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Archive for the ‘Bufale archeologiche’ Category

Ci siamo finora astenuti dal commentare gli spettacolari rinvenimenti di Anfipoli (Macedonia orientale), ma adesso, dopo che da Fig, 1mesi un’intera nazione sta con il fiato sospeso ed attende la prosecuzione degli scavi con la stessa ansia con la quale, in genere, si aspetta il risultato della partita di calcio della squadra del cuore, è tempo di dire qualcosa.

Proviamo innanzi tutto a riassumere le puntate precedenti. E’ stato detto e scritto di tutto, di più. Se ne deduce che l’archeologia (questa Cenerentola del mondo accademico), in realtà, è ancora assolutamente capace di catturare, anche per mesi, l’attenzione dei media. E non solo dei media fig. 2di una piccola nazione come la Grecia, perché le notizie sui rinvenimenti di Anfipoli sono rimbalzate sui quotidiani e sulle televisioni di tutto il mondo. Se ne deduce altresì che la buona vecchia etica professionale, quella che vorrebbe che prima di parlare, di rilasciare interviste, di lanciarsi in ipotesi bizzarre ancorché infondate, l’archeologo abbia studiato, abbia letto, abbia fatto riscontri bibliografici, sta a zero.

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Si chiama pomposamente “Parco monumentale” ma in realtà è un fazzoletto di terra di dieci metri per venti o forse meno. In pratica c’è solo l'”arca funeraria” che custodirà le presunte ossa del povero Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. E dire presunte è già molto, visto che sono state prelevate da un antico cimitero di Port’Ercole nel 1956 assieme ad altre, e sottoposte oggi a un’analisi del Dna che stabilisce solo una lontana probabilità. Ma il sindaco Arturo Cerulli (Nuovo centro destra) ha voluto crederci, così dopodomani, anniversario della morte del grande pittore, i suoi “resti mortali” saranno deposti con cerimonia e gran festa proprio all’ingresso del paese. Saremo lì a vedere, in prima fila, ma già i preparativi sono uno spasso. (altro…)

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La bufala campanissima che chissà quale ottima mozzarella potrebbe sfornare è sul Corriere della Sera di oggi. Un lungo articolo firmato da Alessandra Arachi che ha portato a spasso per le rovine dell’antica città l’archeologo texano Darius Arya.

Il prestante archeologo, bellone di origini iraniane, uno smiling type Central Thermae, Herculaneum - mens apodyteriummolto abituato a comparire sui media, durante la passeggiata “chiede di andare alla Terme Stabiane, il più in fretta possibile. E lì dentro gli torna il sorriso. ‘Lo sapevo, lo sapevo che avevano riaperto le Terme. Guardate che meraviglia. L’apopiterio (sic!) è originale e con gli stucchi intatti’. Apopiterio: impariamo un termine nuovo. E’ lo spogliatoio, detto in termini volgari”.

No Alessandra, non impararlo! Quell’ambiente chiamalo piuttosto, in termini volgari, anzi volgarissimi, spogliatoio! Apopiterio? What is that? Magari si voleva intendere apodyterion? Dal termine greco ἀποδυτήριον, da ἀπο+δύω (spogliare, svestire), spogliatoio, appunto?

Ma il web non perdona, registra tutto. Provate, su un qualsiasi motore di ricerca, a digitare il neologismo apopiterio: vi comparirà, solo soletto, l’articolo del Corriere di oggi!

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La notizia è di questi giorni. Il MIBACT (Ministero per i Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), attraverso la Soprintendenza Archeologica ha bandito un concorso per la copertura del cd. auditorium/Athenaeum di Adriano. Le importanti rovine, rinvenute nel 2008, nel corso degli scavi per la realizzazione della linea C

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della metro, saranno musealizzate e rese friubili grazie ad una copertura trasparente.

