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Archive for the ‘Libia’ Category

Come andarono realmente le cose a Leptis Magna, ce lo racconta Roberto Bongiorni sul Sole 24 ore del 9 settembre: è vero che Gheddafi avrebbe voluto trasformare l’area archeologica in una polveriera, ma è stato tenuto alla larga dal personale di tutela che ha anche messo al sicuro alcune opere mobili importanti, e soprattutto dai cittadini che hanno fatto da scudo umano. Beh, se avesso proprio voluto, Gheddafi sarebbe tranquillamente passato sul cadavere dei cittadini ma forse, a dar credito a questo racconto, la resistenza civica (udite udite, in Libia!) l’ha convinto a desistere.

Come stanno davvero le cose a Selinunte e quanto sia folle e ingenuo oggi progettare una ricostruzione del Tempio G, ce lo spiega chiaramente Giuseppe Voza su Repubblica Palermo del 10 settembre (qui richiamata da PatrimonioSos). Aggiungiamo solo l’assurdità persino di pensare progetti così pomposi proprio quando i soprintendenti d’Italia sono costretti a riunirsi a Padula per tentare di salvare il salvabile di un ministero allo sfascio, con personale che si riduce sempre più (senza i promessi rimpiazzi, almeno per ora neppure a Pompei), obbligato a fare le ispezioni in tram anche in aperta campagna (come non si sa), e costretto dai tagli al bilancio a chiudere musei e siti nei weekend quando notoriamente i visitatori abbondano. L’hanno già fatto in provincia di Brescia e a Palermo. A che serve ricostruire il Tempio G se poi Selinunte chiude?

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Finalmente giungono dalla Libia notizie di prima mano. E sono buone. Sabratha, Leptis e Cirene avrebbero subito solo lievissimi danni. Lo dice France Presse, facendo la cronaca del sopralluogo a Sabratha del nuovo Ministro per le antichità della Libia Fadel Ali Mohammed. E citando analoghi sopralluoghi nelle altre due città. Finalmente abbiamo la conferma di quel che noi abbiamo sempre sostenuto (e sperato) di fronte ad allarmi che ci parevano piuttosto ingiustificati.

Ingiustificato fidarsi acriticamente di dicerie sul fatto che Gheddafi avesse nascosto armi e uomini tra le rovine di Leptis, e ingiustificato accusare il popolo libico di distruzioni e furti senza averne la prova. Certo, in un clima di confusione è facile pensare che qualcuno ne possa approfittare, e bene ha fatto il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, a mettere in guardia il mercato internazionale su una possibile comparsa di antichità libiche in vendita. E forse un grosso furto c’è stato davvero, se realmente è sparito – come si dice – il cosiddetto “tesoro di Bengasi” fatto di monete e altre meraviglie cirenaiche conservate in una banca a Bengasi. Ma sono in molti a sperare che sia stato semplicemente messo da parte, come accaduto già a tesori analoghi di Bagdad e Kabul. Lo speriamo fortemente anche noi. Per il resto, gli allarmi venivano perlopiù lanciati da giornalisti incompetenti che, per esempio, visitavano Cirene (liberata) e ne lamentavano l’incuria mostrando le capre al pascolo tra le rovine. Ma non è cosa di oggi, ci sono sempre state! Da tempo diciamo che se ne dovrebbero andare, però dobbiamo riconoscere che un merito ce l’hanno: tengono l’erba rasata.

Ci sono giunte però anche notizie di belle storie: di chi ha voluto e saputo proteggere il Museo di Tripoli e presidiare molti altri siti. Qualche danno ci sarà sicuramente stato, e forse anche consistente, ma ho sempre voluto credere che le antichità della Libia avrebbero “retto” nel complesso, perché i libici ne conoscono il valore storico e soprattutto sanno bene che sono il loro “altro petrolio“. Potremmo forse insinuare che l’attuale sopralluogo è “di parte” e mira sicuramente a minimizzare i danni nella speranza di far tornare al più presto i turisti nel Paese. Ma una commissione Unesco è già pronta a partire, e farà sicuramente una valutazione abbastanza obiettiva. Però sappiamo fin d’ora che, nel complesso, le meraviglie della Libia sono salve. E ne siamo felici.

Effe

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I have this information from a Libyan colleague I have known for decades and trust: “there is no military presence at all in any archaeological sites in west Libya”

A chi credere? Alla fonte anonima della blogger Dorothy King, oppure all’allarme lanciato dai ribelli libici sui rischi che sta correndo Leptis Magna? Da due giorni i giornali di tutto il mondo continuano a citare la testimonianza di Abu Mohammad, capo dei ribelli nella vicina Zlitan, secondo il quale Gheddafi avrebbe celato truppe e munizioni tra le sontuose rovine della città romana. Certo, il colonnello non si fa scrupoli di usare scudi umani, figuriamoci uno “scudo archeologico”! E’ dunque un’azione possibile al punto che si è già gridato al “rischio di genocidio culturale”. Ma è anche certa? In due giorni, nessuno ha potuto (o voluto) verificare. E già oggi Leptis è sparita da quasi tutti i giornali. Nel caso la notizia sia vera, questa sarebbe una gravissima omissione da parte della stampa che avrebbe il compito di tenere alta l’attenzione su un fatto così grave per evitare che accada il peggio. Però, chissà… questo silenzio suscita una timida speranza nella falsità della notizia. E poi, noi siamo come Tommaso. Possibile che tra tutti i satelliti che vagano nel cielo, e che ci spiano anche dentro i nostri letti, non ce ne sia uno capace di dirci cosa sta accadendo a Leptis?

Effe

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Ha cominciato Savino Di Lernia, direttore della missione archeologica in Acacus, rilasciando pericolose dichiarazioni all’agenzia di stampa Adnkronos: “Ciò che temo di più per il patrimonio archeologico della Libia è che venga usato come forma di pressione e di rivendicazione. Basti pensare alle statue dei Buddha abbattute in Afghanistan dai Talebani. Non mi sorprenderebbe se ora, di fronte a una vasta propaganda contro l’Italia, ci fosse un gesto dissennato contro i siti archeologici”. E ancora: “Temo che i siti archeologici possano diventare il palcoscenico del conflitto… il patrimonio artistico può diventare merce di scambio, può essere impiegato per affermare o negare l’identità libica”. Rilancia oggi la preistorica Barbara Barich in un’intervista a Pietro Del Re su Repubblica: “Preoccupa e stupisce che non siano state prese precauzioni per tentare di salvaguardare uno dei patrimoni archeologici più preziosi del pianeta”. (altro…)

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