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Archive for the ‘Istanbul’ Category

One_of_the_exterior_facades_of_the_St._John_Stoudios_(Imrahor)_Monastery

E’ la politica nazionale turca e ce ne dobbiamo fare una ragione: tutti gli edifici di culto inutilizzati, li trasformano in moschee. Capiterà presto alla chiesa di San Giovanni in Studion a Istanbul, così come è capitato a Santa Sofia a Trebisonda e all’omonima chiesa di Iznik. E con le voci che corrono, il rischio che anche Santa Sofia di Istanbul segua le stesse orme, è oramai reale. San Giovanni era fino a qualche tempo fa un rudere: una splendida chiesa senza tetto nel cuore della città vicino alla cosiddetta Porta d’Oro. Per capirci, era un po’ come lo Spasimo di Palermo. Ai tempi d’oro, però, il suo monastero è stato il più grande e ricco della città, e la sua regola era modello per tutta l’ortodossia. E’ stato anche un famosissimo centro di studi che ha ospitato per un certo periodo anche l’Università, ma con la conquista ottomana del 1453 è stato abbandonato e col tempo demolito, mentre la chiesa è diventata la moschea Imrahor. Che però incendi e terremoti tra Otto e Novecento hanno pressoché distrutto. Oggi finalmente si sta restaurando ma non perché venga meglio ammirata dai più, bensì per farla tornare moschea. (altro…)

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n_40412_4Non è una battuta né uno scherzo. C’è una Commissione del Parlamento turco che sta esaminando le molte richieste ricevute di restituire Santa Sofia al culto, così com’è stato dal 1453 al 1931 prima della sua trasformazione in museo. La principale di queste richieste è giunta corredata anche da un sondaggio, dove il 97% degli intervistati si dichiara favorevole a far tornare l’edificio una moschea. In fondo non sarebbe male: la sublime costruzione recupererebbe la funzione per cui è stata costruita, benché in origine fosse una chiesa cristiana e non una moschea. E’ però fondato il sospetto che la Commissione parlamentare non accoglierà la richiesta: nel 2012, Santa Sofia è stata il museo più visitato di tutta la Turchia: ben 3.345.347 persone hanno varcato la sua soglia, per un introito di 69.349.316 lire turche, pari a quasi 30 milioni di euro. Saprà il governo turco, affamato com’è di turismo, rinunciare a tale introito? O magari potrebbe farne una moschea a ingresso libero per la preghiera, ma a pagamento per la visita, come accade nelle chiese di Venezia col disappunto dei più. Chissà se a Istanbul funzionerebbe. Staremo a vedere cosa accadrà.

Effe

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Cosa regalerò quest’anno per la Befana a mio suocero (che è Greco):

Costantinopoli del bizantinista Jonathan Harris (Il Mulino, euro 24) perché non spiega ma racconta quella che fu La città per antonomasia. Narra come diventò grande, come seppe creare attorno a sé quell’aura di leggenda che la mantenne in vita e ricca e potente per oltre un millennio, e come la città cadde quando quell’aura svanì. Costantinopoli è innanzitutto il suo mito, e Harris lo rintraccia nell’imperatore nominato da Dio stesso come nella gente comune che vi ha creduto e l’ha perpetuato nei secoli. Racconta come si viveva nella città di favola, e quanto di quella favola sopravvive ancora oggi.

Ma la vera chicca che mio suocero leggerà in un battibaleno è Atene 1687 di Alessandro Marzo Magno (Il Saggiatore, euro 14), giornalista e scrittore di storia militare, ma soprattutto mio coetaneo e frequentatore del mio stesso liceo (nell’altra sezione, però). Che siano stati i Veneziani a bombardare il Partenone e ridurlo in quasi poltiglia, lo sa il mondo intero. Si sa pure che furono costretti a farlo perché lì i Turchi avevano piazzato la polveriera. E tutto ciò ha dato ampio motivo al popolo Greco per parlare male sia dei Turchi che dei Veneziani. Ma quanti sanno come andarono esattamente le cose? Perché la Repubblica di San Marco decise un atto così turpe? E quali furono le conseguenze dell’atto e della guerra? Io, lo confesso, ignoravo completamente tutta la storia. E Alessandro la sa proprio raccontare.

 

Effe

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Ieri è stato giorno di letizia per le antiche barche nostre, anche se forse pochi se ne sono accorti. Tutti gli occhi del mondo erano puntati su Giza dove, con le solite grandi fanfare, si è tolta la prima delle 41 pesantissime lastre di marmo che hanno finora custodito la seconda barca solare del faraone Cheope. Era stata scoperta già nel 1954, ma solo da un paio d’anni si sono trovati i nipponici fondi necessari per il faticosissimo lavoro. Dall’altro capo del Mediterraneo, però, a Istanbul, ieri si annunciava un’altra importantissima scoperta. Lo scavo di Yenikapi, dove per costruire una stazione della metro si è trovato un porto con (finora) 35 navi, ha regalato l’ennesima meraviglia: una barca bizantina, di V secolo, e dunque non così antica come la sua compagna egizia, però sta emergendo tutta intatta, l’intero scafo e tutto il carico, perfetta come se fosse fatta ieri. Una scoperta veramente unica, sensazionale, eccezionale, ma con pochi fari puntati. Fortuna che c’è il Filelleno che se n’accorge.

Effe

 

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