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Posts Tagged ‘Lorenzo Ornaghi’

colosseoLe maschere da commedia ci sono tutte, giullare compreso, e il sindaco Alemanno ne fa quel che vuole. O almeno così pare. Ha detto chiaro e tondo che la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali ce la possiamo scordare. “E’ irrealizzabile senza interventi strutturali”, ha dichiarato. E lui, ovviamente, a quegli interventi non pensa neppure. Pensa invece a far partire i lavori per la metropolitana incanalando ancor di più il traffico su via dei Fori. Allora la Soprintendente Barbera chiede almeno una fascia di rispetto attorno al Colosseo. Ma Alemanno, proprio dove c’è la fascia, vuole mettere la fermata del tram. Allora la Soprintendente restringe la fascia e propone di mettere una (improbabile e immonda) rete per proteggere chi attende il bus da eventuali crolli. Oddio che orrore! La bellezza sfregiata! (dalla recinzione e dalla rete, e non dal traffico pazzesco, chissà perché). L’Alemanno furioso va in escalation, come si dice in gergo, e chiama il ministro Ornaghi che lo rassicura: “non ti preoccupare, caro Giannino, ghe pense mi” gli dice, screditando di fatto l’operato della sua Soprintendente. Speriamo solo che sia il suo ultimo atto da ministro, visto che agisce poco e dove tocca fa danno. Mentre il povero Colosseo se la sta vedendo brutta: finora ce l’ha fatta a rimaner dov’era ma ora, stremato che più non si può, magari decide di mettere in pratica la profezia del venerabile Beda. Che ci stia pensando, il prode Alemanno? Forse sì, visto che fra qualche anno sarà pronto il nuovo Colosseo della Roma a Tor di Valle, e quello in centro potrà anche cadere, liberando tutti dai problemi. E se cadrà anche Roma? Beh, tanto per allora, lui non sarà mica più sindaco!

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Vogliono recintare la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori a Roma. Vogliono ingabbiarla, così nessuno potrà più sedersi sui gradini del podio a bere birra. Vogliono togliere Giordano Bruno al popolo, per onor di verità molto chiassoso, che s’incontra ai suoi piedi. Lo vogliono i consiglieri del I Municipio romano che l‘8 novembre scorso hanno approvato un ordine del giorno che prevede l’installazione di una protezione in ferro tutt’intorno al monumento. Ma siamo matti! Si sono opposti i consiglieri del Pd: “I problemi di bivacco si potrebbero risolvere mettendo panchine”, ha commentato il capogruppo Pd del I Municipio Livia Di Stefano al Corriere della Sera. Certo, è ovvio! Date alla gente gli strumenti per vivere bene, e vedrete che le città saranno rispettate e il decoro conservato. Date esempi virtuosi, e vedrete che saranno seguiti. Questo dovrebbe fare la politica: fornire esempi al popolo, strumenti per la sua continua elevazione spirituale. Ma di questi tempi fornisce ben altri esempi. Dunque per far rispettare l’ordine, non trova altro mezzo che la repressione. Cosa faremo ora? Ingabbieremo tutti i monumenti della Capitale e dell’Italia intera? Al Colosseo lo faranno presto, purtroppo: sotto le sue arcate non passerà più la vita cittadina, brutta o bella che sia, come ha fatto nei passati duemila anni. E la “Direttiva sul decoro” di Ornaghi, firmata l’11 ottobre scorso ed entrata in vigore il 5 novembre, serve a dare man forte a tutto ciò. Ricorda tanto gli editti sei-settecenteschi che si leggono ancora sui muri delle nostre case antiche: “é fatto divieto di lordare le vie etc etc etc”, avete presente? Oggi ci fanno sorridere perché pensiamo di aver raggiunto un grado di consapevolezza civile tale da non aver bisogno di avvertimenti e pene simili. O almeno lo pensavamo fino a ieri, perché oggi siamo tornati alle cancellate, alla repressione, alla cacciata di tutto e di tutti dai cosiddetti “monumenti” che paiono indegni di qualsivoglia frequentazione quotidiana. Predichiamo da anni di liberare di più i monumenti e togliere tutta la naftalina che li circonda, e ora per tutta risposta vediamo chiudere in gabbia anche quel poco che era rimasto libero. Vediamo transenne ovunque. Ce le meritiamo, queste transenne? Non credo proprio. Credo che sia giunta l’ora di dire basta: tutti quelli che, in risposta ai gravi e seri problemi che investono oggi il mondo della cultura, sono capaci solo di piantare pali e transenne insensati, non sono degni di rimanere al proprio posto. Come molti altri amministratori di questi tempi, rei di più gravi peccati, devono andarsene bellamente a casa.

