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Archive for the ‘Historia magistra’ Category

Vi interessa conoscere come, grazie alle sinapsi, i neuroni comunicano tra loro? L’appuntamento allora è a Varese, mercoledì 14 maggio, Padiglione Morselli, aula 2TM. Se invece è sulla geografia e sulla pianificazione dei sistemi turistici che volete informazioni dovete andate oggi stesso a Roma, all’Università degli Studi di Tor Vergata. fig. 1Della sindrome del tunnel carpale e delle vecchie e nuove evidenze nella diagnosi e nel trattamento si è parlato lunedì, sempre a Roma, alla Sapienza nell’edificio di clinica ortopedica, in aula B.

A Napoli (la città che, con i suoi Atenei, è la vera capitale dell’iniziativa) sentirete parlare della decifrazione del codice genetico, della pittura miniaturistica di Benevento al tempo di Arechi II, degli elementi di meccanica quantistica per non fisici; a Genova dell’algoritmo di Gauss;  a Lecce delle specie aliene lungo le coste pugliesi; a Potenza dell’insegnamento retorico e (altro…)

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Sesto-al-Reghena

Perché costruire un’abbazia fortificata nel cuore di una pianura così piatta che più non si può? E cosa c’era di così importante proprio lì, da costringere tutti a ricostruire mura sempre più possenti, e a chiamare grandi artisti per decori splendenti? Per mille anni l’abbazia di Sesto al Reghena, luogo sperduto nella campagna tra Veneto e Friuli, è stata luogo di difesa, di ricchezza, di bella vita e di potere. Giorni fa un gruppo di notabili signori si è riunito lì per un incontro di studio, e mi hanno chiesto di scrivere una presentazione dell’abbazia per la locandina dell’iniziativa. Così mi sono ricordata della domanda che mi aveva sempre assillato ma alla quale, per pigrizia o dimenticanza, non avevo mai dato risposta: perché questo luogo da favola in un posto del tutto improbabile? Quando lo costruirono i longobardi, da lì tutti fuggivano e si rifugiavano nelle lagune. Perché dunque mettere questo caposaldo, e poi perché tutti da Carlo Magno alla Serenissima ci vollero scommettere? Non credete di trovare chiara la risposta nei molti bei libroni che descrivono con dovizia di particolari le meraviglie artistiche dell’abbazia: ovviamente c’è, ma bisogna rintracciarla nel labirinto dei dotti saggi, e orientarsi con calma tra informazioni lacunose che a metterle assieme è una fatica. L’ho fatta, perché le belle descrizioni delle pitture non servono a nulla, se non si coglie il motivo per cui sono state fatte. Ci sono domande di base da cui non si può prescindere, se si vuole davvero capire la storia, ragionare sul nostro passato, e ragionare sul presente come conseguente prodotto di quel che è stato. Troppo spesso invece storici dell’arte e archeologi si perdono nei particolari, trascurando di comunicare innanzitutto l’essenziale. Beh, se vi ho incuriosito su Sesto al Reghena, qui sotto trovate il mio breve scritto. Buona lettura!

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Amnistia, indulto, carceri sovraffollate …. problemi di giustizia, detenuti suicidi, diritti umani calpestati e salate multe da pagare all’Europa, mantra attualissimi che riflettono una realtà disperata e disperante, una realtà che il nostro Paese non sembra in grado di Fig. 2affrontare. Non è di questo però che vogliamo parlare oggi. E’  un altro il punto di vista che intendiamo privilegiare. Al di là dei mantra, le diversificate realtà carcerarie passano sotto traccia, più silenziose, quasi inosservate.

Martedì 15 ottobre si è inaugurata a Massa Marittima (Grosseto) la Mostra “L’arte dentro, dentro l’arte. Etruschi a Santa Teresa di Gavorrano”. E dove sta la novità, mi direte? Una mostra che espone  reperti etruschi emersi nel territorio … La novità è che l’allestimento non è, come di consueto, entro un Museo o una struttura civica, bensì nella Casa Circondariale della Leccetina di Massa Marittima.

