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Archive for the ‘Belle scoperte’ Category

E’ stato una riflessione di Giuliano Volpe intervenuto a Roma alla presentazione del volume di studi e ricerche dedicati ad Adriano e la Grecia a sollecitarmi la curiosità: “Solo il 3% dei Luoghi del Cuore del FAI sono siti archeologici” ha detto con tono preoccupato il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici; soggiungendo che, nonostante noi addetti ai lavori si sia portati a credere il contrario, i monumenti archeologici restano sostanzialmente distanti ed estranei al comune sentire e al cuore degli Italiani.

Sono andata a scartabellare…Ogni due anni il FAI (Fondo per l’Ambiente italiano) organizza un censimento dei luoghi di interesse storico-artistico più amati nel nostro Paese. Al termine, spogliate migliaia di schede, colosseo 1si provvede a redigere un elenco. Alcuni dei siti prescelti, potranno essere restaurati.

Giusto, sbagliato, fondi pubblici, interventi privati… Si tratta certo di una lodevole iniziativa che, volutamente, parte dal basso. La parola è restituita ai cittadini, valorizzazione e tutela si muovono sulla scia delle segnalazioni dalla gente. Non è più un lontano Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che, da lontano, decide cosa, quando e come procedere con segnalazioni ed eventuali interventi conservativi e di fruizione, ma chi nel territorio ci è nato, ci vive, ci passeggia, ci spende le sue giornate a segnalare scelte e necessità.

Quarantacinque ad oggi le realtà monumentali che, “curate” dal FAI, sono state restituite alla cittadinanza: il parco ed il castello (altro…)

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cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_55087d02b29216910a955d11d3f1a2f1Eravamo tutti ieri a Palazzo Altemps per la presentazione del volume Adriano e la(Electa), ma non sapevamo che, oltre a bei discorsi, avremmo anche ammirato immagini di strabilianti novità. Perché l’estate scorsa a Villa Adriana, proprio mentre era in corso la mostra di cui il volume presentato ieri è il contributo specialistico, sono venute alla luce statue che più “greche” non si può.

Copie romane, certo, anzi adrianee, ma di grandi originali greci in bronzo come il Doriforo di Policleto: delle gambe, un busto, e una testa superba, veramente raffinata, con ciocche di capelli elaboratissime, e i denti che s’intravedono tra le labbra socchiuse. Insomma un capolavoro. E poi una statua di Horus, il dio-falco egiziano, alta circa un metro e mezzo e analoga a quella, più piccola, trovata nel santuario degli dei egizi di Maratona (che l’estate scorsa era proprio in mostra), a rimarcare gli aspetti egittizzanti già riscontrati in passato nel medesimo luogo. Romani in tutto e per tutto sono invece un frammento di statua di personaggio con armatura, forse un imperatore, una gamba di tavolo con testa di leone, una base di statua con ariete. Ma sono emersi anche capitelli raffinatissimi, frammenti architettonici ancor più belli, e tanti supporti di statue a indicare che ce n’erano parecchie.

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_f0a9a395823e0cad0ab071f9352f31a5Lo scavo in questione è quello della cosiddetta Palestra (così denominata nel Cinquecento da Pirro Ligorio), ripreso proprio l’estate scorsa grazie a un finanziamento Arcus di un milione di euro. Già negli anni passati (2005-2007) erano venuti alla luce gli ambienti multiformi di un complesso edilizio molto elaborato: una grande aula cinta da un doppio portico; un cortile porticato; un giardino pensile sostenuto da varie camere a volta; e quell’edificio a colonne preceduto da un’alta scalinata marmorea che al responsabile dello scavo Zaccaria Mari ha subito suggerito un tempio in onore di Iside, vista la sfinge trovata alla sua base, i numerosi decori egittizzanti, e le statue di sacerdoti isiaci rinvenute nello stesso luogo nel Cinquecento. È dunque un complesso del tutto in linea con le altre bellezze della Villa, una costruzione veramente “imperiale” abbellita anche da molte fontane alimentate addirittura da un acquedotto dedicato.

Lo scavo di quest’anno ha portato alla luce altre stanze dell’edificio “isiaco” con bei pavimenti in opus sectile, e poi, negli ambienti a ridosso del giardino pensile, nell’interro di Cinque-Seicento, questa enorme ricchezza di statue e decori. Splendori e meraviglie. Ma i lavori non sono affatto terminati e, come ha rimarca la Soprintendente archeologo per il Lazio Elena Calandra, “potremo aspettarci ulteriori sorprese”.

