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Archive for the ‘Venezia’ Category

CopertinaA Venezia aumentano le presenze turistiche legate alla cultura, ma solo per i grandi eventi. Nei musei, secondo l’Annuario del Turismo 2013 pubblicato dal Comune, non va quasi nessuno. Sono calate le presenze persino a Palazzo Ducale, e perché calino lì, ce ne vuole: bisogna proprio mettersi d’impegno ad allontanare la gente! In effetti le mie recenti esperienze con le istituzioni culturali veneziane dicono che ci stanno mettendo tutto l’impegno possibile. Non sono solo obsolete: sono rimaste all’età della pietra.

Ho scritto due capitoli per un libro molto bello, pensato e realizzato con cura e con garbo: parla di come gli uomini abbiano saputo sopravvivere in ambienti ostili, riuscendo spesso a trasformare le difficoltà ambientali in vantaggio (Uomini e ambienti. Dalla storia al futuro, a cura di Paolo Cesaretti e Renato Ferlinghetti, Bolis edizioni per Ubi Banca, Bergamo 2014). I veneziani, per esempio, hanno dovuto imparare ad abitare la laguna: hanno costruito un’intera città sull’acqua e reso relativamente stabile l’ecosistema lagunare che è instabile per definizione. Hanno insomma “costruito” la laguna e fatto della laguna il loro punto di forza, mentre oggi al contrario la lasciano languire. Poi ho scritto il capitolo sul rapporto tra Roma e il Tevere, e nel libro si parla anche di canali lombardi e praterie liguri, di popolamento delle montagne e di carsismo. Si parla di molto paesaggio italiano costruito dagli uomini nei secoli, e che ora in pochi decenni sta svanendo. Si parla di molta Italia, e la ricerca iconografica ha dovuto spaziare da un capo all’altro dello Stivale. Ebbene: tutti i musei, le biblioteche, gli archivi interpellati dall’editore per ottenere le immagini richieste dagli autori, le hanno fornite in tempi abbastanza brevi. In alcuni casi brevissimi, come Roma dove il servizio fotografico dei Musei Comunali fornisce tutto praticamente in tempo reale. Solo Venezia ha creato problemi. Insormontabili. (altro…)

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Non serve aggiungere molto al comunicato diffuso dal Comitato No Grandi Navi dopo la soluzione proposta dal Governo per la regolamentazione del crocierismo a Venezia. Pare una non-soluzione, soprattutto per la mancata cancellazione del terminal crociere in Marittima, ma in ogni caso è un passo avanti. La strada è ancora lunga e in salita, però la voglia di marciare c’è, e anche quella di insistere per tenere a galla, finché possibile, la nostra povera Venezia.

Ecco il comunicato:

Venezia, 5 novembre 2013

Così non avremo solo il terminal crociere in Marittima con lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, oppure il nuovo terminal crociere a Porto Marghera. No, li avremo tutti e due! Questo, almeno, per chi crede davvero che in futuro verrà dato al sindaco, Giorgio Orsoni, il contentino del “suo” nuovo porto crociere nel luogo che prima o poi avrà la cortesia di indicare alla città.
A leggere il suo comunicato, il sindaco abbozza e gongola nonostante la pesante sconfitta sullo scavo del Contorta, ma se qualcuno crede di spegnere il movimento cittadino contro le grandi navi agitando altrettanti contentini come la riduzione dal 1. gennaio 2014 del 20 per cento delle navi oltre le 40 mila tonnellate di stazza lorda in Bacino San Marco o il divieto di accesso in laguna delle navi oltre le 96 mila tonnellate dal 1. novembre 2014 si sbaglia di grosso.
Incassiamo quel po’ di buono che c’è nella decisione romana, lo consideriamo come una prima vittoria della nostra mobilitazione che ha portato a livello mondiale lo scandalo del crocerismo a Venezia, ma la battaglia certo non si ferma e prosegue, spostandosi intanto in sede di Valutazione di impatto ambientale sul devastante progetto del Contorta, dove, non per bontà loro ma perché così dice la legge, dovranno venire valutate “TUTTE” le proposte alternative, compresa quella dell’estromissione dalla laguna delle navi incompatibili.
La regata, come si dice a Venezia, è ancora lunga!

