Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Libri’ Category

Books-05-2000

Eh sì, gli editori dicono che non leggiamo più libri, non li compriamo più. Però se i libri sono introvabili, per forza non li compriamo!

Parliamo di due libri dell’editore Electa: il catalogo della mostra La biblioteca infinita, attualmente al Colosseo, e la guida alla mostra Adriano e la Grecia a Villa Adriana (il catalogo vero ancora non c’è). Un’amica li vorrebbe acquistare ma non si trovano online (e già questa è grossa). È a Roma di passaggio, ha solo un’ora tra un treno e l’altro, e pensa di andare a Palazzo Massimo o al Museo delle Terme: “lì li trovo di sicuro”, pensa. Illusa. “Li abbiamo chiesti più volte all’editore, ma non ce li danno”, dicono ai bookshop. Segno che la mia amica non è la prima, ma che molti hanno visto una delle due mostre senza acquistare in loco il catalogo, e poi hanno pensato che vorrebbero averlo. Oppure hanno pensato di acquistarli direttamente a Palazzo Massimo prima di partire, in modo da non portare pesi. Insomma ci possono essere infiniti motivi per cui i bookshop del Museo Nazionale Romano non l’ultimo museo sulla faccia della terra – nelle sue sedi più frequentate che stanno proprio di fronte a Termini, dovrebbero vendere i cataloghi delle mostre in corso in città. Nossignore si vendono solo ed esclusivamente nella stessa mostra. Ma siete matti?

Villa Adriana è lontana da Roma ed è già un miracolo che un turista arrivi fin laggiù: per un libro no che non ci torna! E il Colosseo? Il povero turista dovrebbe, nell’ordine: rifare ore di coda sotto il sole, pagare un biglietto più che salato, farsi largo tra le orde che invadono d’estate il Colosseo, e dunque affannarsi e sudare per un paio d’ore e forse più, solo per acquistare il catalogo? Non lo farà mai! Non stiamo parlando di marziani, di concorrenza o che, ma di mostre realizzate tutte dallo stesso editore, che ne ha pubblicato tutti i cataloghi e ne gestisce tutti i bookshop. Anche se non vendesse nemmeno un catalogo, la sua sola presenza nei bookshop sarebbe una forma di pubblicità a costo zero. Perché rinunciarvi? Beh, l’amica con un’ora sola di tempo aveva anche una terza richiesta: il catalogo de La gloria dei vinti, mostra in corso a Palazzo Altemps che sta vicino a piazza Navona, ma fa comunque parte del medesimo Museo Nazionale Romano. Quello almeno c’era: ci mancherebbe!

Annunci

Read Full Post »

Quarta edizione per più di 60 mila copie vendute l’ultimo libro di Aldo Cazzullo, una delle firme di punta del Corriere della Sera. E’ stata la curiosità, oltre alla necessità di avere compagnia per un lungo viaggio, a spingermi a comprarlo. Lo spunto è venuto dalle conversazioni config. 1 allievi e nipoti convinti di essere la generazione più sfigata mai esistita sulla faccia della terra.

Nella scelta, non lo nego, è stata importante anche la lettura della quarta di copertina: ” Era un Paese molto più semplice e povero. Facevamo il morbillo e il servizio militare. Giocavamo per strada e avevamo sempre le ginocchia sbucciate. La marcia più alta era la quarta. C’erano le diapositive, Sandokan e i gettoni del telefono. Però il futuro non era un problema, ma un’opportunità”.

Il libro è soprattutto amarcord che, più o meno implicitamente si stacca, si distingue, si differenzia o si contrappone all’oggi. Tutto il resto risulta un po’ annegato, come affogato, nell’incessante ed inarrestabile flusso dei (altro…)

Read Full Post »

51gzNLgiFkL._Cristoforo Gorno è venuto a trovarmi un giorno per portarmi i suoi due romanzi. Non lo conoscevo, l’avevo incontrato il giorno prima grazie a un’amica comune e avevo pensato che avesse una faccia buona. A casa mia ha raccontato poche cose di sé ma le ho ritrovate tutte nel suo ultimo scritto In me io mi salvo. Non so fino a che punto sia autobiografico, ma lo è molto. Di quell’incontro ricordo bene gli occhi di Cristoforo mentre mi faceva capire che stava per diventare papà. Non me l’ha detto direttamente, quasi non ci credesse ancora neppure lui, ma i suoi occhi brillavano di un bagliore complesso, inconsueto, direi magico. Come se quella paternità fosse il traguardo unico e insostituibile di una vita. Ora che ho letto il libro, credo lo sia davvero.

