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Archive for the ‘Money money’ Category

Porta d'accesso a Gla, foto di F. Polacco

Porta d’accesso a Gla, foto di F. Polacco

Una bella sorpresa in Beozia: la racconta Fabrizio Polacco su Osservatorio dei Balcani. I cittadini di un paesino, riuniti in un sillogo (più o meno il corrispondente della nostra Pro Loco), hanno deciso di curare loro il vicino sito archeologico, vista l’assenza delle autorità competenti. Prima si sono rivolti a tutti: comune, regione, ministero della cultura e del turismo, ma in tempi di crisi nessuno era in grado di fare alcunché. Così si sono rimboccati le maniche, ciascuno ha offerto qualcosa, e ora si può passeggiare comodamente tra sentieri e rovine non solo dell’antica acropoli di Akrefnio, il paese “virtuoso”, ma anche del vicino santuario di Apollo Ptoo e tra le mura della cittadella micenea di Gla. Lì è tutto pulito o ordinato come non era mai stato: Polacco narra di esservi passato una decina di anni fa ma di non aver potuto visitare nulla perché i siti erano inaccessibili.

Ecco cosa può fare una comunità, se lo vuole davvero, e se c’è qualcuno capace di indicare a tutti un obiettivo utile: può curare la manutenzione ordinaria delle vestigia del proprio passato, e guidare i viandanti e raccontare loro le storie antiche e moderne com’è accaduto a Polacco. Una comunità può sentire le rovine antiche come proprie perché parte della propria storia, e sentire il dovere di conservarle, tenerle pulite o ordinate al pari della piazza del paese o delle case. Può capire che non c’è differenza tra antico e moderno perché è tutto “casa”, ambito della propria vita. In questi luoghi meravigliosi l’archeologia, o l’antico in generale, “fa” la comunità, crea in tutti senso di appartenenza e una missione comune. Non sono pochi, questi luoghi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Ma sono ancora troppo pochi per salvare e dare un senso a tutte le nostre antiche beltà.

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Si chiama pomposamente “Parco monumentale” ma in realtà è un fazzoletto di terra di dieci metri per venti o forse meno. In pratica c’è solo l'”arca funeraria” che custodirà le presunte ossa del povero Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. E dire presunte è già molto, visto che sono state prelevate da un antico cimitero di Port’Ercole nel 1956 assieme ad altre, e sottoposte oggi a un’analisi del Dna che stabilisce solo una lontana probabilità. Ma il sindaco Arturo Cerulli (Nuovo centro destra) ha voluto crederci, così dopodomani, anniversario della morte del grande pittore, i suoi “resti mortali” saranno deposti con cerimonia e gran festa proprio all’ingresso del paese. Saremo lì a vedere, in prima fila, ma già i preparativi sono uno spasso. (altro…)

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Sono Monuments Men veri, quelli che si stanno battendo per salvare dall’abbandono le meraviglie del porto di Roma antica. Il Comitato promotore parco archeologico Fiumicino Ostia antica vuole far conoscere al mondo quell’area immensa, bellissima, interessantissima che ha reso Roma capitale del mondo e sta a due passi, e in parte pure all’interno, dell’aeroporto di Fiumicino. Non è dunque un luogo qualsiasi, ma ha proprio tutto per il successo: c’è un aeroporto internazionale dove passa ogni giorno una valanga di gente, posto proprio dove l’imperatore Claudio prima, e Traiano poi, costruirono il porto di Roma con banchine, magazzini, cantieri navali, di tutto di più. Sono state trovate persino le navi, quando negli anni Sessanta del secolo scorso si realizzò l’aeroporto. E poiché i lavoratori del porto abitavano a Ostia, c’era una strada trafficatissima tra i due luoghi, la via Flavia, ricca ai suoi lati di necropoli, basiliche, locande, terme.

foto 2Cosa facciamo dunque noi di tutto questo ben di dio, di cui ogni viaggiatore in transito a Fiumicino potrebbe godere? Lo teniamo chiuso, ovvio! A parte Ostia antica, tutto il resto – i porti, la necropoli, la basilica, le terme – si apre solo saltuariamente o su richiesta. “Vengono di continuo turisti stranieri, e trovano chiuso”, lamentano al Comitato. “Un turista di passaggio non può sapere di dover telefonare giorni prima, o essere qui negli unici due giorni al mese in cui si fanno le visite guidate ai porti. Così se ne vanno via, delusi”. Per non parlare del Museo delle navi romane – meraviglia per gli occhi – che è chiuso e basta da tempo immemorabile. (altro…)

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9eb6a16bb4ace12a3b23780cafc5956e0c892Il Duomo di Pozzuoli era chiuso da cinquant’anni, da quando nel 1964 un incendio lo devastò. Fu anche un incendio rivelatore, però: dietro gli stucchi barocchi apparvero la cella e le colonne del Tempio di Apollo romano. Quel Duomo, insomma, grazie all’incendio è diventato un posto incredibile dove leggere le età della storia su ogni pietra. Dove anche le crepe hanno un perché, un po’ come il Neues Museum di Berlino restaurato da David Chipperfield conservando memoria del bombardamento bellico. Ha dovuto attendere troppo tempo per mostrarsi nuovamente ai più, ma oggi è finalmente giunta la sua ora, e domenica vi si celebrerà la prima messa.