La scoperta degli ambienti, venuti alla luce durante i lavori proprio in P.za Venezia (fig. 1), nelle immediate vicinanze  del Palazzo delle Assicurazioni, è considerata, a ragione una delle più importanti degli ultimi (…70/80 così dice la stampa!…) anni. Si tratta di  tre aule a due piani allineate, (altro…)

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Dal trailer pare essere uno scopiazzamento bello e buono un po’ dal Gladiatore e un po’ da 300, con trama e location più che inventate, benché molto ispirate al Gladiatore. E’ Hercules: the Legend Begins (che già dal titolo si prepara a una seconda puntata, in caso di successo della prima), nelle sale statunitensi dal 1 marzo 2014. Tanti combattimenti e muscoli oliati, e pure una scena “alla Sansone”. Il 25 luglio, poi, ritroveremo l’eroe in Hercules: the Thracian Wars, dove guida un gruppo di mercenari violenti e brutali. Si usa insomma il nome “che tira”, il prototipo del guerriero imbattibile e indomito, per fargli fare quel che si vuole in un ambiente vagamente antico, in realtà molto più tardoantico che preistorico. Il richiamo a qualche pallida vicenda nota pare pressoché inesistente.

Avviata col Gladiatore nel 2000, l’invenzione bella e buona dell’antico pare la cifra della nuova ondata di film peplum, priva però dell’inventiva e la forza di un grande regista come Ridley Scott. Questo in una società che al contrario ama rifarsi ai miti antichi, quelli veri, ammirare la loro ricchezza e i loro significati eterni: parliamo di continuo di Antigone dei nostri tempi, di novelli Ulisse e Medea. Pare però che al cinema non basti, che il cinema voglia solo un’anima primordiale antica fatta di forza e violenza allo stato puro. Ma non esageriamo con i giudizi prima del tempo. Staremo a vedere.

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article-2401057-1B6E03DD000005DC-161_634x419Non serve neppure stilare una classifica. La palma di bufala dell’estate è una e una sola: a chi è venuto in mente di dire che il grande tumulo di Anfipoli è la tomba di Alessandro Magno? Solo perché Alessandro “tira” sempre? Perché non c’era proprio null’altro da dire questo Ferragosto, non si poteva ritirare fuori il solito inflazionato palazzo di Ulisse, e allora si è ripiegato sul Grande? E ci sono pure cascati in parecchi! A casa nostra persino la Stampa! Eh, le calure d’agosto… E pensare che bastava fare una velocissima ricerca in rete per scoprire che in quel tumulo si scava oramai dall’estate scorsa, la scoperta è stata annunciata in autunno, e se ne è parlato parecchio negli ultimi mesi (ne abbiamo scritto anche noi tempo fa). Che in effetti è un tumulo imponente e fu certamente costruito per qualcuno di importante, un dignitario macedone visto che sta in Macedonia, ma non di certo Alessandro che – come tutti sanno – fu portato con gran pompa in Egitto. Si è detto, è vero, che lì potrebbero essere stati sepolti Rossane e Alessandro IV, sposa e figlio del Grande che proprio ad Anfipoli furono tenuti prigionieri dopo la sua morte, ma al momento è solo una speculazione, anzi addirittura una suggestione, e in effetti fu presentata come tale dagli archeologi del Ministero della cultura ellenico. Gli scavi nel frattempo proseguono, non sono ancora giunti a completare la messa il luce del tamburo del tumulo, e solo nei prossimi mesi passeranno a indagare il suo contenuto. A voi, signori affamati di scoop, non resta che attendere.