Lo scavo e le statue da poco scoperte si potranno ammirare il 7 dicembre prossimo in occasione della Giornata nazionale dell’archeologia.

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Ci siamo finora astenuti dal commentare gli spettacolari rinvenimenti di Anfipoli (Macedonia orientale), ma adesso, dopo che da Fig, 1mesi un’intera nazione sta con il fiato sospeso ed attende la prosecuzione degli scavi con la stessa ansia con la quale, in genere, si aspetta il risultato della partita di calcio della squadra del cuore, è tempo di dire qualcosa.

Proviamo innanzi tutto a riassumere le puntate precedenti. E’ stato detto e scritto di tutto, di più. Se ne deduce che l’archeologia (questa Cenerentola del mondo accademico), in realtà, è ancora assolutamente capace di catturare, anche per mesi, l’attenzione dei media. E non solo dei media fig. 2di una piccola nazione come la Grecia, perché le notizie sui rinvenimenti di Anfipoli sono rimbalzate sui quotidiani e sulle televisioni di tutto il mondo. Se ne deduce altresì che la buona vecchia etica professionale, quella che vorrebbe che prima di parlare, di rilasciare interviste, di lanciarsi in ipotesi bizzarre ancorché infondate, l’archeologo abbia studiato, abbia letto, abbia fatto riscontri bibliografici, sta a zero.

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Ai luoghi importanti capita sempre così: tutti ne parlano ma nessuno osa studiarli davvero. Era la sorte anche del Mausoleo di Adriano, o Castel Sant’Angelo che dir si voglia, fino a ieri: ci accontentavamo degli studi del capitano Borgatti di oltre un secolo fa. Ma finalmente è giunto un grande architetto a colmare la lacuna: Paolo Vitti ha percorso ogni anfratto del monumento, e ha osservato e visto quel che nessuno aveva notato prima. Lo ha fatto per mesi e mesi e vi torna di continuo. Al punto che i suoi strepitosi risultati, appena pubblicati nel catalogo della mostra Apoteosi. Da uomini a dei, sono già superati da altre sensazionali scoperte. Di tutto parlerà oggi a Roma alla British School, alle ore 18. Da non perdere.

Cos’ha fatto, in breve, Paolo Vitti? Ha osservato con occhio filologico le murature. Ha cercato ovunque le tracce della costruzione originaria, del mausoleo vero e proprio prima che venisse trasformato in fortezza e in palazzo. Così ha scoperto che era circondato da un portico con colonne a tutto tondo, interrotto però sul lato verso ponte dell’Angelo da una falsa porta simile a quella delle pire funebri, come le vediamo disegnate sulle monete. E all’interno Vitti ha trovato tracce di un vestibolo di marmo adiacente alla camera funebre, da cui partivano la rampa verso la falsa porta, e una scala per concedere agli eletti di salire alla sommità, in vista del piccolo tempio per il culto dinastico. Tutto dunque rivela come ogni particolare del mausoleo sia stato pensato per esaltare la divinità dell’imperatore: l’edificio, in questa nuova luce, appare come una sorta d’immensa pira funebre da cui l’imperatore saliva al cielo. Ma c’è molto altro, come fondamenta rifatte perché poco solide, ripensamenti in corso d’opera, metodi costruttivi di complessità inaudita. Il racconto di Vitti è un susseguirsi entusiasmante di indizi rivelatori, una spy story degna di un grande imperatore quale fu Adriano. Per chi potrà ascoltarla, oggi alla British School.

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9eb6a16bb4ace12a3b23780cafc5956e0c892Il Duomo di Pozzuoli era chiuso da cinquant’anni, da quando nel 1964 un incendio lo devastò. Fu anche un incendio rivelatore, però: dietro gli stucchi barocchi apparvero la cella e le colonne del Tempio di Apollo romano. Quel Duomo, insomma, grazie all’incendio è diventato un posto incredibile dove leggere le età della storia su ogni pietra. Dove anche le crepe hanno un perché, un po’ come il Neues Museum di Berlino restaurato da David Chipperfield conservando memoria del bombardamento bellico. Ha dovuto attendere troppo tempo per mostrarsi nuovamente ai più, ma oggi è finalmente giunta la sua ora, e domenica vi si celebrerà la prima messa.