Effe

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Qui ci vuole il Salomone vero, quello che ha saputo distinguere la mamma vera dalla falsa. Non serve un “salomonico” Lorenzo Ornaghi, come lo hanno definito oggi i giornali, che immagina per i Bronzi di Cartoceto un pendolarismo lento: dieci anni a Pergola e dieci ad Ancona. Ha messo pure per iscritto questa bella pensata (nata, a onor del vero, nella Direzione regionale delle Marche), in una risposta all’interrogazione della senatrice Pd Marina Magistrelli. Così riuscirebbe a non accontentare né l’una né l’altra “madre” e a non dare una vera casa ai bronzi. Che sembreranno pure di stagnola come i coniglietti Lindt, come noi sosteniamo da tempo, ma anche loro hanno diritto a una casa, no?

Una casa, e una sola, chiedono a gran voce anche i giganti di Monte Prama: al momento si sa che verranno distribuiti un po’ per tutta la Sardegna, un po’ a Cabras un po’ a Cagliari un po’ chissà dove. Ma sono fratelli, sono rimasti assieme per migliaia di anni, che diritto abbiamo noi di separarli? Pare che a noi piaccia proprio andare contro la storia, la logica e persino il buon senso. Chi non l’avesse ancora fatto, firmi per favore la petizione contro la separazione dei nostri Giganti.

Effe

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Ok la discarica vicino a villa Adriana non si fa più. Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso. In realtà, non aveva altra scelta: stava rischiando di provocare una rivolta non solo nazionale ma mondiale. Ma rivolta di chi? Di gente che probabilmente villa Adriana non l’ha mai vista o l’ha vista in gita scolastica e poi mai più. Gente che urla in difesa della “bellezza” di casa nostra ma poi fa poco o nulla perché questa fantomatica “bellezza” si regga in piedi. Potrebbe cominciare, semplicemente, col frequentare la bellezza: potrebbe andare ogni tanto in gita a villa Adriana. Da Roma è forse la più bella gita fuori porta che si possa fare. La villa dovrebbe essere piena zeppa di romani, prima che di turisti. Magari il primo maggio con fave e pecorino. E invece i numeri dei visitatori di villa Adriana sono desolanti, come hanno osservato anche molti quotidiani in questi giorni. Fior di giornalisti si sono affrettati al capezzale del potenziale malato, e hanno in realtà scoperto che è già di per sé malatissimo. Toh guarda! Ma non lo sapevano? Non sapevano che se non hai un’auto tua, arrivare alla villa è una sfida? E anche se l’auto ce l’hai, fai fatica a trovarla perché è mal segnalata? E per raggiungerla attraversi una distesa di capannoni, casupole e abbandoni, che a confronto la discarica è uno splendore? Che molte sue strutture sono cadenti perché non c’è un euro per tenerle in piedi? Che per il verde della villa, parte integrante della concezione adrianea, c’è ancor meno di un euro? Che la villa è disseminata di ulivi senza nessuno in grado di potarli e tenerli in vita?

Anche se il pericolo della discarica è sventato, sulla villa incombono ancora infiniti altri pericoli. Sta rischiando veramente di morire. E con lei l’Italia intera. Or che i riflettori sono puntati su villa Adriana, e sul terremoto in Emilia, e sui furti alla biblioteca dei Girolamini, e su Pompei, e sul Colosseo che rischia anni di cantiere della metropolitana sotto il naso, e di soffocamento per il traffico incanalato rasente i suoi archi, troviamo il modo di far capire che la situazione è grave davvero. Che non si può più tergiversare né azzardare l’ennesimo scempio. Proviamoci, per l’ennesima volta: usiamo la marcia indietro sulla discarica come atto di disponibilità a ragionare su questioni sulle quali finora i nostri governi hanno sempre fatto solo orecchio da mercante. Se Monti saprà ascoltare, se Ornaghi saprà darsi finalmente una mossa, se anche Clini farà la sua parte davvero, allora forse la fiducia data loro dall’Italia non sarà stata troppo vana. Anche qui (benché non solo qui) si parrà la lor nobilitate.