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Non si abusa del termine “mistero” quando si parla dei Giardini pensili di Babilonia: furono una delle Sette meraviglie del mondo magnificate da tutti, ma nessuno ha mai detto dove fossero in realtà. O forse uno solo, quel Berosso babilonese che nel III secolo a.C. si peritò di spiegare bene ai greci la sua antica e gloriosa cultura di fronte alla quale i greci erano quasi dei parvenu. Intendeva in particolare sfatare leggende e dicerie greche, come quelle che volevano le varie regine, l’assira Semiramide in testa, costruttrici di tutta la città. Eh no, reagì Berosso: la città che vedete, quella dalle mura immense e i giardini pensili, è tutta opera del grande Nabucco (come dopo Verdi noi, che volgarizziamo ancor più dei greci, chiamiamo il grande Nabucodonosor). Mistero risolto? Non proprio, perché in tutta Babilonia non c’è un luogo dove collocare con certezza quei benedetti giardini. Ci sono solo varie ipotesi più o meno plausibili, ma nessuna convincente. E poi c’è una signora di Oxford, tale Stephanie Dalley, che da oltre vent’anni continua a ripetere che quei giardini non erano a Babilonia bensì a Ninive. (altro…)

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CopticHomilyE se Gesù avesse celebrato l’Ultima cena con Ponzio Pilato e famiglia, anziché con gli apostoli? Se in quell’occasione Pilato si fosse offerto di sacrificare il proprio figlio, per salvare Gesù? E Gesù avesse rifiutato svanendo subito dopo, per mostrare a Pilato che sarebbe potuto fuggire in qualsiasi momento, se avesse voluto? Se, infine, il bacio di Giuda fosse servito a identificare un Gesù che era solito cambiare continuamente aspetto? No, questa non è la solita bufala pasquale ma qualcosa di ben più serio: il testo dell’omelia Sulla vita e la passione di Cristo attribuito a Cirillo di Gerusalemme, vescovo della città nel IV secolo d.C., ma scritto verosimilmente nell’ottavo o nono secolo in quel mondo copto che ha sempre considerato Pilato un santo. E’ difficile immaginare come sia nata l’idea del tutto insolita di quella cena assieme a lui, ma non stona affatto in quel medioevo copto che poco sapeva distingure tra miracoli e realtà. Insomma questa è proprio una bella storia, e ci piace poterla raccontare in luogo della solita bufala che tormentava negli anni passati la nostra Pasqua (vedi qui e qui). (altro…)

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“Excuse me, where is the Roman temple?”. “Temple, old, archaeology, excavations, where?”. Niente da fare, non ci capiva nessuno nel villaggio di Al-Maraqi ai limiti dell’oasi di Siwa, nel deserto occidentale egiziano. Nessuno capiva le parole inglesi, noi non parliamo né l’arabo né il siwi, e probabilmente eravamo i primi dopo chissà quanto a cercare quel tempio. D’improvviso vediamo un vecchietto: “Iskander?”, ci chiede. Sì Iskander, proprio lui! “Dove?”. “Di là!”. Il tempio era a due passi da noi ma senza Iskander, il Grande Alessandro, non l’avremmo mai trovato. Eppure è un tempio dell’età di Traiano che con Alessandro non c’entra nulla. Però negli anni Novanta è giunta qui una signora greca con molti soldi e molto tempo da spendere, ha scavato non si sa come e a un certo punto ha annunciato ai quattro angoli del globo di aver finalmente trovato la tomba del Grande sotto quel tempio. Ha fatto mille pasticci, quella greca signora che risponde al nome di Liana Souvaltzi: pretendeva di leggere il nome di Alessandro ovunque, anche dove epigraficamente lo spazio non lo consentiva, o erano chiaramente scritte parole diverse come “basileus” o altro. Ha pasticciato al punto che è stata cacciata dallo scavo, il tempio è tutt’ora recintato da filo spinato, abbiamo dovuto insistere col guardiano per poterlo visitare (tra l’altro, è una costruzione veramente molto interessante) e ci è stato proibito di scattare foto.

