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Archive for the ‘Terrasanta’ Category

2.1.1.2.1.9.1293.2Sì proprio lui, Lawrence d’Arabia. Aveva anche lui giornalisti al suo seguito, “embedded” come si dice oggidì. Lowell Thomas e il suo fotografo Harry Chase passarono un’intera settimana con lui, dopo che erano giunti in Palestina dal Cairo al seguito delle truppe vincitrici del generale Allenby. E una volta tornati in America, hanno fatto fortuna con uno show assolutamente innovativo per quei tempi: immagini che svanivano in dissolvenza, mentre la voce altisonante di Thomas narrava con tono drammatico i fatti di cui era stato spettatore. Ricordava anche le vicende bibliche, mentre mostrava quei luoghi allora tormentati dalla guerra, generando un senso di familiarità negli americani che avevano solo idee vaghe sul Medio Oriente. E la sua voce era accompagnata da musiche pensate per l’occasione, e interrotta sapientemente da riprese aeree che hanno fatto volare milioni di americani sopra le piramidi di Giza come non avrebbero mai neppure sognato. Non era pura cronaca dei fatti ma grande spettacolo, giornalismo-spettacolo. Una vera novità per l’epoca, un’esperienza indimenticabile trasformatasi subito in grande business. Pare innovativa persino oggi, a quasi un secolo di distanza, mentre si guardano le immagini e i filmati raccolti nella mostra online “Journey to the Land of our Past“, curata dal Marist College a cui la famiglia Thomas ha donato l’archivio di Lowell. Feticisti di Lawrence e affini, godetevelo tutto!

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CopticHomilyE se Gesù avesse celebrato l’Ultima cena con Ponzio Pilato e famiglia, anziché con gli apostoli? Se in quell’occasione Pilato si fosse offerto di sacrificare il proprio figlio, per salvare Gesù? E Gesù avesse rifiutato svanendo subito dopo, per mostrare a Pilato che sarebbe potuto fuggire in qualsiasi momento, se avesse voluto? Se, infine, il bacio di Giuda fosse servito a identificare un Gesù che era solito cambiare continuamente aspetto? No, questa non è la solita bufala pasquale ma qualcosa di ben più serio: il testo dell’omelia Sulla vita e la passione di Cristo attribuito a Cirillo di Gerusalemme, vescovo della città nel IV secolo d.C., ma scritto verosimilmente nell’ottavo o nono secolo in quel mondo copto che ha sempre considerato Pilato un santo. E’ difficile immaginare come sia nata l’idea del tutto insolita di quella cena assieme a lui, ma non stona affatto in quel medioevo copto che poco sapeva distingure tra miracoli e realtà. Insomma questa è proprio una bella storia, e ci piace poterla raccontare in luogo della solita bufala che tormentava negli anni passati la nostra Pasqua (vedi qui e qui). (altro…)

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Era scontato ma non del tutto: dal 29 giugno scorso la Chiesa della Natività di Betlemme è entrata a far parte della lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Per una volta, siamo felici di tale riconoscimento e festeggiamo assieme agli abitanti della città. L’Unesco ha pagato caro l’ammissione della Palestina tra i suoi membri, nell’ottobre scorso: gli Stati Uniti e Israele hanno sospeso i loro finanziamenti privandola del 22% delle entrate. Ma l’Unesco ha tenuto duro e ha persino avviato la procedura d’urgenza per inserire il primo sito Palestinese nella prestigiosa Lista durante la riunione appena conclusa a San Pietroburgo.

E’ ovvio che Betlemme non risponde affatto ai requisiti per entrare nella Lista, e infatti la commissione di esperti che l’ha valutata ha emesso un parere negativo. Ma non importa perché questa è una decisione “totalmente politica”, come ha tuonato Benjamin Netanyahu. Una decisione che prova ad aprire un po’ al mondo una città pesantemente divisa dal muro d’Israele,  sempre più minacciata e quasi soffocata dagli insediamenti israeliani e pericolosamente isolata, benché si trovi a pochi chilometri da Gerusalemme. Per una volta, la trita retorica dell’Unesco è messa a servizio di una buona causa: è un messaggio chiaro della comunità internazionale contro i muri di ogni natura e le interminabili ore di coda ai check-point, e un argine concreto all’espansionismo dei coloni israeliani. Per una volta, persino la tanto decantata speranza che il bollino Unesco “porti più turisti” non ci pare mera follia commerciale fine a se stessa. E infatti anche la Cusatodia di Terrasanta e i patriarcati ortodosso e armeno, che da secoli si dividono e contendono la gestione della chiesa, e non guardavano con favore a un’intromissione secolare, si sono adeguati riconoscendo a Cesare Unesco quel che gli spetta.

Effe

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Ci risiamo. Tra un mese è Pasqua e l’ennesima bufala non poteva mancare. Protagonista il solito documentarista Simcha Jacobovici che l’anno scorso aveva mostrato al mondo l’ennesimo chiodo della crocifissione di Gesù, ma nel 2007 aveva rivelato addirittura una tomba dove Gesù sarebbe stato sepolto con tutta la sua famiglia. Ora Jacobovici, affiancato dal professor James Tabor dell’Università del North Carolina, annuncia per la prima volta una scoperta propria, mentre prima aveva interpretato rinvenimenti altrui. (altro…)

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Si parlerà del sito di Qumran e non più solo dei “rotoli del Mar Morto” (i più antichi scritti della Bibbia a noi giunti) trovati in una grotta vicina, che non è ancora chiaro se abbiano relazione col sito oppure no. Lo scopo della nuova ricerca, che si presenterà alla Camera mercoledì 18 alle ore 18, sarà proprio capire qualcosa di più di quel sito, gettando di conseguenza anche qualche luce in più sulla vicenda dei rotoli. Un’impresa così importante da mobilitare alla Camera il ministro Lorenzo Ornaghi, assieme al biblista Marcello Fidanzio, l’orientalista della Sapienza Lorenzo Nigro, il corrispondente Rai da Gerusalemme Claudio Pagliara (R.S.V.P. cerimoniale.adesioni@camera.it). Merita esserci, se siete a Roma. (altro…)