Intervistato da Repubblica TV, il portavoce del Comitato Silvio Testa ha spiegato come il canale Contorta, che verrà scavato per conservare lo scalo crociere in Marittima evitando il transito delle navi davanti San Marco, “è oggi un canaletto e verrà portato a misura di autostrada del mare (…) secondo quelle logiche ottocentesche che hanno devastato la laguna per adattarla a una portualità via via sempre più incompatibile”. Il commento conclusivo di Testa alla soluzione governativa: “a uno che sta morendo di sete, è come aver dato l’acqua col contagocce“. Poca acqua è meglio di niente, però…

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Eh sì, continuano ad accadere miracoli in questo strano agosto italiano. Si continua a parlare di monumenti, di risorse culturali, creatività. Anche sotto l’ombrellone o tra le alte cime. Ci si domanda perché Pompei inesorabilmente langue, mentre la mostra sulla città vesuviana del British Museum registra uno dei maggiori incassi di tutti i tempi: la risposta sorge immediata e persino banale al punto che parrebbe quasi inutile parlarne, ma va bene anche così. Ci si accorge poi di chi truffa i poveri turisti in coda agli Uffizi, ai Musei Vaticani o al Colosseo, offrendo loro di saltare la fila e guadagnare tempo, ovviamente a caro prezzo. Beh, ci sono da sempre ma va bene che qualcuno finalmente ne parli e ne faccia un tormentone com’è accaduto nei tiggì dei giorni scorsi. In tivù si è parlato anche a lungo di Pompei, di Venezia e Firenze. Persino in una trasmissione ad hoc sulla rete ammiraglia della Rai dal titolo Petrolio. Apriti cielo si è scatenato il delirio tra gli addetti ai lavori duri e puri: è mai possibile che in questo povero stivale, non si possa parlare di certi argomenti senza rivangare i soliti cliché triti e ritriti? senza urlare che le nostre meraviglie ci dovrebbero arricchire, visto che ne abbiamo più di chiunque altro al mondo? In realtà il tono e il messaggio della trasmissione sono parsi molto più equilibrati dei suoi slogan: si è parlato di buona gestione di bellezze che ci appartengono, che raccontano noi e il nostro passato, e perciò dobbiamo tutelare e far conoscere il più possibile. Anche con una politica turistica adeguata che, nel rispetto di tutti, consenta a noi di campare e di avere le risorse per mantenere in buona salute cotali bellezze. Nulla di più sofisticato, ma quanto basta come messaggio d’agosto. Peccato davvero per quella parola “petrolio” che sarà anche parte del nostro immaginario collettivo e dunque comunicativamente pregnante, ma oramai è pure fuori moda, puzza, inquina e si sta esaurendo.

Pare quasi che non ci meritiamo, o non ci vogliamo meritare, tutte le belle novità di questi ultimi tempi. Un Ministro che pare voler finalmente osare quel che nessuno ha mai osato prima, cioè riformare il Ministero. Prima di Ferragosto ha nominato due commissioni di esperti ed è dunque solo all’inizio, però bisogna pur cominciare no? Lo stesso dicasi per il Sindaco di Roma che, seppure in forma più caotica, pare seriamente intenzionato a ridisegnare tutta l’area dei Fori fino all’Appia antica, a pedonalizzare il Tridente e molti altri luoghi nevralgici della città, a rivoluzionare trasporti pubblici e viabilità. Vi pare poco? Ha appena cominciato, ha fatto qualche errore e ne farà altri, ma per carità sosteniamolo e diamogli fiducia! Sappiamo tutti che via dei Fori Imperiali è sporca, non ci sono servizi pubblici né bar e vi regnano sovrani gli ambulanti. Però è così da sempre, non da oggi. Perché dunque denunciare oggi come ha fatto Italia Nostra? Che peraltro sa bene che, con la pessima legge regionale vigente, gli ambulanti non si possono cacciare da un giorno all’altro perché devi dare loro una collocazione equivalente, così se li sposti dal Colosseo li devi piazzare al Pantheon, a piazza di Spagna o piazza Navona. Serve dunque una soluzione diversa e serve un po’ di tempo per trovarla, visto che chi c’era prima non ha mosso un dito. Italia Nostra, da che parte stai?