Liana Souvaltzi però ha fatto la fortuna di quel villaggio: bastava pronunciare il suo nome perché i volti s’illuminassero. Anche nel “centro” di Siwa: evidentemente era simpatica, gentile, generosa. Tutti le vogliono ancora bene, e tutti continuano a credere che quello è davvero il tempio eretto per Alessandro. (altro…)

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Nel museo pubblico più antico del mondo, i Musei Capitolini, fondato nel 1471 da Sisto IV, è in corso la mostra  “L’Età dell’Equilibrio” dedicata ad un periodo florido della Roma antica, quello che va dal 98 al 180 d.C., in cui imperatori di Roma furono Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio.

Nella scheda di presentazione dell’iniziativa culturale, presente sul sito del Comune di Roma, si dichiara:

Infine, tra le iniziative legate a “L’Età dell’Equilibrio” è da segnalare l’ideazione e la distribuzione del giornalino “l’Equilibrista”, un prototipo di quotidiano dell’epoca con contaminazioni di oggi.

Non ci interessa discutere sull’allestimento o sull’idea della mostra, ma vogliamo mostravi il “prototipo di quotidiano” per capirne il senso, se c’è.

A sfogliare “il prototipo di quotidiano dell’epoca con contaminazioni di oggi”, infatti, si avverte subito una sensazione di disagio, di sconcerto, quella che coglie solitamente gli individui di fronte alla banalità, alla mancanza di originalità e all’offesa subita gratuitamente.

Sfogliando le pagine, leggiamo, infatti, articoli che attualizzano il passato, privando di significato e complessità sia il periodo storico oggetto della mostra sia il mondo contemporaneo. Troviamo citazioni di Vasco Rossi e di Obama presentate come dichiarazioni di Traiano, pseudo diete a base di pane secco, dichiarazioni di Adriano per la morte di Antinoo, finte pubblicità di prodotti antichi in stile moderno e il chiacchiericcio tipico dei talk show moderni presentato in salsa imperiale. Non potevano poi mancare le previsione del tempo sull’impero romano. In sostanza una serie di giochi linguistici, doppi sensi e freddure di una banalità e inefficacia disarmanti.  

La promozione della mostra è affidata quindi ad un giornalino che ne presenta le tematiche  in modo volgare. Ma la gravità dell’operazione consiste nel rappresentare per molti l’unica forma di comprensione degli oggetti esposti in mostra. Il catalogo costoso è adatto ad un pubblico di specialisti e ogni altro tipo di “iniziativa” non illustra le opere in modo agevole e accessibile.

Per anni ci hanno insegnato che il passato è una cosa complessa, che non riuscirlo a comunicarlo adeguatamente è un peccato mortale, che bisogna sempre rispettare il visitatore senza disorientarlo. Quando Umberto Broccoli, Soprintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, si presta ad un’operazione del genere, firmando anche un articolo in prima pagina, cosa vuole comunicare? sottovaluta più il pubblico o sopravvaluta più il suo ruolo di venditore di fumo?

Roma si merita veramente questo degrado? Questo stato di abbandono anche del patrimonio culturale? Questa mancanza di originalità e prospettiva?

Ma tutto ciò è ormai pane quotidiano nella Italia ormai provincia di ogni impero.

Per capire ciò ripropongo parte della recensione della mostra londinese “Shakespeare staging the world” (British Museum, 19 Luglio – 25 Novembre 2012) comparsa qualche mese fa sulle pagine della Domenica de Il Sole 24 ore:

“Perché chi non ne sa nulla ne esce emozionato, e chi ne sa molto, ancora di più. Perché è un’esposizione pensata per il pubblico, perché il catalogo della mostra è il catalogo della mostra e parla di quello che c’è, non è un vuoto pavoneggiarsi dei curatori, della cui erudizione a nessuno importa, perché i pannelli delle spiegazioni si capiscono, perché ti dà il tempo di vederla con il tuo ritmo; se vuoi approfondire puoi farlo, se vai di fetta non ti perdi tutto. La chiarezza, da queste parti, è un valore”.

Meditiamo!

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