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Si è già detto e scritto molto del riconoscimento della Palestina da parte dell’Unesco (31 ottobre 2011) ragionando sul suo significato e sulle molte possibili ripercussioni e conseguenze a lungo termine. Ne sono state elencate molte ma forse non abbastanza, o forse senza considerare bene le ulteriori implicazioni. Sul piano della politica internazionale, si è osservato come oramai i negoziati bilaterali – su cui continuano a insistere Usa e Israele – abbiano fatto il loro tempo e il riconoscimento della Palestina da parte di un organismo internazionale, lungi dall’essere un atto simbolico, sia destinato a cambiare significativamente i parametri del conflitto. A livello di territorio invece si è subito notato che, quando in futuro alcuni siti storici saranno designati Patrimonio dell’umanità sotto la bandiera palestinese, saranno sicuramente protetti dall’aggressiva espansione delle colonie israeliane. Da oggi insomma la nuova Palestina può cominciare a prendere forma presentando al mondo e tutelando i luoghi cardine della propria storia.

Che non è però una storia solo sua. Cosa accadrebbe se decidesse di candidare un luogo “caldissimo” come Hebron? E vari luoghi di Gerusalemme come per esempio la cosiddetta Città di Davide? Probabilmente il finimondo. Intanto è certo che nel 2012 ripresenterà la candidatura di Betlemme città natale di Cristo, bocciata quest’anno dall’Unesco perché la Palestina non era ancora uno stato membro. Ma anche qui le implicazioni non sono da poco: la candidatura di un sito a Patrimonio dell’umanità deve essere presentata da uno Stato che si fa carico della gestione del sito stesso, mentre ora la Chiesa della natività è gestita congiuntamente da Custodia di Terrasanta, patriarcato greco e armeno. Nessuno dei tre è disposto a fare spazio ai Palestinesi e temono, come ha dichiarato oggi al Servizio di informazione religiosa della Cei il Custode di Terrasanta padre Pierbattista Pizzaballa, che ” i luoghi santi vengano usati a fini politici”. I tre hanno già chiesto ufficialmente all’Autorità nazionale  palestinese di avanzare la richiesta all’Unesco per la città di Betlemme senza la Chiesa. Ma parrebbe richiesta assai bislacca. La posta in gioco è alta visto anche il numero di pellegrini (1,5 milioni nel 2010, 2 milioni ipotizzati per il 2011) che affolla la città. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà. L’appuntamento finale è all’Assemblea generale Unesco a San Pietroburgo nel giugno prossimo.

Effe

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Noi Italiani non siamo gli unici folli. Israele sta per far passare un emendamento a una legge che concederebbe la cessione a privati di tutti i suoi parchi nazionali, aree archeologiche comprese. Ne parla l’Art Newspaper nella sua edizione online. Tutto è nato per l’oramai annoso problema della Città di Davide, luogo immediatamente a sud del Monte del Tempio di Gerusalemme dove si crede che Davide (se mai è esistito) abbia posato la prima pietra della sua città. Oggi buona parte dell’area si chiama Silwan ed è abitata da arabi. Il governo israeliano ha concesso il permesso di scavare a una fondazione privata, Elad, che sta al contempo acquistando case e terreni per allontanare gli arabi da quel luogo così significativo e insediarvi coloni israeliani. Oscura la ricca vita del sito nei secoli, privilegiando solo ciò che potrebbe ricordare Davide e la Gerusalemme successiva. Organizza visite guidate narrando solo la parte ebraica della storia. Oramai Silwan e i suoi incidenti quasi quotidiani sono diventati il simbolo del conflitto in città e dell’uso unidimensionale della storia, e l’auspicata riappacificazione di Silwan è la bandiera di chi non ha mai smesso di sperare nella convivenza pacifica. Il nuovo emendamento, dice l’articolo dell’Art Newspaper che riassume anche chiaramente la questione, mira a legalizzare l’azione di Elad di fronte alle pesanti critiche piovute da ogni parte del mondo. Ma un gruppo di archeologi e storici non ci sta, e ha inviato al Parlamento israeliano una petizione perché l’emendamento venga stracciato. Dice che alimenterebbe interessi politici, non garantirebbe la tutela delle minoranze, e porrebbe in serio pericolo la libertà della ricerca scientifica. Il voto è previsto entro ottobre. Vedremo cosa accadrà.

Effe

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Credevate che Gesù e i discepoli avessero consumato l’Ultima cena il giovedì prima di Pasqua? Nossignori, era mercoledì cioè oggi. Lo dice Sir Colin Humphreys dell’Università di Cambridge facendo calcoli infiniti per concludere che Gesù ha usato un calendario diverso da quello abituale (anche ai suoi tempi oltre che i nostri). E ci pubblica pure un libro, The Mystery of the Last Supper, che se non fosse uscito adesso nessuno lo avrebbe neppure guardato. E difficilmente si sarebbe guardato anche il documentario del canadese Simcha Jacobovici che narra l’ennesimo ritrovamento di un chiodo della crocifissione di Gesù. Chiodo trovato nel 1990 in quella che si è detto essere (ma non provato, che non è possibile) la tomba di Caifa. Il quale non sarebbe, a detta di Jacobovici, il tremendo sacerdote del Vangelo, ma addirittura un seguace di Cristo che avrebbe voluto il chiodo nella propria tomba. Altro che Dan Brown! (altro…)

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