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Archive for the ‘L’antico in noi’ Category

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Se Ignazio Marino ce la dovesse fare davvero, lo eleggeremmo miglior sindaco di Roma. In assoluto e nonostante tutto. Lui assieme al suo neoassessore ai Lavori pubblici Maurizio Pucci.

Parlo dell’idea, lanciata ieri, di vendere i sanpietrini e stendere asfalto – fresco, bello, senza buche – sulle vie della città. Se Marino la realizzasse davvero, la città tutta gliene sarebbe grata. Anche quelli che ora gridano allo scandalo, all’affronto alla tradizione, alla volgarità dell’asfalto che soppianterebbe la bellezza del sanpietrino. Anche loro cederanno, di fronte alla possibilità di circolare finalmente per strade che non maciullano gli ammortizzatori e mettono costantemente a rischio la vita dei viandanti. Oggi il sanpietrino viene mediamente posato male, si altera si sposta ed è un vero pericolo per chi ci passa sopra in auto o in moto. Era perfetto per carretti e carrozze, ma non lo è per bus e camion. Suvvia!

Altra cosa sono invece le aree pedonali dove i sanpietrini stanno benissimo. Perché allora non aumentiamo il numero di quelle aree? Perché non concediamo ai romani di passeggiare in santa pace e senza il costante timore di essere travolti, visto che i marciapiedi romani sono pochi e, quando ci sono, sono impraticabili? Chi passeggia si gode davvero i sanpietrini, mentre chi va in auto o in moto li maledice e basta. La soluzione perciò è semplice: sanpietrini e pedoni di qua, asfalto e auto di là. Vere aree pedonali e vere vie di alto scorrimento. Una città civile, insomma.

Santo Marino pensaci tu.

Con in migliori auguri filelleni per un Felicissimo 2015!

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19Roma festeggia il bimillenario di Augusto, ma il Mausoleo resta chiuso“. Questo il titolo di un’Ansa di ieri, seguita oggi a ruota dal Giornale. Pare quasi un autogol del ministro Franceschini, visto che gli articoli sono usciti a seguito della conferenza stampa per presentare le molte iniziative statali in occasione del bimillenario dalla morte dell’imperatore Augusto. Ce l’ha messa tutta la soprintendente Mariarosaria Barbera, alla conferenza, a spiegare che il Mausoleo è di pertinenza comunale, e dunque la domanda non doveva essere rivolta a lei ma al sindaco Marino. Ma purtroppo noi gente comune fatichiamo a capire perché ci viene sbandierata una conferenza sul “Bimillenario Augusteo” dove non si parla neppure del Mausoleo. Fatichiamo a credere che, dopo decenni passati a mettere in piedi costosissimi “comitati per le celebrazioni” di pinco pallini qualsiasi, ora l’Italia non abbia avuto il tempo di pensare a colui che, di fatto, l’Italia ha creato e l’ha resa padrona del mondo.

Così ora le iniziative non mancano, ma manca un coordinamento, una cabina di regia che tutto unisca nel nome di Augusto, che spinga il mondo intero a venire quest’anno in Italia, e in particolare a Roma, per ammirare la Roma di Augusto. La città che egli ricevette di mattoni e lasciò di marmo. Dovremmo essere sommersi – adesso e non in autunno – da gente che segue itinerari augustei in lungo e in largo per la città. E invece non c’è nulla neppure un volantino. E poi parliamo di voler incentivare il turismo… (altro…)

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Porta d'accesso a Gla, foto di F. Polacco

Porta d’accesso a Gla, foto di F. Polacco

Una bella sorpresa in Beozia: la racconta Fabrizio Polacco su Osservatorio dei Balcani. I cittadini di un paesino, riuniti in un sillogo (più o meno il corrispondente della nostra Pro Loco), hanno deciso di curare loro il vicino sito archeologico, vista l’assenza delle autorità competenti. Prima si sono rivolti a tutti: comune, regione, ministero della cultura e del turismo, ma in tempi di crisi nessuno era in grado di fare alcunché. Così si sono rimboccati le maniche, ciascuno ha offerto qualcosa, e ora si può passeggiare comodamente tra sentieri e rovine non solo dell’antica acropoli di Akrefnio, il paese “virtuoso”, ma anche del vicino santuario di Apollo Ptoo e tra le mura della cittadella micenea di Gla. Lì è tutto pulito o ordinato come non era mai stato: Polacco narra di esservi passato una decina di anni fa ma di non aver potuto visitare nulla perché i siti erano inaccessibili.