Sì. In carcere. E non basta perché guide turistiche saranno gli stessi (altro…)

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1199-Roma-mausoleo_di_augusto

I fatti parlano da soli: nel 2014 cadrà il bimillenario dalla morte dell’imperatore Augusto e il suo Mausoleo, quell’edificio enorme che l’imperatore costruì per ospitare il sonno eterno proprio e dei propri familiari, sarà inagibile com’è da anni. Solo pochi giorni fa il decreto Valore Cultura ha destinato al recupero del Mausoleo due dei dodici milioni di euro necessari al suo recupero e apertura al pubblico così, nella migliore delle ipotesi, l’anno prossimo il Mausoleo sarà un gran cantiere. Eppure qualcuno ci aveva pensato per tempo, ben prima degli inutili proclami di Francesco Giro quand’era sottosegretario ai Beni culturali. Eugenio La Rocca nel 2008, quando lasciò l’incarico di Sovraintendente del Comune di Roma, lasciò anche un progetto per il Mausoleo e dieci milioni di euro per metterlo in opera. Così mi disse martedì scorso, mentre mi illustrava gli splendidi capolavori da lui riuniti per la mostra su Augusto alle Scuderie del Quirinale. Disse anche che ne avrebbe parlato col presidente Napolitano: era determinato e credo che l’abbia fatto. Comunque quel giorno stesso, poco dopo aver disquisito di Augusto e del suo Mausoleo, ho letto su Repubblica il lamento di Paolo Rumiz per l’impreparazione dell’Italia alle celebrazioni sul centenario della Grande Guerra. C’è una commissione che fa progetti ma senza soldi per realizzarli, mentre alcuni tra i luoghi più combattuti in quella guerra, molti memoriali e cimiteri di guerra, sono abbandonati o trascurati. (altro…)

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Proviamo a fare un gioco: se vi dico Rodi, cosa vi viene in mente? Un’estate al mare, mi dirà qualcuno, magari sull’onda della canzonetta… lo spiaggione cementificato di Faliraki, già meta di biondi hippies e di torme di figli dei fiori, mi diranno altri. No, intendevo Rodi, la sua storia. Cosa vi viene in mente? Un caleidoscopio.

E’ forse il Museo Archeologico il migliore indicatore della fantasmagorica Fig. 1stratificazione di storia, genti e  popoli che si sono succeduti sull’isola. In centro città, alla base della via dei Cavalieri, il Museo è alloggiato entro gli spazi già dell’Ospedale di San Giovanni dei Cavalieri, completato nel 1440 dal Gran Maestro Pierre d’Aubusson.

Seguiamo il  file rouge della storia dell’isola. Entrati nella maestosa struttura e, oltrepassatala, dirigiamoci verso le sale, di più recente allestimento, dedicate alla preistoria. Qui emerge con nettezza la fisionomia dei ricchi insediamenti insulari dell’Età del Bronzo. Tornando sui nostri passi, al primo piano, tutto intorno al cortile, si snodano gli ambienti con i materiali delle necropoli di Jalisos, Camiro e di Lindos: dall’Età del Ferro alle figure rosse. I reperti sono  il frutto delle frenetiche campagne di scavo effettuate dagli archeologi italiani negli anni dell’occupazione del Dodecaneso (1912-1948). (altro…)

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E’ da poco uscito l’ultimo romanzo della trilogia che Petros Markaris aveva deciso di dedicare alla crisi economica ellenica. Così dopo Prestiti scaduti (giugno 2011) e l’Esattore (luglio 2012) ecco, Fig. 1puntuale agli inizi dell’estate, La resa dei conti.

In greco, in realtà, il titolo originale dell’opera è Pane, Istruzione, Libertà: il motto ed il comunicato della radio libera degli studenti del Politecnico ai tempi della dittatura dei Colonnelli. I fatti sono ben noti e, grazie ai media, li ricorda anche chi è troppo giovane per averli conosciuti di persona. Erano le 3 del mattino del 17 novembre 1973 quando un tank sfondò i cancelli del Politecnico di Atene che gli studenti avevano occupato da qualche giorno per protesta contro la giunta militare. 42 i morti durante lo sgombero e gli scontri che seguirono. Furono proprio i fatti del Politecnico e le vicende di Cipro a decretare, otto mesi dopo (23 luglio 1974), la fine della dittatura.

