. È quasi un gioco, bello e semplice: perché non si è fatto prima? Ma bando alle recriminazioni: godiamoci la festa! E speriamo che quelle foto infondano in alcuni la curiosità di ammirare da vicino i rilievi, ancorché in copia, così il Museo della civiltà romana finalmente si popolerà. Quando riaprirà i battenti, ovviamente. (altro…)

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Eh sì, gli editori dicono che non leggiamo più libri, non li compriamo più. Però se i libri sono introvabili, per forza non li compriamo!

Parliamo di due libri dell’editore Electa: il catalogo della mostra La biblioteca infinita, attualmente al Colosseo, e la guida alla mostra Adriano e la Grecia a Villa Adriana (il catalogo vero ancora non c’è). Un’amica li vorrebbe acquistare ma non si trovano online (e già questa è grossa). È a Roma di passaggio, ha solo un’ora tra un treno e l’altro, e pensa di andare a Palazzo Massimo o al Museo delle Terme: “lì li trovo di sicuro”, pensa. Illusa. “Li abbiamo chiesti più volte all’editore, ma non ce li danno”, dicono ai bookshop. Segno che la mia amica non è la prima, ma che molti hanno visto una delle due mostre senza acquistare in loco il catalogo, e poi hanno pensato che vorrebbero averlo. Oppure hanno pensato di acquistarli direttamente a Palazzo Massimo prima di partire, in modo da non portare pesi. Insomma ci possono essere infiniti motivi per cui i bookshop del Museo Nazionale Romano non l’ultimo museo sulla faccia della terra – nelle sue sedi più frequentate che stanno proprio di fronte a Termini, dovrebbero vendere i cataloghi delle mostre in corso in città. Nossignore si vendono solo ed esclusivamente nella stessa mostra. Ma siete matti?

Villa Adriana è lontana da Roma ed è già un miracolo che un turista arrivi fin laggiù: per un libro no che non ci torna! E il Colosseo? Il povero turista dovrebbe, nell’ordine: rifare ore di coda sotto il sole, pagare un biglietto più che salato, farsi largo tra le orde che invadono d’estate il Colosseo, e dunque affannarsi e sudare per un paio d’ore e forse più, solo per acquistare il catalogo? Non lo farà mai! Non stiamo parlando di marziani, di concorrenza o che, ma di mostre realizzate tutte dallo stesso editore, che ne ha pubblicato tutti i cataloghi e ne gestisce tutti i bookshop. Anche se non vendesse nemmeno un catalogo, la sua sola presenza nei bookshop sarebbe una forma di pubblicità a costo zero. Perché rinunciarvi? Beh, l’amica con un’ora sola di tempo aveva anche una terza richiesta: il catalogo de La gloria dei vinti, mostra in corso a Palazzo Altemps che sta vicino a piazza Navona, ma fa comunque parte del medesimo Museo Nazionale Romano. Quello almeno c’era: ci mancherebbe!

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Charlemagne-Image-300x216Sfidare turisticamente il Colosseo a Roma, è dura. È lotta di Davide contro Golia. Ma a quel tempo fu Davide a vincere, come sappiamo; e in fondo qui non si tratta di superare i 6 milioni di visitatori l’anno dell’arena più famosa del mondo, ma di affollare anche altri luoghi della città. Luoghi sconosciuti ai più, citati a malapena dalle guide turistiche generaliste, ma che messi assieme sono spettacolari, e soprattutto raccontano storie romane di un fascino tale, che al confronto i gladiatori impallidiscono.

È così per Carlomagno e le testimonianze carolingie in città: sapevate che in nessun altro luogo al mondo si trovano così tante vestigia dell’epoca come a Roma? Che a Roma si può letteralmente camminare sulle orme di Carlomagno percorrendo le sue stesse strade? Ammirare quel che lui vide o fece costruire, finanziando un programma di rinascita della città veramente “imperiale”? Dalla Crypta Balbi a San Pietro, dalle nobili case e le chiese nei fori alla chiesa dei Santi Quattro Coronati, da Santa Maria in Cosmedin a Santa Prassede a Santa Susanna, per finire con il grande palazzo al Laterano. C’è persino, al foro, l’unica strada di epoca carolingia oggi visibile. Non è meraviglioso tutto ciò? Non potrebbe attirare il nutritissimo gruppo di appassionati di Medioevo, e non solo? Ovviamente c’è già in città chi fa visite guidate sul tema, ma è un manipolo sparuto. Mentre nelle intenzioni di Richard Hodges, presidente di The American University of Rome (ma in passato anche direttore della British School romana), Carlomagno potrebbe diventare un vero asset per Roma e trascinare le folle. Perché no? (altro…)