Ecco cosa può fare una comunità, se lo vuole davvero, e se c’è qualcuno capace di indicare a tutti un obiettivo utile: può curare la manutenzione ordinaria delle vestigia del proprio passato, e guidare i viandanti e raccontare loro le storie antiche e moderne com’è accaduto a Polacco. Una comunità può sentire le rovine antiche come proprie perché parte della propria storia, e sentire il dovere di conservarle, tenerle pulite o ordinate al pari della piazza del paese o delle case. Può capire che non c’è differenza tra antico e moderno perché è tutto “casa”, ambito della propria vita. In questi luoghi meravigliosi l’archeologia, o l’antico in generale, “fa” la comunità, crea in tutti senso di appartenenza e una missione comune. Non sono pochi, questi luoghi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Ma sono ancora troppo pochi per salvare e dare un senso a tutte le nostre antiche beltà.

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Si chiama pomposamente “Parco monumentale” ma in realtà è un fazzoletto di terra di dieci metri per venti o forse meno. In pratica c’è solo l'”arca funeraria” che custodirà le presunte ossa del povero Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. E dire presunte è già molto, visto che sono state prelevate da un antico cimitero di Port’Ercole nel 1956 assieme ad altre, e sottoposte oggi a un’analisi del Dna che stabilisce solo una lontana probabilità. Ma il sindaco Arturo Cerulli (Nuovo centro destra) ha voluto crederci, così dopodomani, anniversario della morte del grande pittore, i suoi “resti mortali” saranno deposti con cerimonia e gran festa proprio all’ingresso del paese. Saremo lì a vedere, in prima fila, ma già i preparativi sono uno spasso. (altro…)

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didoneperesempio (2)Galatea, per esempio: lei sì che sa raccontare l’antico. Sa fare storytelling, come si dice oggi. “Teleolimpo” è lo slogan dei suoi studenti di scuola media, quando racconta in classe le storie dei greci e dei romani. “Badilate di cultura” è la sezione del suo blog dedicata all’antico. Che convive tranquillamente con i commenti di politica, di società, con le storie di paese (per chi ancora non lo sapesse, Galatea è una delle blogger più seguite del web). E convive così bene l’antico col moderno, che a gennaio un suo post su Didone, scritto ancora nel 2009, ha fatto il giro del web con oltre 300mila lettori, e continua a collezionarne. L’ha letto pure l’editore Castelvecchi che ha proposto a Galatea di fare un libro, ed eccolo qua fresco di stampa, da domani in tutte le librerie.

Bella la copertina eh? E all’interno troverete una galleria di personaggi del mondo antico, dai mitici Ulisse e Penelope ai grandi di Grecia (Temistocle, Pericle, Alessandro) agli imperatori di Roma e le loro donne. Scordatevi però le algide statue che ammirate nei musei, oppure coloratele e fatele muovere, parlare, gridare. Perché Galatea è così, riesce a farti sentire gli antichi un po’ tuoi amici. (altro…)

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Ai luoghi importanti capita sempre così: tutti ne parlano ma nessuno osa studiarli davvero. Era la sorte anche del Mausoleo di Adriano, o Castel Sant’Angelo che dir si voglia, fino a ieri: ci accontentavamo degli studi del capitano Borgatti di oltre un secolo fa. Ma finalmente è giunto un grande architetto a colmare la lacuna: Paolo Vitti ha percorso ogni anfratto del monumento, e ha osservato e visto quel che nessuno aveva notato prima. Lo ha fatto per mesi e mesi e vi torna di continuo. Al punto che i suoi strepitosi risultati, appena pubblicati nel catalogo della mostra Apoteosi. Da uomini a dei, sono già superati da altre sensazionali scoperte. Di tutto parlerà oggi a Roma alla British School, alle ore 18. Da non perdere.

Cos’ha fatto, in breve, Paolo Vitti? Ha osservato con occhio filologico le murature. Ha cercato ovunque le tracce della costruzione originaria, del mausoleo vero e proprio prima che venisse trasformato in fortezza e in palazzo. Così ha scoperto che era circondato da un portico con colonne a tutto tondo, interrotto però sul lato verso ponte dell’Angelo da una falsa porta simile a quella delle pire funebri, come le vediamo disegnate sulle monete. E all’interno Vitti ha trovato tracce di un vestibolo di marmo adiacente alla camera funebre, da cui partivano la rampa verso la falsa porta, e una scala per concedere agli eletti di salire alla sommità, in vista del piccolo tempio per il culto dinastico. Tutto dunque rivela come ogni particolare del mausoleo sia stato pensato per esaltare la divinità dell’imperatore: l’edificio, in questa nuova luce, appare come una sorta d’immensa pira funebre da cui l’imperatore saliva al cielo. Ma c’è molto altro, come fondamenta rifatte perché poco solide, ripensamenti in corso d’opera, metodi costruttivi di complessità inaudita. Il racconto di Vitti è un susseguirsi entusiasmante di indizi rivelatori, una spy story degna di un grande imperatore quale fu Adriano. Per chi potrà ascoltarla, oggi alla British School.

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angelobartoliEra amico di tutti e gli volevamo tutti bene. Conquistava chiunque col sorriso e quell’aria semplice che celava antica sapienza. Angelo era una bella persona, e con semplicità e dolcezza raccontava l’archeologia e l’antico. Ha avvicinato al passato più persone lui di mille libri stampati. Facendo toccare con mano, sperimentare, giocare. Lo fanno in molti, certo, ma pochi con la sua forza, la voglia di indagare e guardare oltre, il suo entusiasmo magnetico. Era questo il suo segreto. Oggi diremmo che aveva la comunicazione nel sangue. Senza pensarci su, senza le tante teorie che c’imbottiscono oggidì: sapeva naturalmente trasmettere agli altri la propria curiosità.

Angelo Bartoli è venuto a mancare il 25 febbraio scorso. Sabato prossimo 17 maggio, alle ore 10.30, si parlerà di lui al Museo Pigorini di Roma. Saremo sicuramente in tanti. Non mancate.

Nel frattempo, se vi va, ho ripescato un pezzo che ho scritto su di lui nel 2004 per Meridiani. C’è tutta la mia ammirazione e il mio affetto per lui. Buona lettura! (altro…)

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9eb6a16bb4ace12a3b23780cafc5956e0c892Il Duomo di Pozzuoli era chiuso da cinquant’anni, da quando nel 1964 un incendio lo devastò. Fu anche un incendio rivelatore, però: dietro gli stucchi barocchi apparvero la cella e le colonne del Tempio di Apollo romano. Quel Duomo, insomma, grazie all’incendio è diventato un posto incredibile dove leggere le età della storia su ogni pietra. Dove anche le crepe hanno un perché, un po’ come il Neues Museum di Berlino restaurato da David Chipperfield conservando memoria del bombardamento bellico. Ha dovuto attendere troppo tempo per mostrarsi nuovamente ai più, ma oggi è finalmente giunta la sua ora, e domenica vi si celebrerà la prima messa.

Sarà però un’oasi di vita all’interno di quel Rione Terra dove regnano ancora vuoto e silenzio. E’ il cuore di Pozzuoli ed è silente anch’esso da troppo tempo, dagli anni Settanta quando gli abitanti furono allontanati a causa del bradisismo e delle cattive condizioni igieniche, a cui nel 1980 si aggiunse il terremoto. Da allora il Rione Terra è un luogo surreale, con le transenne che ne bloccano gli ingressi, le case vuote e cupe che incombono sul mare. C’è solo, dal 1993, il timido rumore degli archeologi che scoprono la città romana sotto le case moderne, e dei restauratori che restituiscono decoro ai palazzi cinquecenteschi. Ma anche quei cantieri sono andati avanti a singhiozzo, mettendo periodicamente a rischio un centinaio di posti di lavoro. Nè case né lavoro: questa è la triste verità del Rione Terra, mentre potrebbe essere un gioiello con tante case e infinite possibilità di lavoro. Con un passeggio, bei palazzi, un “cuore” antico unico al mondo che tutto il mondo vorrebbe visitare. Potrebbe essere un centro ricco di gente e di storia, se si abbandonassero i megaprogetti invasivi e pervasivi, e si riportasse l’attenzione sul quotidiano.

E se la riapertura del Duomo segnasse l’inizio della riappropriazione popolare del Rione? Col tempo, senza fretta: nulla avviene dall’oggi al domani. Tutto va pensato, organizzato, pianificato come mai si è fatto da quelle parti. Ma questa ferita aperta nel cuore dei puteolani va assolutamente sanata. Anche perché il Rione Terra è il simbolo della rinascita economica e sociale dell’area flegrea tutta, e dunque non può essere lasciato ancora in balia di megaprogetti senza fine. Si deve riconquistare.  Si può fare.

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