In fondo però tutto questo è nulla di fronte alla possibilità di trovarci, domani o tra qualche giorno, senza governo e ripiombati nel caos. Allora sarebbe proprio vero che non ci vogliamo meritare le belle novità e i promettenti inizi. Non sia mai che toccherà ricordarle solo come belle e insolite vampate d’agosto.

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basilica aemilia@ph CLAUDIA PESCATORI

L’inizio d’agosto è col botto, non c’è che dire. Eravamo abituati, negli anni passati, a bassi colpi di mano agostani che approfittavano delle menti sonnolenti ai monti e al mare per volerle buggerare. Quest’anno invece si cambia musica, o almeno così pare. Certo, non abbiamo concluso bene il mese di luglio tra la follia della nave da crociera Carnival Sunshine arrivata a soli 20 metri da Riva Sette Martiri in Bacino San Marco a Venezia (il 27 luglio), e l’imbarazzante bagarre pompeiana per lo spettacolo di Alessandro Siani (26 luglio), annullato perché gli spettatori paganti si sono trovati tutti i posti occupati da infiltrati. Non abbiamo fatto una bella figura col mondo. E neppure il tira e molla al Colosseo ci ha fatto onore, col Consiglio di Stato che il 31 luglio ha rigettato il ricorso del Codacons ma ha rimandato a dopo l’estate quello dell’impresa Lucci, seconda classificata nella gara d’appalto. Come a dire: in Italia non puoi mai fare nulla, perché c’è sempre qualcuno che ti mette i bastoni fra le ruote, e pare che faccia apposta per tirare tutto all’infinito.

Però il 2 agosto, avete letto il Decreto legge Valore cultura? Ma dico, avete avuto la bontà di cullarvelo un po’ fra le mani? Con un colpo di bacchetta magica, il Decreto intasca tutti gli introiti dei musei per gestirli in autonomia, senza doverli cedere alle Finanze per mendicare poi a fatica qualche briciola. (altro…)

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182118398-0d5bc9ef-8d4a-46ca-9221-36e65a5b4518L’ha dichiarato ieri a Repubblica Gianni Berengo Gardin in un’intervista che merita leggere tutta. E merita guardare le foto da lui scattate in questi ultimi mesi: denuncia molto più forte di mille parole.

Li ho fotografati così perché si vedesse non solo che sono orrendi, ma che fanno terrore“. E ancora: “Sono navi smisurate rispetto alle proporzioni della città, non c’è comune misura. Sono alte il doppio di palazzo Ducale, lunghe il doppio di piazza San Marco. Nessun luogo resiste a questa sproporzione, a questa prepotenza visuale“. Ma non è solo questo: “Io posso immaginare che, vista da lassù, Venezia sia uno spettacolo meraviglioso. Ma in questo modo, vista così, Venezia diventa un modellino, una miniatura, un giocattolo. Non c’è più differenza fra questa Venezia vista dal dorso del mostro e le Venezie artificiali che hanno rifatto in America. Sono la stessa cosa, ormai. Anzi quelle resisteranno meglio e fra un po’ saranno più vere. Lasciamo stare un momento gli incidenti che sono drammaticamente possibili: già adesso queste navi stanno sgretolando Venezia, anche senza toccarla materialmente“.

Giovedì prossimo ci sarà una nuova riunione a Roma, al Ministero delle infrastrutture, per discutere del problema delle grandi navi a Venezia: che discutano non solo badando ad opportunità e opportunismi ma guardando bene, con estrema attenzione, le navi-mostro di Gianni Berengo Gardin.

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marghera10na3Il direttore regionale per i beni culturali del Veneto, Ugo Soragni, ha detto no al Palais Lumiére. Ha detto che l’area dove dovrebbe sorgere il palazzo è sottoposta a vincolo paesaggistico, come ci informano oggi diversi giornali. Che parlano anche dell’appello inviato al presidente Napolitano dai soliti nomi, perché si fermi il Palais. Morale: Soragni ha fatto degnamente il proprio mestiere, e l’appello ce l’aspettavamo. Noi però vogliamo usare la notizia per tornare a parlare di questa benedetta Torre e rispondere un po’ a tutti i commenti giunti al nostro precedente post sull’argomento. Crediamo che si sia troppo focalizzata l’attenzione sulla Torre perdendo di vista il vero messaggio dell’operazione, che è il risanamento di Porto Marghera. Certo, quello di Pierre Cardin non è un gesto generoso ma un investimento ben calcolato, oltre che megalomane. Su quella torre esagerata si può dire di tutto e non intendiamo difenderla. Diciamo solo che Pierre Cardin è stato l’unico che finora ha dimostrato interesse per la riconversione di quello che è uno dei luoghi più brutti e inquinati del Paese. Porto Marghera è come l’Ilva di Taranto, per chi se lo fosse scordato: è il primo della lista di quei luoghi immondi che attendono da tempo immemore una bonifica mai avviata. Chi oggi parla tanto di bel paesaggio, di certo non è cresciuto respirando quell’aria, perché altrimenti ragionerebbe in modo diverso.