Effe

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Oramai non si tratta più di capire se Lorenzo Ornaghi saprà finalmente fare la voce grossa. Neppure le dimissioni di Andrea Carandini paiono avere più gran valore. Qui è l’Italia tutta a rischiare la figuraccia peggiore della sua storia e, soprattutto, il collasso totale. Oggi ovunque ti giri, qualsiasi cosa accade, ti trovi di fronte a un crollo, un problema grave, una cattiva gestione, un furto. Trema la terra e tutto crolla perché mai, in un paese a fortissimo rischio sismico, si sono prese sul serio le norme antisismiche. La capitale rischia di soffocare sotto la monnezza e, col placet del primo ministro Mario Monti, si pensa di riversarla a due passi da villa Adriana che è gioiello per il mondo intero. Gioiello trascuratissimo, però, come quasi tutto il patrimonio storico, naturale e paesaggistico della nazione. Senza fondi e senza personale che lo sappia tutelare. In questo mondo d’ignavia, si scoprono persino furti alle biblioteche commessi da onoratissimi esperti del Ministero. Che altro ci vuole ancora, perché la nazione tutta si levi in un grido di allarme, indignazione e dignità? Oramai quello dei “beni e attività culturali” non è più un problema da ministero di terza classe come finora è stato considerato, ma è problema dell’Italia intera connesso indissolubilmente alla crisi economica in atto. Solo se il paese resta in piedi, potremo continuare a viverci. Se lo lasciamo crollare, se riduciamo la nostra storia in frantumi privandoci della terra sotto i piedi, e se poi mutiliamo e deprediamo quel che ancora resta, non siamo degni di essere considerati un paese civile.

Oggi è il 24 maggio. Quasi novant’anni fa, nel 1915, il Piave “mormorò” al passaggio delle prime truppe italiche sulle sue acque. Ma mormorò soprattutto quando, nell’ottobre 1917, accolse quelle truppe in fuga dalla disfatta di Caporetto. Oggi siamo a una nuova Caporetto, senza più però un Piave capace di “rigonfiar le sponde” e difenderci: l’abbiamo prosciugato, svenato che più non si può. Questa volta possiamo contare solo su di noi.

Effe

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Finalmente il Governo è sceso in campo su Pompei. Ieri la riunione dei “saggi” al Ministero dei beni culturali ha varato un piano di intervento, che il ministro Lorenzo Ornaghi ha subito illustrato rispondendo alla Camera al question time sulla situazione degli scavi. Pare tutto meraviglioso: un elenco di interventi più urgenti da realizzare subito con fondi ministeriali, e un monitoraggio complessivo dell’area da ultimare entro la fine dell’anno quando giungeranno i 105 milioni di euro europei. Il conseguente ulteriore piano di interventi impiegherà sia i fondi europei che eventuali fondi da sponsor privati, e le operazioni saranno tutte completate entro il 2015. L’intesa con i Ministeri della Coesione territoriale e dell’Interno dovrebbe garantire una gestione trasparente delle risorse. “La salvaguardia di Pompei è di inestimabile valore per la vitalità e la credibilità della cultura italiana nel mondo”, ha affermato il Ministro.

Sarà l’inizio di un nuovo corso? Perché queste belle parole del Ministro lasciano capire anche al cittadino più sprovveduto come finora a Pompei si sia fatto ben poco e senza una visione complessiva dei problemi, visto che il monitoraggio generale dello stato di salute dell’area si sta avviando ora. Lo ha ammesso anche il Ministro stesso, quando ha spiegato che finora agli scavi si è operato su due piani, “quello degli interventi d’urgenza su danni localizzati, e quello di parziali interventi di consolidamento e restauro sulle singole domus”. In poche parole, finora si sono solo tappate le falle più evidenti (non necessariamente le più grosse). “Queste azioni non bastano” ha aggiunto il Ministro. Saprà il nuovo piano realizzare in pochi mesi quel che per anni è stato negletto? Ovviamente ce lo auguriamo. Staremo a vedere.

Effe

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Sembrano quasi i tre tenori. O i tre moschettieri. Oggi i ministri Ornaghi, Passera e Profumo hanno scritto al Sole 24 ore per dire che il nostro paese deve investire di più in cultura e cambiare le proprie politiche culturali. Che dire? Belle parole. Bellissime. Ora attendiamo i fatti.

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Si parlerà del sito di Qumran e non più solo dei “rotoli del Mar Morto” (i più antichi scritti della Bibbia a noi giunti) trovati in una grotta vicina, che non è ancora chiaro se abbiano relazione col sito oppure no. Lo scopo della nuova ricerca, che si presenterà alla Camera mercoledì 18 alle ore 18, sarà proprio capire qualcosa di più di quel sito, gettando di conseguenza anche qualche luce in più sulla vicenda dei rotoli. Un’impresa così importante da mobilitare alla Camera il ministro Lorenzo Ornaghi, assieme al biblista Marcello Fidanzio, l’orientalista della Sapienza Lorenzo Nigro, il corrispondente Rai da Gerusalemme Claudio Pagliara (R.S.V.P. cerimoniale.adesioni@camera.it). Merita esserci, se siete a Roma. (altro…)

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Riuscirà il ministro Lorenzo Ornaghi a convincere Diego Della Valle a non recedere dall’impegno preso per il restauro del Colosseo? Sinceramente, noi ce lo auguriamo. L’Italia non può fare questa ennesima brutta figura di fronte al mondo. Avremmo però voluto che i termini dell’accordo siglato circa un anno fa fossero da subito resi noti e chiari a tutti. Un ente pubblico non vi si può sottrarre. Ed è stata questa poca chiarezza a indurre alla presentazione di esposti che hanno portato all’interessamento alla questione dell’Antitrust, della Corte dei Conti, della Procura di Roma, del Tar del Lazio.

Certo, non è difficile immaginare come siano andate le cose: il fatto che la gara pubblica, indetta per trovare uno sponsor privato al restauro del Colosseo, fosse andata deserta a ottobre 2010, è stato sicuramente un autogol per la Soprintendenza di Roma e il Ministero tutto. Così si è corteggiato Diego Della Valle fino a concludere con lui un accordo privato che ha in parte oscurato il fallimento della gara. Comunque è stato presentato come un successo. E successo in effetti è stato, nonostante tutto. Nonostante le inevitabili concessioni fatte a Della Valle per indurlo ad accettare (e che, come cittadini, avremmo avuto il diritto-dovere di conoscere nei dettagli da subito), si sono probabilmente poste delle basi concrete per un serio rapporto pubblico-privato nella cura del bene pubblico. E’ infatti questo che sta a cuore a Ornaghi e che l’ha spinto a convincere Della Valle a ripensare la propria decisione odierna di recedere dal contratto. Oltre naturalmente all’inevitabile – questa volta – ennesima figuraccia di fronte al mondo.

Di fronte a ciò, come biasimare il magnate russo Michail Prokhorov che qualche giorno fa ha chiesto di acquistare il tempio di Zeus di Agrigento? O la principessa che ieri ha scritto a Monti per dimostrare che il Reale sito di Carditello sarebbe di sua proprietà? Se l’Italia cura così i propri beni – si saranno detti – e disperata com’è, li potrà tranquillamente cedere o vendere, e avrà pure un grattacapo in meno.

Ornaghi pensaci tu. Il Colosseo, e l’Italia tutta, non merita questo.

Effe

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Questa mattina un’amica polacca mi dice: ma sai che voi Italiani parlate proprio tanto? Discutete di tutto e andate avanti per giorni e mesi, all’infinito. Così tanto che alla fine non si capisce nemmeno più di cosa state parlando. Paiono solo parole in libertà

Detta al termine della due giorni degli “Stati generali della cultura del Pd“, pare quasi una conclusione perfetta. Dopo che tutti stanno facendo a gara per dire al ministro Ornaghi cosa si dovrebbe e non si dovrebbe fare, e le polemiche s’inaspriscono sempre più. Sono rispuntate fuori tutte, in questi giorni frenetici. La protesta contro la Polverini che vuole costruire la discarica vicino Villa Adriana, le mai sopite polemiche sulla professionalità di chi restaurerà il Colosseo, la sacrosanta rivolta contro chi continua a cercare la benedetta Battaglia di Anghiari, le denunce sui megalomani progetti per la Domus Aurea che intando continua a cadere a pezzi. E la solita Pompei che non manca mai. Non può mancare, vista la pioggia di sponsor che ultimamente pare la stia sommergendo. (altro…)

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