Sarà però un’oasi di vita all’interno di quel Rione Terra dove regnano ancora vuoto e silenzio. E’ il cuore di Pozzuoli ed è silente anch’esso da troppo tempo, dagli anni Settanta quando gli abitanti furono allontanati a causa del bradisismo e delle cattive condizioni igieniche, a cui nel 1980 si aggiunse il terremoto. Da allora il Rione Terra è un luogo surreale, con le transenne che ne bloccano gli ingressi, le case vuote e cupe che incombono sul mare. C’è solo, dal 1993, il timido rumore degli archeologi che scoprono la città romana sotto le case moderne, e dei restauratori che restituiscono decoro ai palazzi cinquecenteschi. Ma anche quei cantieri sono andati avanti a singhiozzo, mettendo periodicamente a rischio un centinaio di posti di lavoro. Nè case né lavoro: questa è la triste verità del Rione Terra, mentre potrebbe essere un gioiello con tante case e infinite possibilità di lavoro. Con un passeggio, bei palazzi, un “cuore” antico unico al mondo che tutto il mondo vorrebbe visitare. Potrebbe essere un centro ricco di gente e di storia, se si abbandonassero i megaprogetti invasivi e pervasivi, e si riportasse l’attenzione sul quotidiano.

E se la riapertura del Duomo segnasse l’inizio della riappropriazione popolare del Rione? Col tempo, senza fretta: nulla avviene dall’oggi al domani. Tutto va pensato, organizzato, pianificato come mai si è fatto da quelle parti. Ma questa ferita aperta nel cuore dei puteolani va assolutamente sanata. Anche perché il Rione Terra è il simbolo della rinascita economica e sociale dell’area flegrea tutta, e dunque non può essere lasciato ancora in balia di megaprogetti senza fine. Si deve riconquistare.  Si può fare.

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Le sue rocce modellate dalla natura hanno acceso la fantasia umana sin dalla preistoria. C’era chi vi vedeva animali, chi esseri fantastici, chi streghe e mostri. Oggi però sul monte Latmos, nella Turchia occidentale a pochi passi dall’antica Mileto, domina un altro grande mostro: la cava di feldspati. Sono minerali ampiamente utilizzati nell’industria delle ceramiche e il Latmos ne abbonda. Le sue cave sono attive da decenni ma leggi più permissive hanno recentemente scatenato una vera distruzione della montagna intera. Oggi non stanno sparendo solo le straordinarie formazioni naturali, un paesaggio incantato, e una rara foresta di pini. Le cave minacciano direttamente le molte chiese bizantine del monte, coi loro bei dipinti, e pitture rupestri veramente uniche: i primi ritratti di famiglia dell’umanità. (altro…)

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Venerdì la sala era stracolma: siamo accorsi in molti per ascoltare Giovanni Caudo, assessore all’urbanistica del Comune di Roma, che riproponeva la questione del destino del cuore della città dopo decenni di oblio o atti inconcludenti. E l’assessore non ci ha delusi. Ha detto di voler produrre al più presto un progetto di ampio respiro, perché interventi puntuali rischiano di sfilacciarsi, mentre un progetto preciso impone a tutti impegno via dei fori imperialiper la sua riuscita. In un’Italia che non programma più quasi nulla e vive alla giornata, sono parse parole strabilianti. Il progetto ha una motivazione forte: “oggi Roma è circondata da outlet – ha detto Caudo – e la gente non viene più a passeggiare in centro ma va all’outlet. C’è chi ha visto in vita sua solo i timpani e le colonne dell’outlet. Bisogna riportare la gente in centro ad ammirare le colonne vere”. Si richiama dunque esplicitamente all’idea del sindaco Petroselli, che identificava nel Progetto Fori il modo più efficace di accorciare le distanze tra centro e periferie e tra i tempi della storia, e dunque di costruire una città vera. Parlava di “riappropriazione popolare della romanità”, come ha puntualizzato Vezio De Lucia, presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli che ha organizzato l’incontro. Ma l’assessore ha ribadito più volte che la sua non vuole essere un’operazione nostalgica bensì ancorata nella città contemporanea: l’esigenza di riformare la città è oggi ancor più urgente di allora, e mentre a suo tempo si propose la realizzazione di un grande parco archeologico, oggi l’assessore ribadisce come quell’area sia parte integrante della città attuale e debba quindi essere liberamente percorsa da tutti, ancorché solo a piedi o in bicicletta. “Dev’essere un’area da vivere nel quotidiano”, ha ribadito più volte. Un luogo dove la gente possa transitare ammirando l’antico, così come aveva immaginato anni fa Adriano La Regina, aprendo la via Sacra al passeggio pubblico. (altro…)