Sarà però un’oasi di vita all’interno di quel Rione Terra dove regnano ancora vuoto e silenzio. E’ il cuore di Pozzuoli ed è silente anch’esso da troppo tempo, dagli anni Settanta quando gli abitanti furono allontanati a causa del bradisismo e delle cattive condizioni igieniche, a cui nel 1980 si aggiunse il terremoto. Da allora il Rione Terra è un luogo surreale, con le transenne che ne bloccano gli ingressi, le case vuote e cupe che incombono sul mare. C’è solo, dal 1993, il timido rumore degli archeologi che scoprono la città romana sotto le case moderne, e dei restauratori che restituiscono decoro ai palazzi cinquecenteschi. Ma anche quei cantieri sono andati avanti a singhiozzo, mettendo periodicamente a rischio un centinaio di posti di lavoro. Nè case né lavoro: questa è la triste verità del Rione Terra, mentre potrebbe essere un gioiello con tante case e infinite possibilità di lavoro. Con un passeggio, bei palazzi, un “cuore” antico unico al mondo che tutto il mondo vorrebbe visitare. Potrebbe essere un centro ricco di gente e di storia, se si abbandonassero i megaprogetti invasivi e pervasivi, e si riportasse l’attenzione sul quotidiano.

E se la riapertura del Duomo segnasse l’inizio della riappropriazione popolare del Rione? Col tempo, senza fretta: nulla avviene dall’oggi al domani. Tutto va pensato, organizzato, pianificato come mai si è fatto da quelle parti. Ma questa ferita aperta nel cuore dei puteolani va assolutamente sanata. Anche perché il Rione Terra è il simbolo della rinascita economica e sociale dell’area flegrea tutta, e dunque non può essere lasciato ancora in balia di megaprogetti senza fine. Si deve riconquistare.  Si può fare.

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Era il 15 aprile, quando alla presenza di numeroso pubblico e dell’ex-sindaco, ora Primo Ministro Matteo Renzi, si è inaugurata a Firenze la nuova libreria Feltrinelli REDRED come rosso, il colore simbolo della catena; RED come acronimo per Read, Eat, Dream: fig. 1“leggi, mangia, sogna”.

Read. Perché il libro resta il centro anche di questi nuovi negozi, il motore primo, il cuore identitario, culturale ed economico dell’impresa. Eat. Perché il cibo è cultura, un precipitato di memoria e sapienza, invenzione e tradizione, bisogno e piacere. E perché il cibo è socialità e condivisione, tempo da trascorre insieme. Dream. E’ l’insieme di architettura, design, comunicazione, percorsi, eventi che fanno di RED un luogo in cui “si vuole andare” e che trasformano in esperienze quelle che altrimenti vivremmo come semplici, quotidiane incombenze”. Così recita la pagina web dedicata (altro…)

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Le sue rocce modellate dalla natura hanno acceso la fantasia umana sin dalla preistoria. C’era chi vi vedeva animali, chi esseri fantastici, chi streghe e mostri. Oggi però sul monte Latmos, nella Turchia occidentale a pochi passi dall’antica Mileto, domina un altro grande mostro: la cava di feldspati. Sono minerali ampiamente utilizzati nell’industria delle ceramiche e il Latmos ne abbonda. Le sue cave sono attive da decenni ma leggi più permissive hanno recentemente scatenato una vera distruzione della montagna intera. Oggi non stanno sparendo solo le straordinarie formazioni naturali, un paesaggio incantato, e una rara foresta di pini. Le cave minacciano direttamente le molte chiese bizantine del monte, coi loro bei dipinti, e pitture rupestri veramente uniche: i primi ritratti di famiglia dell’umanità. (altro…)

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L’annuncio choc è venuto qualche giorno fa nel corso dell’annuale e 27° Convegno di Archeologia della Macedonia e della Tracia. A darlo è stata Angheliki Kottaridi, a capo della 17° Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche.Fig. 0Il proseguire degli scavi nei pressi del grande tumulo di Verghina (l’antica Aigai, in Macedonia), che ha già restituito alcune tombe  attribuite ai membri della dinastia reale, ha portato alla luce altre cinque sepolture.

Tre sono semplici fosse con le pareti coperte da lastre; due, per contro, sono  tombe “macedoni”, cioè a dire tombe a camera con volta a botte e facciata monumentale. Una tipologia funeraria (altro…)

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