Capisco che sia difficile discutere con uno come Pierre Cardin: lui ha fatto un’offerta, prender o lasciare. Lui vuole imprimere il suo marchio ai bordi della laguna. Però io, al posto delle istituzioni, proverei almeno ad avviare una qualche trattativa. Innanzitutto per ampliare la bonifica, che nell’attuale progetto è limitata alla sola area del palazzo, e poi per ridimensionare il palazzo stesso. Magari anche spostarlo se, com’è giusto che sia, il vincolo paesaggistico dev’esser applicato, benché proprio lì (e non solo lì, in laguna) il paesaggio sia così devastato che pare un gigantesco sberleffo al vincolo. Insomma io proverei a fare di tutto per salvare l’idea che, vista l’attuale situazione, è a dir poco rivoluzionaria: l’idea di trasformare quella fetta di laguna da fabbrica dei veleni in luogo vivibile. Restituire al “paesaggio” lagunare la dignità che da decenni ha totalmente perduto, ma che rivendica gran voce perché la dignità di Porto Marghera significa la salvezza di Venezia e della sua laguna. Per questo non sopporto sentire i detrattori ricordare romanticamente Venezia città “a misura d’uomo” che il progetto di Cardin colpirebbe al cuore. Quel lembo di laguna non è più “a misura d’uomo” da quasi un secolo. Che si faccia o no il Palais Lumière, io sono felice che sia servito a far parlare del problema di Porto Marghera, uno dei grandi e sottaciuti problemi d’Italia. Se non fosse stato così grande, non avrebbe fatto notizia. Ora però si è parlato anche troppo e sarebbe tempo di fare finalmente qualcosa, con o senza Pierre Cardin.

Effe

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I talebani della cultura hanno proprio stufato. Ma sanno di cosa parlano, oppure lanciano accuse per partito preso? Noi non ci eravamo ancora espressi sul Palais Lumière che Pierre Cardin vorrebbe costruire a Porto Marghera, perché non conoscevamo bene la zona in questione. Ora ci siamo stati e abbiamo girato a lungo tra quei capannoni vuoti e cadenti, che grazie a Pierre Cardin potrebbero diventare un giardino.  “Venezia è città a misura d’uomo, il Palais ne spezzerebbe l’armonia”, tuonano i talebani uniti. Ma sanno quanto disterebbe il Palais da Venezia? Sette-otto chilometri o forse più. Magari dalla Giudecca qualcosa si vedrebbe di quella torre di oltre 200 metri, ma solo qualcosa. E comunque, da quelle parti ci sono sempre state fior di ciminiere fumanti: ora non fumano più, ma quando fumavano si vedevano eccome! E puzzavano e inquinavano, e mica poco. Però erano altri tempi e facevano comodo a tutti, talebani compresi. Ora, invece, che si trova finalmente qualcuno disposto a risollevare l’orrore delle industrie di Marghera, gli si scagliano tutti contro.  Sarebbe stato facile, per il signor Cardin, aggiudicarsi come tanti altri un bel palazzo sul Canal Grande e farne meraviglie, contribuendo così davvero a snaturare Venezia sempre più. Ha deciso invece di scommettere nella riconversione delle industrie invitando anche altri a seguire i suoi passi. Vuole liberare Venezia dall’orrore che da decenni la circonda, trasformando finalmente Porto Marghera in un luogo “a misura d’uomo”. Certo, potrebbe farlo con qualcosa di più pacato dell’alta torre ma, dicono i progettisti, sarebbe troppo oneroso a causa degli alti costi della bonifica. Forse però c’è anche la volontà di lasciare un segno ai posteri, un segno grande e importante. Da che mondo è mondo, o per lo meno dall’epoca delle Sette meraviglie del mondo, è la grande architettura a dare la misura della grandezza umana, e neppure noi del XXI secolo ne siamo immuni. Almeno Pierre Cardin vuole lasciare il suo segno nell’orrido Porto Marghera, vuole scommettere su ciò da cui tutti fuggono, vuole fare il pioniere e aprire una via, sperando che altri seguano il suo esempio lasciando stare una buona volta la troppo tormentata Venezia. E’ un messaggio forte, un grande messaggio. Se il prezzo di ciò è la megalomane torre, paghiamolo pure. In fondo, dai progetti pare pure bella.