I protagonisti sono ancora loro come li conosciamo da sempre: il commissario Kostas Charitos che, a causa della crisi, si vede costretto a lasciare la sua amata SEAT nel parcheggio del distretto ed a servirsi dei mezzi pubblici; la moglie Adriana che si destreggia tra spesa e cenette all’insegna del risparmio più assoluto, soprattutto ora che, uscita la Grecia dall’euro e bloccato il pagamento degli stipendi per tre mesi, la crisi è arrivata anche a tavola; la figlia Caterina che con la collega Mania ha deciso di aprire uno studio per dare assistenza ai tossicodipendenti. Tanto reali che se non fossero personaggi fittizi penseresti di poterli incontrare per strada.

E su tutti la grande e vera protagonista: Atene. La metropoli sconfinata, caotica e spesso in preda ai disordini ed alla protesta sociale. Nelle piazze  e nelle strade immigrati extracomunitari, Greci ridotti in miseria e picchiatori dell’estrema destra sono i protagonisti incontrastati del malessere e della crisi di un popolo intero.

Ma cosa c’entra tutto questo con Pane, Istruzione e Libertà? Quale il legame tra i fatti di ormai 40 anni fa e la fig. 2tragicità dell’oggi? Sono proprio tre ex rivoluzionari, tre eroi del Politecnico, ad essere uccisi e, sui loro corpi, il messaggio di rivendicazione che viene lasciato è sempre lo stesso: Pane, Istruzione e Libertà, appunto. Non è certo nostra intenzione rendere nota la trama del giallo. Lo spunto di riflessione a margine si incunea piuttosto in uno dei risvolti più angoscianti della crisi attuale, certo non solo di quella greca.

E’ inevitabile il confronto o piuttosto lo scontro tra chi al Politecnico è stato e, caduto il regime dittatoriale, ha approfittato di quella ribalta per farsi strada con ogni mezzo e chi invece vive l’oggi, senza lavoro e senza speranza, se non quella di migrare. E’ inevitabile il confronto o piuttosto lo scontro tra una generazione che ha avuto mille occasioni ed opportunità ed è vissuta bruciando tappe e traguardi e chi, oggi, fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Al di là del Commissario Kostas Charitos, di Adriana, del traffico caotico di Atene, delle manifestazioni di At Democracy Doorprotesta, degli extracomunitari, dei picchiatori fascisti, il romanzo mette in scena lo scontro tra due generazioni di padri e di figli. E tra questi ultimi, accanto a chi cerca soluzioni per sopravvivere comunque, c’è chi giudica, critica e censura l’operato dei più grandi.

La riflessione, sospinta anche dal vento della crisi, risulta di estrema attualità anche per quei Paesi che di studenti-eroi, negli scontri del Politecnico, non ne hanno avuti.

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L’amico Fabio Trevisan gira il mondo, e ogni tanto manda notizie curiose a chi si vuole divertire e riflettere un po’. Oggi è giunta questa cronaca di una giornata al mare, troppo bella per non condividerla:

OLYMPUS DIGITAL CAMERASono su una spiaggia dell’India del sud, in vacanza.

C’è un momento della giornata che mi fa ritornare a quando ero piccolo e con mia madre prendevamo il pullman per andare al mare a Grado: è  quando arrivano le comitive di indiani per la giornata al mare.

Vi racconto una giornata-tipo:

ore 9.30: le comitive arrivano nel piazzale davanti alla spiaggia.

ore 9.35: la gente incomincia a scendere dal pullman e  vengono sistemate borse termiche e tavolini.  Intanto i ragazzi estraggono palloni, secchielli e salvagente; alcuni di loro, che vedono il mare per la prima volta, si buttano in acqua vestiti e le madri  gridano perché si tolgano almeno il giubbotto. Ho visto anche una bambina entrare in acqua con il passamontagna dicendo alla madre di avere freddo e la madre ha acconsentito. (altro…)

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