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Sono Monuments Men veri, quelli che si stanno battendo per salvare dall’abbandono le meraviglie del porto di Roma antica. Il Comitato promotore parco archeologico Fiumicino Ostia antica vuole far conoscere al mondo quell’area immensa, bellissima, interessantissima che ha reso Roma capitale del mondo e sta a due passi, e in parte pure all’interno, dell’aeroporto di Fiumicino. Non è dunque un luogo qualsiasi, ma ha proprio tutto per il successo: c’è un aeroporto internazionale dove passa ogni giorno una valanga di gente, posto proprio dove l’imperatore Claudio prima, e Traiano poi, costruirono il porto di Roma con banchine, magazzini, cantieri navali, di tutto di più. Sono state trovate persino le navi, quando negli anni Sessanta del secolo scorso si realizzò l’aeroporto. E poiché i lavoratori del porto abitavano a Ostia, c’era una strada trafficatissima tra i due luoghi, la via Flavia, ricca ai suoi lati di necropoli, basiliche, locande, terme.

foto 2Cosa facciamo dunque noi di tutto questo ben di dio, di cui ogni viaggiatore in transito a Fiumicino potrebbe godere? Lo teniamo chiuso, ovvio! A parte Ostia antica, tutto il resto – i porti, la necropoli, la basilica, le terme – si apre solo saltuariamente o su richiesta. “Vengono di continuo turisti stranieri, e trovano chiuso”, lamentano al Comitato. “Un turista di passaggio non può sapere di dover telefonare giorni prima, o essere qui negli unici due giorni al mese in cui si fanno le visite guidate ai porti. Così se ne vanno via, delusi”. Per non parlare del Museo delle navi romane – meraviglia per gli occhi – che è chiuso e basta da tempo immemorabile. (altro…)

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Ai luoghi importanti capita sempre così: tutti ne parlano ma nessuno osa studiarli davvero. Era la sorte anche del Mausoleo di Adriano, o Castel Sant’Angelo che dir si voglia, fino a ieri: ci accontentavamo degli studi del capitano Borgatti di oltre un secolo fa. Ma finalmente è giunto un grande architetto a colmare la lacuna: Paolo Vitti ha percorso ogni anfratto del monumento, e ha osservato e visto quel che nessuno aveva notato prima. Lo ha fatto per mesi e mesi e vi torna di continuo. Al punto che i suoi strepitosi risultati, appena pubblicati nel catalogo della mostra Apoteosi. Da uomini a dei, sono già superati da altre sensazionali scoperte. Di tutto parlerà oggi a Roma alla British School, alle ore 18. Da non perdere.

Cos’ha fatto, in breve, Paolo Vitti? Ha osservato con occhio filologico le murature. Ha cercato ovunque le tracce della costruzione originaria, del mausoleo vero e proprio prima che venisse trasformato in fortezza e in palazzo. Così ha scoperto che era circondato da un portico con colonne a tutto tondo, interrotto però sul lato verso ponte dell’Angelo da una falsa porta simile a quella delle pire funebri, come le vediamo disegnate sulle monete. E all’interno Vitti ha trovato tracce di un vestibolo di marmo adiacente alla camera funebre, da cui partivano la rampa verso la falsa porta, e una scala per concedere agli eletti di salire alla sommità, in vista del piccolo tempio per il culto dinastico. Tutto dunque rivela come ogni particolare del mausoleo sia stato pensato per esaltare la divinità dell’imperatore: l’edificio, in questa nuova luce, appare come una sorta d’immensa pira funebre da cui l’imperatore saliva al cielo. Ma c’è molto altro, come fondamenta rifatte perché poco solide, ripensamenti in corso d’opera, metodi costruttivi di complessità inaudita. Il racconto di Vitti è un susseguirsi entusiasmante di indizi rivelatori, una spy story degna di un grande imperatore quale fu Adriano. Per chi potrà ascoltarla, oggi alla British School.

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