È un libro duro, crudo, potente e penetrante. Scritto col ritmo e la dolcezza di una fiaba, una fiaba a lieto fine, che però nulla concede lungo la via. È una storia di salvezza da un passato molto oscuro, una storia al limite dove il protagonista Bino-Cristoforo riacquista finalmente fiducia in sé e negli altri. E non è più solo. D’improvviso riesce a captare le voci attorno a sé che prima non sentiva. Voci in forma di novelle come le Mille e una notte, uscite dal nostro passato più lontano (eh sì, Cristoforo sa “legger di greco e di latino”) come dal presente. E le voci lo accompagnano, lo guidano, lo costringono a riflettere o a distrarsi. Lo aiutano a uscire dal guscio e aprirsi al mondo, a imparare ad amare.

Forse tutti noi ci dobbiamo salvare da qualcosa. Siamo tutti un po’ soli. Non servono grandi peccati per vivere la profondità della solitudine, magari voltando le spalle a chi ci ama e ci aiuta. Eppure la salvezza è là, di fronte a noi, e basta solo ascoltare le voci che portano a lei. Ma ascoltare, si sa, è l’arte più difficile che c’è.

Questa fiaba delicata, soave e spietata, si legge tutta d’un fiato. E non si scorda più.

Imprimatur, 112 pagine, 11 euro

Read Full Post »

E’ da poco uscito l’ultimo romanzo della trilogia che Petros Markaris aveva deciso di dedicare alla crisi economica ellenica. Così dopo Prestiti scaduti (giugno 2011) e l’Esattore (luglio 2012) ecco, Fig. 1puntuale agli inizi dell’estate, La resa dei conti.

In greco, in realtà, il titolo originale dell’opera è Pane, Istruzione, Libertà: il motto ed il comunicato della radio libera degli studenti del Politecnico ai tempi della dittatura dei Colonnelli. I fatti sono ben noti e, grazie ai media, li ricorda anche chi è troppo giovane per averli conosciuti di persona. Erano le 3 del mattino del 17 novembre 1973 quando un tank sfondò i cancelli del Politecnico di Atene che gli studenti avevano occupato da qualche giorno per protesta contro la giunta militare. 42 i morti durante lo sgombero e gli scontri che seguirono. Furono proprio i fatti del Politecnico e le vicende di Cipro a decretare, otto mesi dopo (23 luglio 1974), la fine della dittatura.

I protagonisti sono ancora loro come li conosciamo da sempre: il commissario Kostas Charitos che, a causa della crisi, si vede costretto a lasciare la sua amata SEAT nel parcheggio del distretto ed a servirsi dei mezzi pubblici; la moglie Adriana che si destreggia tra spesa e cenette all’insegna del risparmio più assoluto, soprattutto ora che, uscita la Grecia dall’euro e bloccato il pagamento degli stipendi per tre mesi, la crisi è arrivata anche a tavola; la figlia Caterina che con la collega Mania ha deciso di aprire uno studio per dare assistenza ai tossicodipendenti. Tanto reali che se non fossero personaggi fittizi penseresti di poterli incontrare per strada.

E su tutti la grande e vera protagonista: Atene. La metropoli sconfinata, caotica e spesso in preda ai disordini ed alla protesta sociale. Nelle piazze  e nelle strade immigrati extracomunitari, Greci ridotti in miseria e picchiatori dell’estrema destra sono i protagonisti incontrastati del malessere e della crisi di un popolo intero.

Ma cosa c’entra tutto questo con Pane, Istruzione e Libertà? Quale il legame tra i fatti di ormai 40 anni fa e la fig. 2tragicità dell’oggi? Sono proprio tre ex rivoluzionari, tre eroi del Politecnico, ad essere uccisi e, sui loro corpi, il messaggio di rivendicazione che viene lasciato è sempre lo stesso: Pane, Istruzione e Libertà, appunto. Non è certo nostra intenzione rendere nota la trama del giallo. Lo spunto di riflessione a margine si incunea piuttosto in uno dei risvolti più angoscianti della crisi attuale, certo non solo di quella greca.

