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Posts Tagged ‘Mary Beard’

Il palazzo di Westminster sta sprofondando nel Tamigi. Il Big Ben s’inclina peggio della torre di Pisa. Ne sta parlando il mondo intero. E sta parlando anche della possibilità che non vengano consolidati e restaurati, ma venduti al miglior offerente. Solo la possibilità, sia ben chiaro. Ma stupisce anche il mero fatto che sia stata presa in considerazione. Dopotutto – dicono i contabili del parlamento britannico – è folle spendere un miliardo di sterline per salvare un palazzo che vale quello stesso esatto miliardo. E se si guarda solo ai conti, il ragionamento non fa una piega: è ovvio che sarebbe meglio vendere – ai Cinesi ai Russi o a chichessia – e spendere magari metà di quella somma per un parlamento nuovo fiammante fuori città. Ne avanzerebbe un’altra metà che in tempi di vacche magre fa comodo a tutti. Ma sono diventati tutti pazzi questi Inglesi, SPQI? Oppure stiamo impazzendo tutti, nessuno escluso? E i tempi cambiano e, come si suol dire, non c’è più religione?

Di certo si sta affievolendo la percezione del valore storico e morale dei monumenti. Forse dobbiamo proprio rassegnarci. Giorni fa, sulla New York Review of Books, Mary Beard s’interrogava come tanti sul futuro dei classici. Ma da acuta osservatrice del quotidiano qual è, non si è adagiata sulla solita tiritera sulla bellezza dei tempi andati e su quanto noi moderni stiamo colpevolmente abbandonando le nostre radici. E’ tiritera datata, dice Beard, vecchia almeno cinquecento anni. Non fu forse l’Umanesimo un tentativo disperato di salvare quanta più antichità possibile da un sicuro oblio? E forse è tiritera persino più vecchia, se già nella tarda antichità (più o meno dal II secolo in poi) abbondavano le lamentele per l’abbandono dei classici. Non mi stupisco – dice dunque la Beard – se oggi sempre meno persone studiano greco e latino e vi preferiscono il francese o l’arabo o il cinese che sono francamente più utili. Mi stupisco e mi rammarico che si stia perdendo la consapevolezza della necessità che comunque qualcuno rimanga a studiare i classici. Nessuno dubita che al mondo servano chimici o fisici o matematici. Grecisti e latinisti sì. Questo è il vero punto dolente, perché l’antico ha permeato di sè tutta la nostra cultura al punto che non puoi capire Dante senza Virgilio, e neppure Shakespeare o Milton o Joyce. Servirà sempre qualcuno che continui ad aiutarci a capire noi stessi, se non possiamo o vogliamo farlo di persona. Peccato che, a badare all’episodio di Westminster, a noi non interessi più molto capire neppure noi stessi. Se possiamo mandare in malora Westminster, può andare in malora anche Dante, no? E a questo punto salvare Virgilio sarà problema del tutto superato.

Effe

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Dal post di ieri di Mary Beard sulla Casa di Giulio Polibio a Pompei:

But I couldnt help wondering who on earth wasted money on this rubbish — when the real antiquities of the site could really do with the cash to provide them with a little more care and attention. Even just a few brooms to brush the dust and grime away would enhance the visitor experience more than a Disneyland Caius Julius Polybius.

Beard ha confermato i dubbi di chi, come noi, non ha mai visto la messinscena ma temeva il peggio. E va persino oltre i timori, visto che parla esplicitamente di sporcizia diffusa. Qualche scopa sarebbe meglio di tanti suoni e luci – dice Beard – e anche molto più economica. Anche la pulizia è manutenzione ordinaria ma la nostra amministrazione dei beni culturali pare non crederlo. Conosco bene le lamentele di amici direttori di musei e parchi archeologici, che dicono di non avere neppure i soldi per stracci e detersivi. Noi Italiani abbiamo le case più lustre del mondo, ma ciò che è comune lo lasciamo andare in malora. Si è visto cos’è successo una settimana fa a Roma, dove abbiamo tutti verificato sulla nostra pelle che la manutenzione delle fogne è oramai lontano ricordo. Ciò che è comune, oggi in Italia, è nel più completo abbandono.

Non è questo che auspicavamo, non l’abbandono, quando abbiamo parlato di rovina programmata. Ci è sorto il sospetto che qualcuno abbia equivocato, leggendo Beard parlare di scopa e ramazza. Rovina programmata è cura ma senza l’affanno della conservazione a tutti i costi, almeno per ciò che si sceglie di non conservare. E’ lasciare che le leggi di questa terra abbiano il loro corso. Come osservava anche Seneca, parlando delle Sette meraviglie del mondo (Consolatio ad Polybium, I.I):

Le mani mortali non hanno mai fatto nulla di immortale. Le sette famose Meraviglie un giorno o l’altro si vedranno rase al suolo. Così è: nulla è eterno, poco è duraturo; tutto, in un modo o nell’altro, si distrugge. Varia il finale, se una cosa ha avuto inizio, ha pure fine.

Con buona pace delle manie di grandezza e smanie d’immortalità, passate e presenti.

Effe

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Da Atene, Mary Beard posta questa foto sul suo blog. La conoscono tutti, è la casa del compositore Vangelis che due anni fa rischiava di essere demolita (come le altre dello stesso isolato) per “liberare la vista” dal nuovo Museo dell’Acropoli verso la sacra rocca. Nel nome della venerazione per l’antico, si era disposti a distruggere una casa che è parte integrante della storia urbanistica e architettonica della città moderna. La casa era già stata persino declassata e privata della tutela dal Ministero della cultura ellenico, proprio per lasciar agire le ruspe. Ma proteste da ogni angolo del globo hanno impedito lo scempio.

Beard ricorda però le insinuazioni di molti, che se Vangelis fosse stato uno qualunque, la sua casa non sarebbe stata risparmiata. E mostra cosa si legge oggi sulla sua facciata, al posto delle petizioni contro la demolizione: EAT THE RICH. Si riferisce a Vangelis o ai banchieri che salassano la Grecia?, si chiede Beard. Preferiamo la seconda risposta, però…

 

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