Effe

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Si chiama Divina ma non si muove sinuosa come Sophia Loren, sua madrina. Aveva la grazia dell’elefante quando, sabato scorso, ha fatto la sua prima apparizione in laguna di Venezia. È l’ultima meraviglia della flotta Msc Crociere, il colosso galleggiante più grande mai entrato tra le basse acque lagunari: 333 metri di lunghezza, 60 di altezza per 140mila tonnellate di stazza. Chi l’ha vista dice che faceva paura, benché il suo comandante Giuliano Bossi abbia dichiarato che avanzava in bacino San Marco senza muovere un’onda. Dunque non possiamo tacere: dobbiamo unirci anche noi al coro di proteste levatosi alto in tutta Italia. Anche perché d’ora in avanti si vedrà la Divina in laguna ogni sabato per tutta l’estate. Come si fa a non capire che è una follia? Sicuramente non è facile, in questi tempi di crisi, rinunciare alle orde di turisti crocieristi e ai loro soldoni. Le cifre parlano di decine di migliaia di persone catapultate dalle navi crociera su piazza San Marco, quasi più degli abitanti stessi della città. Navi e folle che mettono però a serio repentaglio il fragile equilibrio della città e della laguna: a questo ritmo, tra qualche anno la bella Venezia potrebbe veramente non esserci più. E’ così difficile capirlo? Difficile intuire che l’uovo ottenuto oggi è in realtà un devastante bluff? Per i commercianti di Venezia, per il porto di Venezia, per chi a Venezia vive e vuole continuare a vivere, e per il mondo intero.

Effe

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E’ online una petizione per cacciare una volta per tutte le grandi navi da crociera dalla laguna di Venezia. Per sollecitare il governo a fare quel che aveva promesso a parole, ma nei fatti ignora. Non c’è più tempo da perdere. Firmiamo tutti!

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Maria Luisa Massaggia era la mia insegnante di lettere del Liceo. Mia come di generazioni di veneziani, che l’hanno tutti indistintamente amata. E’ morta a 81 anni dopo una vita di sofferenze, ma per tutti era semplicemente una donna meravigliosa. Camminava col bastone, un po’ curva, ed era comunque elegantissima. Di quell’eleganza così ricercata perché è eleganza dell’anima, prima che esteriore. Era una veneziana autentica come ce ne sono ancora pochi, forse quasi nessuno. La sua scomparsa sarà una perdita gravissima per la città intera. Ho scritto di lei in un mio post di qualche tempo fa. Le mando il mio saluto e la ringrazio, riportando le mie parole di allora:

Era proprio una gran donna, la mia insegnante di lettere del liceo (il Foscarini a Venezia, si chiamava Maria Luisa Massaggia), che spesso e volentieri ci parlava in dialetto. Un veneziano pulito, nobile, elegante. Una bellezza. Voleva dirci, col suo nobile fare: dovete difendervi dall’omologazione linguistica, difendere ciò che è vostro e mantenerlo in vita. Lei che, peraltro, parlava non so quante lingue e c’incoraggiava a leggere romanzi nelle lingue originali, e la critica appena usciva nella lingua i cui usciva senza attendere la traduzione. Se non si è in grado di apprezzare i propri valori, non si apprezzano neppure quelli altrui. Internazionale è chi sa sentirsi a casa a Venezia come a Helsinki, a Parigi come nella Terra del Fuoco. Chi sa fare ricerca collaborando con colleghi da ogni parte del globo, ma a casa sua, perdio, parla e difende la lingua sua.

I suoi funerali sono proprio questa mattina nella chiesa della Madonna dell’Orto. Salve, Luisa.

Effe

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