E’ inevitabile il confronto o piuttosto lo scontro tra chi al Politecnico è stato e, caduto il regime dittatoriale, ha approfittato di quella ribalta per farsi strada con ogni mezzo e chi invece vive l’oggi, senza lavoro e senza speranza, se non quella di migrare. E’ inevitabile il confronto o piuttosto lo scontro tra una generazione che ha avuto mille occasioni ed opportunità ed è vissuta bruciando tappe e traguardi e chi, oggi, fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Al di là del Commissario Kostas Charitos, di Adriana, del traffico caotico di Atene, delle manifestazioni di At Democracy Doorprotesta, degli extracomunitari, dei picchiatori fascisti, il romanzo mette in scena lo scontro tra due generazioni di padri e di figli. E tra questi ultimi, accanto a chi cerca soluzioni per sopravvivere comunque, c’è chi giudica, critica e censura l’operato dei più grandi.

La riflessione, sospinta anche dal vento della crisi, risulta di estrema attualità anche per quei Paesi che di studenti-eroi, negli scontri del Politecnico, non ne hanno avuti.

Read Full Post »

Processo di Giusta COPChi ricorda la storia di Giusta? E’ nota grazie ad alcune tabulae ceratae trovate nella Casa del bicentenario a Ercolano. Giusta è figlia di Petronia Vitale, e dice di essere nata libera quando la madre era già stata affrancata dal padrone Caio Petronio Stefano. Madre e padrone però sono oramai defunti, mancano documenti che provino l’ingenuitas di Giusta, e la moglie di Petronio Stefano, Calatoria Temide, sostiene invece che Giusta è nata quando la madre era ancora schiava in casa sua. E’ tutta una questione di soldi perché pare che Petronia Vitale, col tempo, abbia raccimolato un bel po’ di beni e denari: se Giusta fosse nata schiava, Calatoria Temidene sarebbe l’erede. Ma per Giusta è anche e soprattutto una questione di dignità, di non essere obbligata a nessuna forma di obsequium verso la presunta antica padrona. Le tabulae raccolgono testimonianze di diversi testimoni ma non dicono nulla sull’esito del processo, discusso addirittura a Roma.

Chi ricorda la filosofa Vibia Tirrena, protagonista delle scoppiettanti Ragazze di Pompei di Carmen Covito? Il Processo di Giusta è la sua nuova prova, il nuovo problema da risolvere, ed è anche un nuovo regalo di Carmen per chi ama il suo scrivere d’antico. E’ un racconto breve ma tessuto con la consueta ironia, la profonda (ma mai esibita) conoscenza dei luoghi e della storia, i pungenti rimandi al presente. Le Ragazze sono sicuramente più sorprendenti e divertenti, mentre in Giusta la storia procede più lineare e forse quasi scontata, ma il colpo di scena comunque non manca. Insomma leggetela, sotto l’ombrellone in traghetto o in poltrona. E buttatevi a pesce anche sulle Ragazze, se non l’avete ancora fatto. Merita davvero.

Barbera editore, pagine 96, euro 9,90

Read Full Post »

51vNHTdx31LSaranno in libreria da domani due nuovi volumi della collana tematica di 24 ore Cultura su Pompei. Sono curati con il consueto garbo dai bravissimi redattori che non smetterò mai di elogiare, e dunque meritano anzitutto perché sono oggetti bellissimi.

Quanto al contenuto, con Fabrizio Pesando abbiamo mantenuto il taglio divulgativo e la volontà di proporre interrogativi e idee poco consueti.

Nel mio breve saggio sull’egittomania a Pompei, per esempio, accenno tra l’altro ad analogie un po’ fuori dagli schemi tra l’antica Iside e la nostra Madonna di Pompei. Se avrete la bontà di leggere, ditemi che ne pensate.

515I079S9oL._Buona lettura!

Pompei. Nel segno di Iside di Cinzia Dal Maso e Pompei. L’arte di abitare di Fabrizio Pesando sono entrambi rilegati, hanno un’infinità di immagini strepitose e costano 22,90 euro.

Read Full Post »

logo-scrivistabiae-300x197 Sarà interessante, divertente, sorprendente, strabiliante: è la nostra scuola di scrittura creativa “sul campo” archeologico.

È aperta a tutti, anche a chi vuole passare una settimana diversa e originale tra Pompei, Ercolano e Stabia. E ovviamente a chi vuole cimentarsi con la scrittura, e crede che il passato sia fonte inesauribile di conoscenze e fantasia.

L’ho ideata assieme a Carmen Covito e, inutile dirlo, quella che insegna a scrivere e “creare” è lei. Ma anche, per chi l’avesse scordato, Carmen “sa di greco e di latino” e pure parecchio, conosce bene archeologia e archeologi, e per Pompei & Co. gira ad occhi chiusi, visto che è nata a Castellammare e ha passato la sua infanzia nella scuola-museo di Libero D’Orsi.

