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Archive for the ‘Musei’ Category

E’ stato una riflessione di Giuliano Volpe intervenuto a Roma alla presentazione del volume di studi e ricerche dedicati ad Adriano e la Grecia a sollecitarmi la curiosità: “Solo il 3% dei Luoghi del Cuore del FAI sono siti archeologici” ha detto con tono preoccupato il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici; soggiungendo che, nonostante noi addetti ai lavori si sia portati a credere il contrario, i monumenti archeologici restano sostanzialmente distanti ed estranei al comune sentire e al cuore degli Italiani.

Sono andata a scartabellare…Ogni due anni il FAI (Fondo per l’Ambiente italiano) organizza un censimento dei luoghi di interesse storico-artistico più amati nel nostro Paese. Al termine, spogliate migliaia di schede, colosseo 1si provvede a redigere un elenco. Alcuni dei siti prescelti, potranno essere restaurati.

Giusto, sbagliato, fondi pubblici, interventi privati… Si tratta certo di una lodevole iniziativa che, volutamente, parte dal basso. La parola è restituita ai cittadini, valorizzazione e tutela si muovono sulla scia delle segnalazioni dalla gente. Non è più un lontano Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che, da lontano, decide cosa, quando e come procedere con segnalazioni ed eventuali interventi conservativi e di fruizione, ma chi nel territorio ci è nato, ci vive, ci passeggia, ci spende le sue giornate a segnalare scelte e necessità.

Quarantacinque ad oggi le realtà monumentali che, “curate” dal FAI, sono state restituite alla cittadinanza: il parco ed il castello (altro…)

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E’ la prima volta che il British Museum presta una delle sculture del Partenone, e lo fa per la mostra che celebra i 250 anni di vita dell’Hermitage di San Pietroburgo. La raffigurazione del fiume Ilissos dal frontone occidentale del tempio si ammirerà da domani e fino al 18 gennaio in riva alla Neva. Meglio non chiedersi le motivazioni di tale prestito epocale, anche perché basta leggere le dichiarazioni di Neil MacGregor, direttore del British Museum, per capire che si arrampica sugli specchi: parla della lunga tradizione di prestiti del Museo, e di una comunanza di ispirazione e di intenti tra il British e l’Hermitage. Dice che la scultura rappresenta l’origine degli ideali comuni a tutta l’Europa. Della serie: siamo grandi musei storici, diamoci una mano.

E aggiunge: “So, when our colleagues at the Hermitage asked if we might also make an important loan to celebrate their 250th anniversary, the Trustees immediately answered yes. And no loan could more fittingly mark the long friendship of our two houses, or the period of their founding, than a sculpture from the Parthenon“. Nulla meglio di una scultura del Partenone: ma va! Cosa c’entra, però, con l’Hermitage? Solo perché è un “important loan” entrato al Museo alla sua fondazione? E’ giustificazione debole, debolissima, specie di fronte a chi chiede quei Marmi da tempo, e per ragioni scientifiche e sociali ben più fondate.

La notizia è rimasta segreta fino a oggi, per ragioni intuibili. Ma ora cosa accadrà?

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cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_55087d02b29216910a955d11d3f1a2f1Eravamo tutti ieri a Palazzo Altemps per la presentazione del volume Adriano e la(Electa), ma non sapevamo che, oltre a bei discorsi, avremmo anche ammirato immagini di strabilianti novità. Perché l’estate scorsa a Villa Adriana, proprio mentre era in corso la mostra di cui il volume presentato ieri è il contributo specialistico, sono venute alla luce statue che più “greche” non si può.

Copie romane, certo, anzi adrianee, ma di grandi originali greci in bronzo come il Doriforo di Policleto: delle gambe, un busto, e una testa superba, veramente raffinata, con ciocche di capelli elaboratissime, e i denti che s’intravedono tra le labbra socchiuse. Insomma un capolavoro. E poi una statua di Horus, il dio-falco egiziano, alta circa un metro e mezzo e analoga a quella, più piccola, trovata nel santuario degli dei egizi di Maratona (che l’estate scorsa era proprio in mostra), a rimarcare gli aspetti egittizzanti già riscontrati in passato nel medesimo luogo. Romani in tutto e per tutto sono invece un frammento di statua di personaggio con armatura, forse un imperatore, una gamba di tavolo con testa di leone, una base di statua con ariete. Ma sono emersi anche capitelli raffinatissimi, frammenti architettonici ancor più belli, e tanti supporti di statue a indicare che ce n’erano parecchie.

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_f0a9a395823e0cad0ab071f9352f31a5Lo scavo in questione è quello della cosiddetta Palestra (così denominata nel Cinquecento da Pirro Ligorio), ripreso proprio l’estate scorsa grazie a un finanziamento Arcus di un milione di euro. Già negli anni passati (2005-2007) erano venuti alla luce gli ambienti multiformi di un complesso edilizio molto elaborato: una grande aula cinta da un doppio portico; un cortile porticato; un giardino pensile sostenuto da varie camere a volta; e quell’edificio a colonne preceduto da un’alta scalinata marmorea che al responsabile dello scavo Zaccaria Mari ha subito suggerito un tempio in onore di Iside, vista la sfinge trovata alla sua base, i numerosi decori egittizzanti, e le statue di sacerdoti isiaci rinvenute nello stesso luogo nel Cinquecento. È dunque un complesso del tutto in linea con le altre bellezze della Villa, una costruzione veramente “imperiale” abbellita anche da molte fontane alimentate addirittura da un acquedotto dedicato.

Lo scavo di quest’anno ha portato alla luce altre stanze dell’edificio “isiaco” con bei pavimenti in opus sectile, e poi, negli ambienti a ridosso del giardino pensile, nell’interro di Cinque-Seicento, questa enorme ricchezza di statue e decori. Splendori e meraviglie. Ma i lavori non sono affatto terminati e, come ha rimarca la Soprintendente archeologo per il Lazio Elena Calandra, “potremo aspettarci ulteriori sorprese”.

Lo scavo e le statue da poco scoperte si potranno ammirare il 7 dicembre prossimo in occasione della Giornata nazionale dell’archeologia.

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19Roma festeggia il bimillenario di Augusto, ma il Mausoleo resta chiuso“. Questo il titolo di un’Ansa di ieri, seguita oggi a ruota dal Giornale. Pare quasi un autogol del ministro Franceschini, visto che gli articoli sono usciti a seguito della conferenza stampa per presentare le molte iniziative statali in occasione del bimillenario dalla morte dell’imperatore Augusto. Ce l’ha messa tutta la soprintendente Mariarosaria Barbera, alla conferenza, a spiegare che il Mausoleo è di pertinenza comunale, e dunque la domanda non doveva essere rivolta a lei ma al sindaco Marino. Ma purtroppo noi gente comune fatichiamo a capire perché ci viene sbandierata una conferenza sul “Bimillenario Augusteo” dove non si parla neppure del Mausoleo. Fatichiamo a credere che, dopo decenni passati a mettere in piedi costosissimi “comitati per le celebrazioni” di pinco pallini qualsiasi, ora l’Italia non abbia avuto il tempo di pensare a colui che, di fatto, l’Italia ha creato e l’ha resa padrona del mondo.

Così ora le iniziative non mancano, ma manca un coordinamento, una cabina di regia che tutto unisca nel nome di Augusto, che spinga il mondo intero a venire quest’anno in Italia, e in particolare a Roma, per ammirare la Roma di Augusto. La città che egli ricevette di mattoni e lasciò di marmo. Dovremmo essere sommersi – adesso e non in autunno – da gente che segue itinerari augustei in lungo e in largo per la città. E invece non c’è nulla neppure un volantino. E poi parliamo di voler incentivare il turismo… (altro…)

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La sala è bianca, spoglia. I Bronzi di Riace campeggiano, soli, sulle loro basi antisismiche. In un angolo stanno i bronzi di Porticello e altri capolavori, con una breve didascalia a raccontarne la storia. Poi nulla di nulla. Tutto si concentra sulla contemplazione estatica dei Bronzi. Sulla meraviglia fine a se stessa. E se per caso qualcuno, in visita alla sala dei Bronzi al Museo archeologico di Reggio Calabria, volesse informazioni su questi capolavori antichi? Ricordare come furono scoperti, restaurati e studiati, e come mobilitarono le folle a Firenze e a Roma? E sapere soprattutto qualcosa della loro arte sublime, e delle mille ipotesi avanzate negli anni sul loro artefice e la loro funzione? Nossignori a Reggio Calabria non c’è nulla di nulla. C’è solo un filmato in una sala antecedente che racconta pressoché solo l’ultimo restauro calabrese. Ed è inutile cercare qualche pubblicazione al bookshop perché non c’è. Cosa può fare dunque una povera mamma di fronte a un figlio che chiede perché? Se non si è preparata prima, è disarmata perché il museo non le fornisce le armi della conoscenza. Ma che razza di museo è, se non aiuta a conoscere?

È un racconto disperato, quello di un amico di ritorno da Reggio Calabria. Al momento non posso viaggiare, come i nostri lettori oramai sanno, ma chiedo agli amici di avere occhi e orecchie per me. E vi risparmio l’odissea per preacquistare il biglietto, alle prese con un ufficio prenotazioni che pare creare complicazioni anche dove non ci sarebbero. Una settimana fa esatta agli Stati Generali della Cultura Benito Benedini, presidente del Gruppo 24 ore, ha rilanciato la sua trita proposta di far viaggiare i Bronzi per il mondo, e subito i reggini gli hanno risposto per le rime. Hanno fatto bene e io sono e sarò sempre dalla loro parte: sono infatti tra i primi convinti firmatari della petizione che chiede l’inamovibilità del Bronzi e la tanto agognata apertura del museo tutto. Però, reggini miei cari, dovete chiedere anche un museo all’altezza dei tempi. Un museo che racconti le storie dei propri capolavori, e non li offra solo alla pura contemplazione. Un museo che presenti a voi anzitutto, prima che ai turisti, le vicende passate della vostra terra. Privi della loro storia, gli oggetti per quanto belli sono vuoti. Se non chiedete e pretendete questo, allora prestate il fianco a tutti i Benedini che vorranno privarvi di quanto vi spetta. E rischiate di insinuare nei visitatori il deleterio dubbio che forse certi tesori starebbero meglio altrove. Non correte questo rischio, vi prego. Battetevi anzitutto perché l’unica sala aperta del museo, la sala dei Bronzi, sia una sala museale vera.

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Eh sì, gli editori dicono che non leggiamo più libri, non li compriamo più. Però se i libri sono introvabili, per forza non li compriamo!

Parliamo di due libri dell’editore Electa: il catalogo della mostra La biblioteca infinita, attualmente al Colosseo, e la guida alla mostra Adriano e la Grecia a Villa Adriana (il catalogo vero ancora non c’è). Un’amica li vorrebbe acquistare ma non si trovano online (e già questa è grossa). È a Roma di passaggio, ha solo un’ora tra un treno e l’altro, e pensa di andare a Palazzo Massimo o al Museo delle Terme: “lì li trovo di sicuro”, pensa. Illusa. “Li abbiamo chiesti più volte all’editore, ma non ce li danno”, dicono ai bookshop. Segno che la mia amica non è la prima, ma che molti hanno visto una delle due mostre senza acquistare in loco il catalogo, e poi hanno pensato che vorrebbero averlo. Oppure hanno pensato di acquistarli direttamente a Palazzo Massimo prima di partire, in modo da non portare pesi. Insomma ci possono essere infiniti motivi per cui i bookshop del Museo Nazionale Romano non l’ultimo museo sulla faccia della terra – nelle sue sedi più frequentate che stanno proprio di fronte a Termini, dovrebbero vendere i cataloghi delle mostre in corso in città. Nossignore si vendono solo ed esclusivamente nella stessa mostra. Ma siete matti?

Villa Adriana è lontana da Roma ed è già un miracolo che un turista arrivi fin laggiù: per un libro no che non ci torna! E il Colosseo? Il povero turista dovrebbe, nell’ordine: rifare ore di coda sotto il sole, pagare un biglietto più che salato, farsi largo tra le orde che invadono d’estate il Colosseo, e dunque affannarsi e sudare per un paio d’ore e forse più, solo per acquistare il catalogo? Non lo farà mai! Non stiamo parlando di marziani, di concorrenza o che, ma di mostre realizzate tutte dallo stesso editore, che ne ha pubblicato tutti i cataloghi e ne gestisce tutti i bookshop. Anche se non vendesse nemmeno un catalogo, la sua sola presenza nei bookshop sarebbe una forma di pubblicità a costo zero. Perché rinunciarvi? Beh, l’amica con un’ora sola di tempo aveva anche una terza richiesta: il catalogo de La gloria dei vinti, mostra in corso a Palazzo Altemps che sta vicino a piazza Navona, ma fa comunque parte del medesimo Museo Nazionale Romano. Quello almeno c’era: ci mancherebbe!

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CopertinaA Venezia aumentano le presenze turistiche legate alla cultura, ma solo per i grandi eventi. Nei musei, secondo l’Annuario del Turismo 2013 pubblicato dal Comune, non va quasi nessuno. Sono calate le presenze persino a Palazzo Ducale, e perché calino lì, ce ne vuole: bisogna proprio mettersi d’impegno ad allontanare la gente! In effetti le mie recenti esperienze con le istituzioni culturali veneziane dicono che ci stanno mettendo tutto l’impegno possibile. Non sono solo obsolete: sono rimaste all’età della pietra.