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I particolari saranno rivelati venerdì a un convegno dell’associazione Bianchi Bandinelli, ma già qualche anticipazione è stata offerta ieri da Repubblica: l’assessore all’urbanistica di Roma Giovanni Caudo ha un suo piano per il grande cuore della città. Un piano che prevede la demolizione immediata di via dei Fori imperiali da piazza Venezia a largo Corrado Ricci. Dice di aver studiato le analisi delle commissioni congiunte Stato-Comune che si sono riunite negli anni passati, ma che non l’hanno convinto. Così si ricomincia daccapo in questa Italia avezza a sprecar fatiche. In realtà pare che Caudo torni papale papale all’idea anni ’70 di Leonardo Benevolo, sostenuta da Adriano La Regina e sposata poi da Antonio Cederna: l’idea dell’immenso parco romano che dai Fori attraverso la via Appia giunge fino ai Castelli. Un’idea rivoluzionaria per quegli anni in cui a Roma si costruiva sempre più, in barba a tutto. E comprensibile per i retaggi antifascisti di cui era imbevuta.  Ma un’idea oramai datata, a nostro avviso. In quarant’anni il mondo e la città sono cambiati, e le idee e i modi di vivere sono cambiati. Allora il sindaco Petroselli aveva allontanato le auto da sotto il Campidoglio e dalla valle del Colosseo, ma non era riuscito a fare di più, ed è vero che via dei Fori imperiali ha continuato a fungere da autostrada cittadina. Però perché abbatterla ora? Perché è fascista? Ma anche il fascismo è parte della storia di Roma, nel bene e nel male. Anche quel che facciamo oggi è e sarà storia, e proprio per questo dovremmo agire con molta attenzione. (altro…)

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calabria-bronzi-di-riace-2-archeologia-arteMagari fosse solo una battuta! Ma dubitiamo che Benito Benedini, presidente del Gruppo 24 ore oltre che della Fondazione Fiera Milano, non abbia prima meditato e discusso con chi di dovere la proposta lanciata ieri in apertura della seconda edizione degli Stati generali della cultura: mandare in giro per il mondo 20 grandi opere d’arte, e farle poi tornare a Milano per l’Expo 2015. Insomma il “partito dei viaggiatori” ci riprova sempre, e se non ci mobilitiamo ogni volta per fermarlo, rischia persino di farcela. E qual è il capolavoro che Benedini ha citato come esempio, quello che sarebbe bene far viaggiare anziché lasciar “marcire” dov’è? Ma i Bronzi di Riace, ovvio! Perché lasciarli ancora in riposo distesi, in lunga attesa del tanto agognato ritorno al Museo della Magna Grecia, se possiamo portarli dall’Artide all’Antartide e dalle Filippine (possibilmente con annesso tornado) alla Terra del Fuoco?

La risposta del Comitato reggino per la Tutela dei Bronzi non si è fatta attendere: oggi ha ricordato a tutti – Presidente della Repubblica e del Consiglio e Ministro per i Beni culturali – l’impegno preso affinché i Bronzi rientrino al Museo entro Natale. E ha ricordato che anziché continuare a progettare possibili e fantasmagorici viaggi dei Bronzi, bisognerebbe tenere fede agli impegni presi e lavorare affinché il Museo riapra al più presto. “Il Comitato ritiene che il contributo che la nostra città e la nostra regione possano dare all’Expo 2015, per indicare una strada per uscire dalla crisi, sia il Museo riaperto con i Bronzi di Riace e tutti i suoi tesori pronti ad essere ammirati da visitatori che, con un’adeguata politica di trasporti programmata per tempo, possano arrivare, facilmente e convenientemente, a Reggio Calabria“. Pare ovvio, lapalissiano. Anzi, sarebbe l’unica cosa da fare, se volessimo veramente attuare una politica che riguarda tutto il territorio nazionale e non, come sempre, a privilegio di alcuni e detrimento di altri. A Reggio si sono proprio stufati di essere l’ultima ruota del carro, privata di tutto persino dei Bronzi. Si sono stufati da tempo. Ma lassù, al nord, paiono non volerli ascoltare. L’Expo pare dover servire solo al nord. Tutto il resto non conta. Prima o poi, si stuferanno persino i Bronzi.

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