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Posts Tagged ‘Foro romano’

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Area archeologica centrale di Roma, ecco in sintesi le risoluzioni della Commissione congiunta Stato-Comune, rese note ieri:

  • via dei Fori imperiali resta lì dov’è e diventa un’area pedonale, con una sola corsia di transito per i mezzi pubblici;
  • si torna a passeggiare liberamente al Foro romano, ripristinando una sacrosanta e illuminata decisione di Adriano La Regina;
  • accesso al Palatino anche da via dei Cerchi, trasformando l’area adiacente in hub d’accesso per i grandi gruppi turistici;
  • ripristino dell’arena del Colosseo (proposta Manacorda) e del collegamento con il Ludus Magnus.

Ora che persino gli esperti hanno detto chiaro e tondo, senza se e senza ma, cos’è meglio per la città, signor Ministro e signor Sindaco, cosa aspettate? Fate!

Con una preghiera per il Ministro: nel suo comunicato, un’altra volta, sia preciso. Nel titolo ha parlato di Fori imperiali per indicare tutta l’Area archeologica centrale, come pars pro toto, immagino. Ma perché citare ciò che non è neppure di sua pertinenza? È autogol bello e buono, signor Ministro, e l’ennesimo se mi posso permettere. Nel 2015, la prego, un buon proposito: fare più attenzione!

Ancora auguri di Buon Anno a tutti!

I Fillelleni

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mibacChi ha letto l’articolo di Fabrizio Gatti sull’Espresso di oggi? Tesori sprecati. Scandalosi fori imperiali. Peccato che, a parte un accenno fugace al Foro di Cesare, si parli esclusivamente di Palatino e Foro romano. Quale sia la differenza, sicuramente Fabrizio Gatti non lo sa e non si è preoccupato di capirlo, e neppure i redattori del giornale che hanno impaginato e verificato l’articolo. Ovviamente la denuncia ci sta tutta, specie quella sui fantastiliardi spesi l’anno scorso per colmare il Palatino di fiori che sono oramai appassiti lasciando il colle in pericolosa rovina, e quella sui cantieri che non finiscono mai traformando la visita a Foro e Palatino in una corsa a ostacoli (“la Salerno-Reggio Calabria della cultura“). Benemerita è anche la denuncia sul penoso stato dei pochi servizi igienici, delle poche fontanelle e l’assenza di un bar (che costringe i visitatori ad andarsene o accorciare la visita, se non vogliono morire di fame e di sete).

Poi il discorso si allarga a un ampio quadro sullo stato del Ministero, dicendo: se questa è l’area più visitata d’Italia, figuriamoci le altre! Ragionamento azzeccato pure questo, ma il ritratto del Ministero si perde tra una miriade di dati e numeri precisissimi e aneddoti ancor più precisi ancorché triti e ritriti, ma a nostro avviso con poco costrutto. Finisce pure a Pompei perché ovviamente Pompei non può mancare, e accusa la riforma della gestione pompeiana annunciata dal decreto Valore Cultura ancor prima di vederla messa in pratica. Senza osservare che quel decreto non si occupa solo di Pompei ma dell’intera politica culturale italiana, e mira proprio a porre un primo rimedio a molti degli sprechi, le storture e malgestioni dall’articolo denunciate.

Ok abbiamo capito: ora i beni culturali vanno di moda, si dice che dovrebbero diventare il motore della nostra economia, e tutti si lanciano a capofitto sulle orme di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo che alla moda hanno cominciato a credere già qualche anno fa. Però, per favore, informatevi meglio o lasciatevi consigliare meglio. Collaborate con chi conosce questo mondo da sempre. Così voi eviterete qualche gaffe e accusa di cattivo giornalismo, e avrete fatto un servizio vero al paese. Così, invece, è quasi solo danno.

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