Ho scritto due capitoli per un libro molto bello, pensato e realizzato con cura e con garbo: parla di come gli uomini abbiano saputo sopravvivere in ambienti ostili, riuscendo spesso a trasformare le difficoltà ambientali in vantaggio (Uomini e ambienti. Dalla storia al futuro, a cura di Paolo Cesaretti e Renato Ferlinghetti, Bolis edizioni per Ubi Banca, Bergamo 2014). I veneziani, per esempio, hanno dovuto imparare ad abitare la laguna: hanno costruito un’intera città sull’acqua e reso relativamente stabile l’ecosistema lagunare che è instabile per definizione. Hanno insomma “costruito” la laguna e fatto della laguna il loro punto di forza, mentre oggi al contrario la lasciano languire. Poi ho scritto il capitolo sul rapporto tra Roma e il Tevere, e nel libro si parla anche di canali lombardi e praterie liguri, di popolamento delle montagne e di carsismo. Si parla di molto paesaggio italiano costruito dagli uomini nei secoli, e che ora in pochi decenni sta svanendo. Si parla di molta Italia, e la ricerca iconografica ha dovuto spaziare da un capo all’altro dello Stivale. Ebbene: tutti i musei, le biblioteche, gli archivi interpellati dall’editore per ottenere le immagini richieste dagli autori, le hanno fornite in tempi abbastanza brevi. In alcuni casi brevissimi, come Roma dove il servizio fotografico dei Musei Comunali fornisce tutto praticamente in tempo reale. Solo Venezia ha creato problemi. Insormontabili. (altro…)

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06 - Pasolini durante le riprese di AccattoneC’è Pasolini a Palazzo delle Esposizioni a Roma. C’è quella mostra che, narrando la sua vita romana, ricostruisce di fatto la sua vicenda creativa e d’impegno civile. Racconta i luoghi e le persone che Pasolini ha frequentato e che l’hanno ispirato, e lo fa con delicatezza narrativa rara. Scandisce “la scoperta pasoliniana di Roma attraverso gli occhi del poeta” come ha scritto nella presentazione Gianni Borgna, che tanta energia ha dedicato al progetto. Lascia percepire quanto i “ragazzi di vita” abbiano inciso la sua anima e quanto l’abbiano poi deluso, o forse solo disilluso, spingendolo a cercare ferite e purezza altrove. È una grande piccola mostra: grande per la sua importanza che le fa girare le capitali d’Europa (con Roma sono coinvolte anche Barcellona, Parigi, Berlino), ma piccola per l’intima discrezione con cui tiene per mano il visitatore lungo le vie della poetica pasoliniana. Una mostra veramente da non perdere, per la ricchezza dei materiali che presenta ma anche per come li presenta. Una bella mostra.

3 Campana_LouvreC’è però anche Cerveteri a Palazzo delle Esposizioni: la mostra che narra la storia della città etrusca raccogliendo pezzi spettacolari dai musei del mondo, assieme agli esiti delle ricerche più recenti. Roma è la sua seconda tappa dopo il Louvre Lens, e infatti la mostra presenta innanzitutto la ricca raccolta ceretana del grande museo parigino: oltralpe hanno splendori come il Sarcofago degli Sposi (analogo a quello di Villa Giulia) e le Lastre Campana che tolgono il fiato e da soli valgono la visita. E non sono gli unici grandi capolavori: ci sono le decorazioni templari da Berlino e Copenhagen, i vasi greci e ceretani, gli oggetti inediti dalle ultime tombe scoperte. Insomma la mostra merita veramente. Eppure, pare che al Palexpo contino molto sull’effetto-traino di Pasolini, per indurre la gente a vedere anche Cerveteri. Pare mancare, qui a Roma, la medesima fiducia nella capacità attrattiva della mostra che c’era al Louvre Lens. Pasolini è al “piano nobile” mentre Cerveteri è nel “mezzanino”; la prima è mostra urlata, la seconda poco più che sussurrata. Anche se, in fondo, sono rassegne “parallele”, visto che sono nate entrambe fuori Italia ma parlano di noi, e sono state possibili solo col ponderoso contributo delle nostre istituzioni e dei nostri studiosi. Per questo è veramente bello che siano contemporanee, e forse quest’aspetto andava sottolineato. Invece no, non c’è dialogo tra le due. E pare proprio che in Italia non si voglia e non si riesca mai a puntare seriamente sull’archeologia. (altro…)

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