Io farò invece il mio mestiere: ragionerò su quanto i nostri modi di guardare al passato ci dicono di noi stessi. E non è poco.

Leggete un po’ qui sotto, e magari anche sul nostro sito http://www.officinascriptoria.it.

Vi ispira? Beh, ci vediamo a Stabia dal 7 settembre!

Cinzia

(altro…)

Read Full Post »

garden1

Non si abusa del termine “mistero” quando si parla dei Giardini pensili di Babilonia: furono una delle Sette meraviglie del mondo magnificate da tutti, ma nessuno ha mai detto dove fossero in realtà. O forse uno solo, quel Berosso babilonese che nel III secolo a.C. si peritò di spiegare bene ai greci la sua antica e gloriosa cultura di fronte alla quale i greci erano quasi dei parvenu. Intendeva in particolare sfatare leggende e dicerie greche, come quelle che volevano le varie regine, l’assira Semiramide in testa, costruttrici di tutta la città. Eh no, reagì Berosso: la città che vedete, quella dalle mura immense e i giardini pensili, è tutta opera del grande Nabucco (come dopo Verdi noi, che volgarizziamo ancor più dei greci, chiamiamo il grande Nabucodonosor). Mistero risolto? Non proprio, perché in tutta Babilonia non c’è un luogo dove collocare con certezza quei benedetti giardini. Ci sono solo varie ipotesi più o meno plausibili, ma nessuna convincente. E poi c’è una signora di Oxford, tale Stephanie Dalley, che da oltre vent’anni continua a ripetere che quei giardini non erano a Babilonia bensì a Ninive. (altro…)

Read Full Post »

2

Cosa dice l’immagine qui sopra? Mostra un palazzo che pare tanto il Palazzo Ducale di Venezia, e gente che discute con vesti e berretti “frigi” di chiara origine orientale. È forse un’ambasceria al Doge? No perché il doge non porta la corona e neppure quella lunga barba. Nossignori quello è un re vero e proprio, Priamo signore di Troia, che discute coi suoi saggi la difesa della città; e l’immagine è una delle 187 miniature che illustrano un testo in latino sulla conquista di Troia redatto a Venezia verso la fine del Trecento. È parso logico, all’“editore” veneziano, far dipingere la reggia del grande re come il magnifico palazzo appena costruito in città. Ha scritto anche delle note per l’illustratore a margine del testo: il re deve trovarsi “in lo so palazzo in una gran sala” e deve avere “le gran barbe”. Tutto insomma è studiato per far rivivere le famose vicende troiane nel mondo noto ai veneziani di allora; per far capire il senso della vicenda, usando le conoscenze diffuse. È in fondo il segreto di ogni buona comunicazione: trasmettere l’ignoto attraverso il noto; catturare l’attenzione facendo leva su ciò che è familiare. Si fa da sempre, anche nella Venezia del XIV secolo.

È proprio vero che i libri li fanno i lettori. Ogni lettura regala ai libri una vita diversa. Ogni manipolazione dell’oggetto-libro lo trasforma in oggetti sempre diversi. Sì, beh, ne abbiamo già parlato giorni fa raccontando la storia di Plautilla, la prima bibliolibreria d’Italia. Ora però, grazie a un articolo di Stefano Salis sull’ultimo Domenicale del Sole 24 ore, scopriamo una mostra sul libro veramente imperdibile: Le lecteur à l’oeuvre, alla Fondazione Bodmer a Ginevra fino al 25 agosto. (altro…)

Read Full Post »

intestazioneweb_PlautillaPlautilla Bricci fu architetta di fama nella Roma seicentesca, ma proprio perché donna nessuno la ricorda più. Nel quartiere romano di Monteverde Vecchio, vicino alla villa del Vascello che Plautilla edificò, c’è una via intitolata al fratello Basilio, anch’egli architetto, ma non c’è nulla per lei. O meglio non c’era, perché da gennaio scorso Plautilla è rinata a nuova vita dando il nome a una bibliolibreria, la prima in Italia, che si è già imposta come luogo d’incontro nel quartiere. Chi vuole porta libri, e chi vuole li porta via senza spesa alcuna: basta che faccia vivere e circolare i libri. E ancora chi vuole va lì a seguire corsi di poesia e traduzione, e conferenze su tutto un po’, ma soprattutto a ragionar di libri, secondo il programma del gruppo di lettura Monteverdelegge. L’anno scorso il gruppo ha anche coinvolto l’intero quartiere in una riflessione su Ragazzi di vita di Pasolini terminata con una lunga maratona di lettura. (altro…)

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: